A spasso nel paese delle meraviglie Il giro del Mont Bégo tra Mediterraneo e Piemonte

Un patrimonio rupestre unico in uno scrigno minerale e vegetale. Nel cuore del massiccio del Mercantour, la Roya-Bévéra e la Haute-­Vésubie attraversano la storia e attraggono con la ricchezza dei loro paesaggi.

Nel massiccio del Mercantour i millenni sfilano accelerati, e in pochi passi trasportano il marciatore dall’età del bronzo ai nostri giorni. L’uomo frequenta la regione da 5000 anni. Frammiste a graffiti recenti, le 36 000 incisioni rupestri ­repertoriate attorno al monte Bégo (2872 metri) recano testimonianza della lunga occupazione dei luoghi. Un tempo densamente popolato, luogo di vita, di passaggio e di scambi commerciali tra il Mediterraneo e il Piemonte italiano, persino teatro di scontri, il sito si perde oggi nella natura. Questo patrimonio parietale eccezionale e racchiuso attira escursionisti e archeologi.

In tre o quattro giorni, il giro del Mont Bégo offre un bel compendio delle ricchezze del settore della Roya-Bévéra e della Haute-Vésubie. Una fauna e una flora d’eccezione arricchiscono paesaggi variati, che coniugano mineralità ed esuberanza vegetale. I numerosi sentieri serpeggiano tra i laghi prima di affrontare una vetta o raggiungere una «baisse», il nome locale dei passi. Unico e unificato, ricco di cultura, questo massiccio cela non pochi atout e curiosità.

Spazio transfrontaliero protetto

Costituito nel 1979, il Parco nazionale del Mercantour si estende tra i dipartimenti delle Alpes-Maritimes e delle Alpes de Haute-Provence. Affianca il parco italiano delle Alpi Marittime con 35 chilometri di confine comune. Soggetti alle medesime problematiche, i due vicini hanno sancito il loro gemellaggio nel 1987 e sono diventati il primo parco naturale europeo nel 2013.

Le peregrinazioni della fauna già favorivano un lavoro collettivo e transfrontaliero: il controllo e la reintroduzione dello stambecco e del gipeto barbuto sono il frutto di un comune accordo tra Francia e Italia. Oggi il rapace è di nuovo presente, e l’ungulato si riappropria del suo territorio: sono 2100 gli stambecchi recensiti nel 2010, contro i 360 del 1980. Poco scontrosi, li si incontra spesso nel Mercantour, in particolare verso la «baisse» di Valmasque e nel corso della salita al Mont Bégo, dove rumina sulle rocce osservando gli escursionisti. Accade che uno stambecco sbarri una cengia e intimidisca il gitante con le sue corna enormi, solo per poi fuggire con straordinaria agilità. Meno apprezzato dagli allevatori del massiccio, il lupo proveniente dall’Italia è tornato a mostrarsi sul versante francese da una ventina d’anni. Nel 2011, nel Mercantour, ne sono stati recensiti quattro branchi. Questa presenza non fa la gioia del pastore Jean Marc Viale: «Con il lupo non possiamo più avere alcuna sicurezza, e i nostri animali sono costantemente minacciati.» La veterinaria Jennifer Ailloud, autrice di una tesi sulla presenza del lupo nel Mercantour, sottolinea la frequenza delle aggressioni alle greggi e lo stress connesso a questi attacchi. «Per proteggere il bestiame lo stato ha allestito dei piani di gestione della specie – spiega – e le greggi sono protette da recinti e da ‹patou›, i cani di montagna dei Pirenei.»

Specie uniche al mondo

Influenzato da climi diversi, siano essi mediterranei o alpini, il massiccio del Mercantour propone ambienti variati, propizi a una flora ampiamente diversificata. Qui sono presenti i due terzi delle specie vegetali della Francia continentale. Dalla primavera 2007, i parchi hanno d’altro canto avviato un inventario generalizzato della loro biodiversità. Hanno in tal modo repertoriato circa 8300 specie animali e vegetali, una quarantina delle quali uniche al mondo. Nelle praterie d’alta quota si alternano il rododendro, il mirtillo, la lavanda e la genziana di primavera. Per frenare il disboscamento dovuto al pascolo eccessivo e stabilizzare i terreni contro l’erosione, nel secolo scorso sono state ripiantate delle foreste. I pini cembri vi trovano un po’ di spazio tra i larici autoctoni, simboli del massiccio. In questo giardino botanico a cielo aperto, la ricchezza vegetale si offre all’escursionista a ogni svolta del sentiero.

Un monumento storico all’aria aperta

E sono in molti a precorrere i sentieri della Roya-Bévéra e della Haute-Vésubie. Gli itinerari di queste regioni sono tra i più apprezzati del massiccio per le loro curiosità rupestri. «Ogni anno, nella Valle delle Meraviglie e in quella di Fontanalba accogliamo quasi 40 000 visitatori», precisa Emmanuel Icardo, guardiano e monitore del parco. «Si tratta di una frequentazione molto importante da gestire, per una zona di montagna.»

Levigate dai ghiacciai scomparsi 10 000 anni or sono, le placche lisce e le tenere pareti di pelite accolgono incisioni di un’altra epoca, che illustrano la vita quotidiana e le preoccupazioni degli uomini della fine del neolitico. Figure geometriche, animali cornuti, sagome umane e armi: simboli di cui i ricercatori trovano difficile interpretare il senso. Taluni propendono per il culto di una coppia divina, quella della dea Terra che sarebbe stata fecondata dal dio Toro, signore dei temporali e dispensatore della pioggia fertilizzante. La fragilità di questo patrimonio richiede la massima vigilanza. Nella Valle delle Meraviglie è perciò vietato uscire dagli itinerari marcati. Nei luoghi dove è possibile passeggiare liberamente, poi, ci si sorprende a osservare ogni roccia nella speranza di scovare questa o quella incisione isolata.

Rosari di laghi

L’escursionista meno sensibile alla storia può anche andare a spasso nel massiccio del Mercantour per il piacere della montagna. Semplici o impegnativi, gli itinerari della Roya-­Bévéra e della Haute-Vésubie sono molto diversificati. Classica del settore, il giro del Mont Bégo ha il vantaggio di essere accessibile pur proponendo delle alternative sportive verso le cime. Il Mont Clapier, il Bégo e il Grand Capelet diventano allora dei balconi spalancati sul Mediterraneo e offrono panorami splendidi sul sud delle Alpi. Ai loro piedi, frutto del ritiro di antichi ghiacciai, corone di laghi disseminano nel paesaggio tocchi di tinte azzurrate. È sulle loro rive che, nelle calde giornate d’estate, gli escursionisti vengono a fantasticare. Alcuni vi rimarranno a campeggiare per la notte, altri si ritireranno nei rifugi del parco: è nella luce di levante che le incisioni, colpite di striscio dal sole del mattino, risultano più belle.

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