Come gli airbag da valanga ci influenzano La propensione al rischio con airbag da valanga

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Come gli airbag da valanga ci influenzano La propensione al rischio con airbag da valanga

L’airbag da valanga può salvare delle vite. Ma al tempo stesso, ci spinge ad assumere rischi maggiori? Le ricerche più recenti dicono di sì. Ma non è lo stesso per tutti.

Lentamente, il nostro amico Michael lascia le sue tracce davanti a me nella neve fresca. Sono passati undici mesi da quando si è rotta una coscia in un incidente da valanga. Michael è l’ultimo arrivato nella mia personale statistica che, nel corso degli anni, mi ha avvicinata sempre più al pericolo bianco. Amici e conoscenti hanno perso la vita sotto una valanga, oppure ne sono usciti con un occhio pesto. Con ogni nome che aggiungo, mi chiedo ogni volta un po’ più forte: non mi dovrei comprare un airbag da valanga?

Il fenomeno della compensazione del rischio

Tecnicamente, negli ultimi anni non è cambiato molto negli airbag da valanga. Ora come in precedenza è possibile scegliere tra i sistemi convenzionali con cartucce sostituibili e quelli con ventola integrata.

Sino ad ora non mi sono decisa per nessuno di questi sistemi. Infatti, una domanda centrale mi tormenta ogni volta: con un airbag da valanga finirò per prendere decisioni più arrischiate? La scienza chiama questo fenomeno «compensazione del rischio». Le medesime preoccupazioni sono state espresse anche con l’introduzione delle cinture di sicurezza per le automobili: andremo improvvisamente più veloci, allacciandoci la cintura di sicurezza?

La teoria vuole che noi umani non tendiamo possibilmente a minimizzare il nostro rischio, ma preferiamo ottimizzarlo – con la migliore resa possibile. In una gita con gli sci, questa è una discesa inebriante. Tuttavia, non tutte le misure di sicurezza portano in modo uguale alla compensazione del rischio in tutte le situazioni. Stando alla teoria, quattro fattori accrescono le probabilità che (sovra)compensiamo il nostro rischio: una misura di sicurezza è chiaramente visibile, ha su di me un effetto diretto, per esempio in termini di comfort, è direttamente correlata alla mia motivazione a svolgere una determinata attività e, durante l’attività, ho il libero controllo delle mie azioni.

L’uovo o la gallina: airbag e assunzione di rischi

L’airbag da valanga soddisfa tutti questi criteri. È chiaramente visibile e, con il suo peso supplementare, comporta un certo svantaggio. Se la mia motivazione è una discesa inebriante, ecco che ho un interesse accresciuto a ridurre il rischio ricorrendo all’airbag. In fin dei conti, tanto nella salita che nella discesa ci troviamo sempre di fronte a una decisione: in modo diretto e ripido oppure pianeggiante con deviazione? Neve polverosa nel più erto versante nord oppure «cartone» nel meno inclinato versante sud?

Tuttavia, verificare scientificamente fino a che punto le nostre decisioni durante un’escursione con gli sci siano influenzate dall’effetto della compensazione del rischio non è facile. Il modo più semplice per conoscere i nostri comportamenti è il ricorso a questionari, e diversi studi negli ultimi anni hanno ripetutamente concluso che, con l’airbag da valanga, sciescursionisti e freerider tendono ad assumere rischi maggiori. Ciò nonostante, Pascal Haegeli, professore assistente presso l’Università Simon Fraser di Vancouver, Canada, e autore di un nuovo studio avverte: «Non basta semplicemente interrogare le persone che hanno un airbag e quelle che non ne hanno, per poi confrontare le risposte. Questo potrebbe al massimo rivelare che gli sciatori più inclini al rischio tendono a possedere un airbag.»

Con o senza airbag – come decidere?

