Ai piedi del tetto d’Europa Con le racchette nel Pays du Mont-Blanc

Il Pays du Mont-Blanc offre agli escursionisti in cerca di una natura sempre intatta l’opportunità di immergersi in una moltitudine di ambienti invernali. A poca distanza dalla valle dell’Arve, il triangolo che collega Sallanches, Saint-Gervais-les-Bains e les Contamines consente di allontanarsi dall’affollamento e dai rumori delle grandi stazioni invernali.

Il vento violento che soffia a raffiche senza tregua comincia a rendere più faticoso l’avanzamento, e la sensazione di freddo si fa improvvisamente più intensa. Sebbene sia perfettamente adatto per la salita della lunga Crête des Bénés, l’equipaggiamento (giacca, pantaloni, ma soprattutto i guanti) sarà messo a dura prova – il che costituirà un magnifico test per il seguito della stagione invernale.

Giunti sulla parte mediana della Crête des Bénés la percezione del freddo si intensifica ulteriormente. Nonostante il bel tempo di questo inizio di giornata, il timido sole di gennaio non riesce a riscaldarci, e per cercare di guadagnare qualche grado prezioso sarà necessario accelerare un po’ il ritmo.

 

La Crête des Bénés, un dono della natura

La Crête des Bénés è paragonabile a un segreto iniziatico gelosamente custodito. In effetti, qui non si trova né la calca gesticolante che abitualmente affolla le piste di sci perfettamente battute, né l’atmosfera un po’ discreta dei grandi «luoghi d’altitudine», riservati ai soli amanti delle pelli di foca. I Bénés sono innanzitutto la sfolgorante scoperta di un piccolo mondo alpino in sé completo, nel quale si esprime al massimo tutta l’essenza originale dell’escursione con le racchette da neve. Per andare a conoscere i molteplici segreti di questa cresta longilinea sarà certamente necessario – qui più che altrove – saper scegliere il momento migliore. Quando un bello strato di neve ricopre la totalità dell’itinerario, per esempio: si avrà allora la certezza di vedere, di percepire, di calcare la neve polverosa con, in primo piano, da un lato la catena delle Aravis, con la Pointe Percée (2750 m), e dall’altro l’Aiguille de Varan (2544 m) e la Tête du Colonney (2692 m). Sullo sfondo, il possente massiccio del Monte Bianco, ben riconoscibile per la sua profusione di versanti glaciali, è onnipresente.

 

Contrade dimenticate dal tempo

Dopo una prima parte gradevolmente dolce, il percorso si fa un po’ più alpino. Il panorama che si svela pare quasi intimidire. Qui si gode la vista piena sulla Pointe Percée, «regina delle Aravis», seguita in corteo da una moltitudine di cime, di creste e di forcelle, le une più vertiginose delle altre. Quando lo sguardo si abbassa sull’itinerario, ci si compiace di poter ammirare fino nei minimi dettagli il riservatissimo vallone di Coeur, che si estende in tutta la sua lunghezza sino al passo di Niard. Come incastrato tra la Crête des Bénés e il dorso della Besse, questo luogo selvaggio e quasi inospitale sembra dimenticato dal tempo. Con l’eccezione dei pochi chalet degli alpeggi, disabitati e sparsi qua e là, non vi si scorge alcuna traccia dell’uomo moderno – il che è sufficientemente raro da essere segnalato.

Con un ultimo sforzo si raggiunge infine la parte terminale della cresta. Qui si offre allo sguardo una prospettiva originale dei lunghi pendii innevati che scendono dal Grand Croisse Baulet (2236 m). E, in una sorta di apoteosi, si raggiunge la meta finale del’escursione: la fragile capanna del Petit Pâtre, semisepolta da un imponente strato di neve. Siamo giunti «all’estremità estrema» dell’interminabile cresta!

 

Fatto per i racchettisti

Chi invece preferisce avvicinarsi il più possibile alle grandi vette del versante occidentale del tetto d’Europa non ha che da imboccare la direzione del Mont Truc. Entrando in questo ampio alpeggio d’alta quota, racchiuso in uno scrigno degno dei più notevoli paesaggi delle Alpi, la vista panoramica si apre sull’Aiguille de Bionnassay (4052 m) e sulle alte pareti di ghiaccio che sembrano cadere dalle Dômes de Miage

(3673 m). Qui, minuscoli, come schiacciati da quelle pareti vertiginose, si percepisce infine pienamente che le forze primordiali della natura hanno realizzato un’opera titanica.Fine di questo viaggio iniziatico nel cuore del Pays du Mont-Blanc? Ovviamente no, poiché la regione ha la fortuna di poter offrire ancora a tutti gli appassionati della montagna innumerevoli aree alpine non ancora snaturate dagli eccessi della nostra esuberante civiltà. Tutto intorno a questo grande spazio di alte montagne si trovano delle vette di minore altitudine che costituiscono innumerevoli mete di escursioni con le racchette. Gli escursionisti in cerca di paesaggi selvaggi fissati dalla neve e dal freddo potranno avventurarsi nella conca di Doran, nella quale si compone tutto un universo di chalet d’alpeggio rannicchiati nel «bianco infinito». In questo luogo totalmente perduto, isolato, forse austero, vivranno dolcemente l’esperienza di un incontro privilegiato con una montagna dove l’autenticità si coniuga con la semplicità e la libertà.

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