Boschi magici e polvere di zucchero La polverosa del sud

Quando a nord non c’è neve in vista e il bollettino meteo cambia quasi ogni ora, è tempo di andare a sud. All’ingresso della Bregaglia, non è raro che il Maloja riservi agli appassionati della neve fresca quantità di polverosa da primato.

Con le sue perfette pareti di granito attorno al gruppo di Sciora, la Bregaglia è meglio conosciuta agli arrampicatori. Normalmente, la regione attrae gli escursionisti con sci e snowboard solo a partire dalla primavera, quando la Fornohütte riapre le sue porte e la Val Forno offre alle discese i suoi nevai da sogno. In pieno inverno, per contro, all’albergo Pöstli di Maloja – o Maloggia – quasi non si pensa alle discese lungo i quasi infiniti pendii della Cima di Rosse o del Monte Sissone. A torto.

Sì, perché da dicembre a febbraio, alla porta d’ingresso della Bregaglia non è raro veder cadere fiocchi di neve grandi come palline da pingpong. I giganti bregaglini attorno al Pizzo Badile attraggono verso le loro imponenti pareti rocciose ogni nuvola di passaggio e la spremono fino all’ultimo fiocco. Non bastasse, impediscono anche al sole di penetrare nel profondo solco della valle, il cui fondo giace circa 2000 metri più in basso delle sue vette.

Il serpente di Maloggia

All’albergo Pöstli di Maloja, un quadro mostra dei castagneti attorno all’idilliaco villaggio bregaglino di Soglio sullo sfondo delle montagne e di un cielo terso. Il dipinto ricorda che, in questa valle, può anche splendere il sole. Non per nulla il famoso pittore Giovanni Segantini aveva scelto di stabilirvisi. Quando però al mattino un’occhiata fuori dalla finestra promette ben altro, ecco che la domanda si finisce per porsela: «Ma qui non smette proprio mai di nevicare?»

Oltre a molta pazienza, nel pieno dell’inverno quest’angolo delle Alpi svizzere richiede anche una buona dose di esperienza. Sì, perché il tipico vento del Maloja, che si insinua come un serpente dalla Bregaglia nell’Alta Engadina, trasforma il manto nevoso al di sopra del limite degli alberi in una ticchettante bomba a orologeria – che attende soltanto di essere innescata da una bella curva eseguita dal primo escursionista impaziente. Chi non intende finire sepolto sotto una massa di neve farà bene a comportarsi con molta prudenza.

Nubi di polverosa alte metri

A volte, questo può significare una rinuncia alle grandi discese. La parola d’ordine è aspettare – e cercare alternative più semplici. Che in Bregaglia non mancano. Quando si ravvisa la certezza che con tanta neve e tanto vento il sogno di una vetta alpina non sarà realizzato né domani né dopodomani non è il momento di rassegnarsi: anzi!

Infatti, i boschi di larici e abeti rossi ricoperti di zucchero attorno al passo del Maloja offrono agli escursionisti sufficiente contrasto anche con la peggiore visibilità e, pure con tempo pessimo e condizioni delicate in relazione alle valanghe, consentono questa o quell’escursione con gli sci o lo snowboard. E, con questo, l’opportunità di andarsene a spasso in un’atmosfera unica, in mezzo a enormi pareti di neve in un paesaggio invernale profondamente scavato e avvolto dalle nubi. Quasi come nel nord del Giappone.

Piccolo, ma eccellente

Un itinerario spesso percorso anche in condizioni difficili parte da Casaccia e, oltre il bosco e il Plan dal Mot, porta al Bitabergh. La salita si svolge a grandi tratti nel bosco e per scendere si può seguire il sentiero escursionistico fino a Maloja. Qui, anche con tempo cattivo si ha la possibilità di sollevare nubi di polverosa alte metri e serpeggiare tra i maestosi alberi.

Secondo le condizioni è possibile prolungare la salita fino ai pendii aperti della Motta Salacina. Sotto il Punto 2103, un terreno regolarmente ripido e semiaperto sopra il limite del bosco invita a cimentarsi nelle curve. Nel bosco si rimane sul sentiero e si riduce l’ampiezza del movimento per disturbare il meno possibile gli animali selvatici.

I bianchi giganti arborei a sinistra e a destra ricordano i tre uomini che camminano di Alberto Giacometti. Questa figura chiave del surrealismo, che ha vissuto a pochi chilometri da qui, nel fondovalle della Bregaglia, ha apparentemente fissato nel bronzo il nostro istante surreale.

Mentre i critici d’arte discutono sul significato definitivo da attribuire agli uomini di Giacometti, ciò che fare di questo momento vissuto nei boschi della Bregaglia spetta a ognuno: piangere sulla vetta non raggiunta che si lascia alle spalle o lasciarsi affascinare dal bosco incantato?

E quando le condizioni si sono stabilizzate, ecco schiudersi gli ampi pendii oltre il limite del bosco. Da Casaccia si raggiunge il Piz Mäder in circa cinque ore, mentre la cima del Piz Lunghin ne dista circa tre da Maloja.

Lungo i versanti delle vette più alte le discese sono più ripide e le curve più ampie e veloci che non nel bosco, dove in considerazione della fauna selvatica ci si muove in maniera più tranquilla. Ma nonostante questo, le tranquille giornate nel bosco non hanno lasciato impressioni meno marcanti.

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