Assieme a Reto Rupf e Barbara Karlen, della Scuola superiore di scienze applicate di Zurigo (ZHAW), Haegeli ha perciò ideato un nuovo studio capace di aggirare il problema. La sua parte centrale consisteva di otto situazioni decisionali realistiche, a fronte delle quali i 406 partecipanti dovevano scegliere la discesa preferita sulla base di due fotografie e di un dato livello di pericolo di valanghe. Le immagini rappresentavano i fattori ripidità, dimensione del pendio, caratteristiche del terreno (bosco, canalone, ecc.) e il numero delle tracce presenti. Inoltre, a tutti i partecipanti sono state poste domande inerenti a loro stessi, alle loro capacità sciistiche, al loro possibile coinvolgimento in incidenti da valanga, alla propensione al rischio e alla motivazione. Circa il 40 percento dei partecipanti ha dichiarato di possedere un airbag. Per verificare come prendiamo le nostre decisioni con o senza airbag, per la metà delle domande ai suoi possessori è stato detto che non ne avevano, mentre che per il gruppo di prova che aveva dichiarato di non disporre di airbag lo scenario è stato rovesciato: dovevano rispondere a metà delle domande consapevoli di muoversi muniti di airbag. Sulla base di queste risposte e dei dati personali dei partecipanti al test, Haegeli e il suo team hanno avuto modo di confrontare statisticamente il comportamento dei quattro gruppi.

Alla ricerca dell’adrenalina

Fondamentalmente, lo studio dimostra che i possessori di airbag tendono ad apprezzare i terreni più difficili, sono meglio formati nel campo delle valanghe, sono sciatori appassionati, preferibilmente freerider, e sono per lo più maschi. Inoltre, i risultati indicano che, dopo l’acquisto di un airbag da valanga, le persone vengano coinvolte più spesso in incidenti da valanga. Va tuttavia osservato come questo aumento non riguardi allo stesso modo tutti gli sportivi della neve: «Lo osserviamo solo in coloro la cui motivazione principale è il brivido», spiega Pascal Haegeli. Questa correlazione non esiste per le persone che si muovono in modo eminentemente conservativo, che scalano una vetta soprattutto per la bellezza del paesaggio e che, idealmente, si rallegrano ancora per una distesa vergine di neve polverosa: costoro sembrano essere molto meno toccati dalla compensazione del rischio. È però importante capire che non siamo sempre all’interno della medesima categoria», sottolinea. «Quello che cerchiamo nelle gite con gli sci e nel freeride cambia costantemente. Dipende da chi ci accompagna, dalla nostra situazione nella vita, dalla nostra età o dalla nostra forma di quel giorno. Dobbiamo tener conto di questi cambiamenti.»

Irrinunciabili: ARTVA, pala e sonda

Secondo Haegeli, comunque, il fatto che la compensazione del rischio sia un effetto verificabile non deve diventare un argomento contro gli airbag da valanga. Piuttosto, dovremmo esserne consapevoli e integrarlo nella formazione sulle valanghe.

Il CAS la pensa in modo analogo: l’attrezzatura di base in un terreno valanghivo continua a comporsi di ARTVA, pala e sonda; tuttavia, gli airbag da valanga sono raccomandabili. In particolare chi va spesso alla ricerca della scarica di adrenalina dovrebbe confrontarsi in modo approfondito con la compensazione del rischio. Infatti, neppure l’airbag offre la garanzia di uscire indenni da un incidente da valanga. In 61 (20%) dei 307 incidenti analizzati tra il 1994 e il 2012, sebbene presente l’airbag non si è attivato – soprattutto perché non era stato utilizzato in modo corretto dall’utente. Haegeli sottolinea perciò che l’attivazione debba essere esercitata, così che in caso di vera emergenza l’airbag possa venir dispiegato senza doverci pensare. Con gli airbag dotati di sistema a ventola, questo esercizio può essere fatto sempre; per gli altri, meglio esercitarsi senza cartuccia. Inoltre, possiamo contrastare la compensazione del rischio abituandoci all’airbag, ad esempio rendendolo standard in ogni escursione, indipendentemente dal terreno sul quale ci muoveremo o da quanto riportato nel bollettino.

Airbag da valanga: sì grazie!

Undici mesi dopo l’incidente di Michael, durante la sua prima escursione discutiamo a lungo sugli airbag da valanga. La domanda non è più tanto «sì o no», bensì quale, esattamente. Oggi la scelta è vasta, e c’è qualcosa per ogni gusto. Al tempo stesso, un’occhiata alla gamba di Michael ci ricorda che neppure l’airbag da valanga rappresenta una protezione contro una caduta o la collisione con un ostacolo. Seguiamo comodamente la stradina nel terreno pianeggiante, ben sapendo che evitare una valanga è sempre ancora la protezione migliore.

Gli studi sull’argomento

Haegeli, P., Rupf, R., e Karlen, B., in press, «Do avalanche airbags lead to riskier choices among backcountry and out-of-bounds skiers?», in: Journal of Outdoor Recreation and Tourism, https://doi.org/10.1016/j.jort.2019.100270

Haegeli, P., Falk, M., Procter, E., Zweifel, B., Jarry, F., Logan, S., Kronholm, K., Biskupič, M., e Brugger, H., «The effectiveness of avalanche airbags: Resuscitation», v. 85, 2014, p. 1197-1203, https://doi.org/10.1016/j.resuscitation.2014.05.025

Wolken, N. J., Zweifel, B., e Tschiesner, R., «Avalanche airbags and risk compensation: an empirical investigation», in: Proceedings of the 2014 International Snow Science Workshop, Banff, 2014, p. 957-962

I sistemi di airbag

L’airbag da valanga consente allo sciescursionista travolto da una valanga di «galleggiare» sulla massa nevosa. A tale scopo, al momento del distacco della valanga lo sciescursionista attiva l’airbag integrato nello zaino, che si gonfia in pochi secondi. La ragione fisica di questo galleggiamento è l’«effetto noce del Brasile», per il quale in un mezzo fluido, come una valanga, i corpi volumetricamente più grandi si spingono verso la superficie, mentre quelli più piccoli, capaci di accumularsi più vicini tra loro, finiscono sul fondo. Attualmente sono disponibili diversi sistemi di airbag, che fondamentalmente si suddividono in due gruppi: quelli attivati da cartucce e quelli dotati di ventilatori.

I sistemi a cartuccia

In questi sistemi, l’airbag viene gonfiato con aria compressa contenuta in una cartuccia. A seconda del produttore, queste contengono aria respirabile oppure azoto. Una volta utilizzata, la cartuccia deve essere ricaricata (cartucce di aria compressa) oppure sostituita (cartucce di azoto). L’operazione può essere fatta nei negozi di articoli sportivi o presso il fabbricante, e costa una ventina di franchi.

I sistemi a ventilatore

Come suggerisce il loro nome, questi sistemi funzionano con ventilatori azionati a batteria, che gonfiano l’airbag entro pochi secondi dalla sua attivazione. Ancora relativamente nuovi sul mercato, questi sistemi offrono una scelta limitata, a seconda del produttore sono più costosi e un po’ più pesanti. Per contro, l’airbag può venir gonfiato a piacimento.

Come gli airbag da valanga ci influenzano La propensione al rischio con airbag da valanga

L’airbag da valanga può salvare delle vite. Ma al tempo stesso, ci spinge ad assumere rischi maggiori? Le ricerche più recenti dicono di sì. Ma non è lo stesso per tutti.

Lentamente, il nostro amico Michael lascia le sue tracce davanti a me nella neve fresca. Sono passati undici mesi da quando si è rotta una coscia in un incidente da valanga. Michael è l’ultimo arrivato nella mia personale statistica che, nel corso degli anni, mi ha avvicinata sempre più al pericolo bianco. Amici e conoscenti hanno perso la vita sotto una valanga, oppure ne sono usciti con un occhio pesto. Con ogni nome che aggiungo, mi chiedo ogni volta un po’ più forte: non mi dovrei comprare un airbag da valanga?

Il fenomeno della compensazione del rischio

Tecnicamente, negli ultimi anni non è cambiato molto negli airbag da valanga. Ora come in precedenza è possibile scegliere tra i sistemi convenzionali con cartucce sostituibili e quelli con ventola integrata.

Sino ad ora non mi sono decisa per nessuno di questi sistemi. Infatti, una domanda centrale mi tormenta ogni volta: con un airbag da valanga finirò per prendere decisioni più arrischiate? La scienza chiama questo fenomeno «compensazione del rischio». Le medesime preoccupazioni sono state espresse anche con l’introduzione delle cinture di sicurezza per le automobili: andremo improvvisamente più veloci, allacciandoci la cintura di sicurezza?

La teoria vuole che noi umani non tendiamo possibilmente a minimizzare il nostro rischio, ma preferiamo ottimizzarlo – con la migliore resa possibile. In una gita con gli sci, questa è una discesa inebriante. Tuttavia, non tutte le misure di sicurezza portano in modo uguale alla compensazione del rischio in tutte le situazioni. Stando alla teoria, quattro fattori accrescono le probabilità che (sovra)compensiamo il nostro rischio: una misura di sicurezza è chiaramente visibile, ha su di me un effetto diretto, per esempio in termini di comfort, è direttamente correlata alla mia motivazione a svolgere una determinata attività e, durante l’attività, ho il libero controllo delle mie azioni.

L’uovo o la gallina: airbag e assunzione di rischi

L’airbag da valanga soddisfa tutti questi criteri. È chiaramente visibile e, con il suo peso supplementare, comporta un certo svantaggio. Se la mia motivazione è una discesa inebriante, ecco che ho un interesse accresciuto a ridurre il rischio ricorrendo all’airbag. In fin dei conti, tanto nella salita che nella discesa ci troviamo sempre di fronte a una decisione: in modo diretto e ripido oppure pianeggiante con deviazione? Neve polverosa nel più erto versante nord oppure «cartone» nel meno inclinato versante sud?

Tuttavia, verificare scientificamente fino a che punto le nostre decisioni durante un’escursione con gli sci siano influenzate dall’effetto della compensazione del rischio non è facile. Il modo più semplice per conoscere i nostri comportamenti è il ricorso a questionari, e diversi studi negli ultimi anni hanno ripetutamente concluso che, con l’airbag da valanga, sciescursionisti e freerider tendono ad assumere rischi maggiori. Ciò nonostante, Pascal Haegeli, professore assistente presso l’Università Simon Fraser di Vancouver, Canada, e autore di un nuovo studio avverte: «Non basta semplicemente interrogare le persone che hanno un airbag e quelle che non ne hanno, per poi confrontare le risposte. Questo potrebbe al massimo rivelare che gli sciatori più inclini al rischio tendono a possedere un airbag.»

Con o senza airbag – come decidere?

Assieme a Reto Rupf e Barbara Karlen, della Scuola superiore di scienze applicate di Zurigo (ZHAW), Haegeli ha perciò ideato un nuovo studio capace di aggirare il problema. La sua parte centrale consisteva di otto situazioni decisionali realistiche, a fronte delle quali i 406 partecipanti dovevano scegliere la discesa preferita sulla base di due fotografie e di un dato livello di pericolo di valanghe. Le immagini rappresentavano i fattori ripidità, dimensione del pendio, caratteristiche del terreno (bosco, canalone, ecc.) e il numero delle tracce presenti. Inoltre, a tutti i partecipanti sono state poste domande inerenti a loro stessi, alle loro capacità sciistiche, al loro possibile coinvolgimento in incidenti da valanga, alla propensione al rischio e alla motivazione. Circa il 40 percento dei partecipanti ha dichiarato di possedere un airbag. Per verificare come prendiamo le nostre decisioni con o senza airbag, per la metà delle domande ai suoi possessori è stato detto che non ne avevano, mentre che per il gruppo di prova che aveva dichiarato di non disporre di airbag lo scenario è stato rovesciato: dovevano rispondere a metà delle domande consapevoli di muoversi muniti di airbag. Sulla base di queste risposte e dei dati personali dei partecipanti al test, Haegeli e il suo team hanno avuto modo di confrontare statisticamente il comportamento dei quattro gruppi.

Alla ricerca dell’adrenalina

Fondamentalmente, lo studio dimostra che i possessori di airbag tendono ad apprezzare i terreni più difficili, sono meglio formati nel campo delle valanghe, sono sciatori appassionati, preferibilmente freerider, e sono per lo più maschi. Inoltre, i risultati indicano che, dopo l’acquisto di un airbag da valanga, le persone vengano coinvolte più spesso in incidenti da valanga. Va tuttavia osservato come questo aumento non riguardi allo stesso modo tutti gli sportivi della neve: «Lo osserviamo solo in coloro la cui motivazione principale è il brivido», spiega Pascal Haegeli. Questa correlazione non esiste per le persone che si muovono in modo eminentemente conservativo, che scalano una vetta soprattutto per la bellezza del paesaggio e che, idealmente, si rallegrano ancora per una distesa vergine di neve polverosa: costoro sembrano essere molto meno toccati dalla compensazione del rischio. È però importante capire che non siamo sempre all’interno della medesima categoria», sottolinea. «Quello che cerchiamo nelle gite con gli sci e nel freeride cambia costantemente. Dipende da chi ci accompagna, dalla nostra situazione nella vita, dalla nostra età o dalla nostra forma di quel giorno. Dobbiamo tener conto di questi cambiamenti.»

Irrinunciabili: ARTVA, pala e sonda

Secondo Haegeli, comunque, il fatto che la compensazione del rischio sia un effetto verificabile non deve diventare un argomento contro gli airbag da valanga. Piuttosto, dovremmo esserne consapevoli e integrarlo nella formazione sulle valanghe.

Il CAS la pensa in modo analogo: l’attrezzatura di base in un terreno valanghivo continua a comporsi di ARTVA, pala e sonda; tuttavia, gli airbag da valanga sono raccomandabili. In particolare chi va spesso alla ricerca della scarica di adrenalina dovrebbe confrontarsi in modo approfondito con la compensazione del rischio. Infatti, neppure l’airbag offre la garanzia di uscire indenni da un incidente da valanga. In 61 (20%) dei 307 incidenti analizzati tra il 1994 e il 2012, sebbene presente l’airbag non si è attivato – soprattutto perché non era stato utilizzato in modo corretto dall’utente. Haegeli sottolinea perciò che l’attivazione debba essere esercitata, così che in caso di vera emergenza l’airbag possa venir dispiegato senza doverci pensare. Con gli airbag dotati di sistema a ventola, questo esercizio può essere fatto sempre; per gli altri, meglio esercitarsi senza cartuccia. Inoltre, possiamo contrastare la compensazione del rischio abituandoci all’airbag, ad esempio rendendolo standard in ogni escursione, indipendentemente dal terreno sul quale ci muoveremo o da quanto riportato nel bollettino.

Airbag da valanga: sì grazie!

Undici mesi dopo l’incidente di Michael, durante la sua prima escursione discutiamo a lungo sugli airbag da valanga. La domanda non è più tanto «sì o no», bensì quale, esattamente. Oggi la scelta è vasta, e c’è qualcosa per ogni gusto. Al tempo stesso, un’occhiata alla gamba di Michael ci ricorda che neppure l’airbag da valanga rappresenta una protezione contro una caduta o la collisione con un ostacolo. Seguiamo comodamente la stradina nel terreno pianeggiante, ben sapendo che evitare una valanga è sempre ancora la protezione migliore.

Gli studi sull’argomento

Haegeli, P., Rupf, R., e Karlen, B., in press, «Do avalanche airbags lead to riskier choices among backcountry and out-of-bounds skiers?», in: Journal of Outdoor Recreation and Tourism, https://doi.org/10.1016/j.jort.2019.100270

Haegeli, P., Falk, M., Procter, E., Zweifel, B., Jarry, F., Logan, S., Kronholm, K., Biskupič, M., e Brugger, H., «The effectiveness of avalanche airbags: Resuscitation», v. 85, 2014, p. 1197-1203, https://doi.org/10.1016/j.resuscitation.2014.05.025

Wolken, N. J., Zweifel, B., e Tschiesner, R., «Avalanche airbags and risk compensation: an empirical investigation», in: Proceedings of the 2014 International Snow Science Workshop, Banff, 2014, p. 957-962

I sistemi di airbag

L’airbag da valanga consente allo sciescursionista travolto da una valanga di «galleggiare» sulla massa nevosa. A tale scopo, al momento del distacco della valanga lo sciescursionista attiva l’airbag integrato nello zaino, che si gonfia in pochi secondi. La ragione fisica di questo galleggiamento è l’«effetto noce del Brasile», per il quale in un mezzo fluido, come una valanga, i corpi volumetricamente più grandi si spingono verso la superficie, mentre quelli più piccoli, capaci di accumularsi più vicini tra loro, finiscono sul fondo. Attualmente sono disponibili diversi sistemi di airbag, che fondamentalmente si suddividono in due gruppi: quelli attivati da cartucce e quelli dotati di ventilatori.

I sistemi a cartuccia

In questi sistemi, l’airbag viene gonfiato con aria compressa contenuta in una cartuccia. A seconda del produttore, queste contengono aria respirabile oppure azoto. Una volta utilizzata, la cartuccia deve essere ricaricata (cartucce di aria compressa) oppure sostituita (cartucce di azoto). L’operazione può essere fatta nei negozi di articoli sportivi o presso il fabbricante, e costa una ventina di franchi.

I sistemi a ventilatore

Come suggerisce il loro nome, questi sistemi funzionano con ventilatori azionati a batteria, che gonfiano l’airbag entro pochi secondi dalla sua attivazione. Ancora relativamente nuovi sul mercato, questi sistemi offrono una scelta limitata, a seconda del produttore sono più costosi e un po’ più pesanti. Per contro, l’airbag può venir gonfiato a piacimento.

Come gli airbag da valanga ci influenzano La propensione al rischio con airbag da valanga

L’airbag da valanga può salvare delle vite. Ma al tempo stesso, ci spinge ad assumere rischi maggiori? Le ricerche più recenti dicono di sì. Ma non è lo stesso per tutti.

Lentamente, il nostro amico Michael lascia le sue tracce davanti a me nella neve fresca. Sono passati undici mesi da quando si è rotta una coscia in un incidente da valanga. Michael è l’ultimo arrivato nella mia personale statistica che, nel corso degli anni, mi ha avvicinata sempre più al pericolo bianco. Amici e conoscenti hanno perso la vita sotto una valanga, oppure ne sono usciti con un occhio pesto. Con ogni nome che aggiungo, mi chiedo ogni volta un po’ più forte: non mi dovrei comprare un airbag da valanga?

Il fenomeno della compensazione del rischio

Tecnicamente, negli ultimi anni non è cambiato molto negli airbag da valanga. Ora come in precedenza è possibile scegliere tra i sistemi convenzionali con cartucce sostituibili e quelli con ventola integrata.

Sino ad ora non mi sono decisa per nessuno di questi sistemi. Infatti, una domanda centrale mi tormenta ogni volta: con un airbag da valanga finirò per prendere decisioni più arrischiate? La scienza chiama questo fenomeno «compensazione del rischio». Le medesime preoccupazioni sono state espresse anche con l’introduzione delle cinture di sicurezza per le automobili: andremo improvvisamente più veloci, allacciandoci la cintura di sicurezza?

La teoria vuole che noi umani non tendiamo possibilmente a minimizzare il nostro rischio, ma preferiamo ottimizzarlo – con la migliore resa possibile. In una gita con gli sci, questa è una discesa inebriante. Tuttavia, non tutte le misure di sicurezza portano in modo uguale alla compensazione del rischio in tutte le situazioni. Stando alla teoria, quattro fattori accrescono le probabilità che (sovra)compensiamo il nostro rischio: una misura di sicurezza è chiaramente visibile, ha su di me un effetto diretto, per esempio in termini di comfort, è direttamente correlata alla mia motivazione a svolgere una determinata attività e, durante l’attività, ho il libero controllo delle mie azioni.

L’uovo o la gallina: airbag e assunzione di rischi

L’airbag da valanga soddisfa tutti questi criteri. È chiaramente visibile e, con il suo peso supplementare, comporta un certo svantaggio. Se la mia motivazione è una discesa inebriante, ecco che ho un interesse accresciuto a ridurre il rischio ricorrendo all’airbag. In fin dei conti, tanto nella salita che nella discesa ci troviamo sempre di fronte a una decisione: in modo diretto e ripido oppure pianeggiante con deviazione? Neve polverosa nel più erto versante nord oppure «cartone» nel meno inclinato versante sud?

Tuttavia, verificare scientificamente fino a che punto le nostre decisioni durante un’escursione con gli sci siano influenzate dall’effetto della compensazione del rischio non è facile. Il modo più semplice per conoscere i nostri comportamenti è il ricorso a questionari, e diversi studi negli ultimi anni hanno ripetutamente concluso che, con l’airbag da valanga, sciescursionisti e freerider tendono ad assumere rischi maggiori. Ciò nonostante, Pascal Haegeli, professore assistente presso l’Università Simon Fraser di Vancouver, Canada, e autore di un nuovo studio avverte: «Non basta semplicemente interrogare le persone che hanno un airbag e quelle che non ne hanno, per poi confrontare le risposte. Questo potrebbe al massimo rivelare che gli sciatori più inclini al rischio tendono a possedere un airbag.»

Con o senza airbag – come decidere?

Assieme a Reto Rupf e Barbara Karlen, della Scuola superiore di scienze applicate di Zurigo (ZHAW), Haegeli ha perciò ideato un nuovo studio capace di aggirare il problema. La sua parte centrale consisteva di otto situazioni decisionali realistiche, a fronte delle quali i 406 partecipanti dovevano scegliere la discesa preferita sulla base di due fotografie e di un dato livello di pericolo di valanghe. Le immagini rappresentavano i fattori ripidità, dimensione del pendio, caratteristiche del terreno (bosco, canalone, ecc.) e il numero delle tracce presenti. Inoltre, a tutti i partecipanti sono state poste domande inerenti a loro stessi, alle loro capacità sciistiche, al loro possibile coinvolgimento in incidenti da valanga, alla propensione al rischio e alla motivazione. Circa il 40 percento dei partecipanti ha dichiarato di possedere un airbag. Per verificare come prendiamo le nostre decisioni con o senza airbag, per la metà delle domande ai suoi possessori è stato detto che non ne avevano, mentre che per il gruppo di prova che aveva dichiarato di non disporre di airbag lo scenario è stato rovesciato: dovevano rispondere a metà delle domande consapevoli di muoversi muniti di airbag. Sulla base di queste risposte e dei dati personali dei partecipanti al test, Haegeli e il suo team hanno avuto modo di confrontare statisticamente il comportamento dei quattro gruppi.

Alla ricerca dell’adrenalina

Fondamentalmente, lo studio dimostra che i possessori di airbag tendono ad apprezzare i terreni più difficili, sono meglio formati nel campo delle valanghe, sono sciatori appassionati, preferibilmente freerider, e sono per lo più maschi. Inoltre, i risultati indicano che, dopo l’acquisto di un airbag da valanga, le persone vengano coinvolte più spesso in incidenti da valanga. Va tuttavia osservato come questo aumento non riguardi allo stesso modo tutti gli sportivi della neve: «Lo osserviamo solo in coloro la cui motivazione principale è il brivido», spiega Pascal Haegeli. Questa correlazione non esiste per le persone che si muovono in modo eminentemente conservativo, che scalano una vetta soprattutto per la bellezza del paesaggio e che, idealmente, si rallegrano ancora per una distesa vergine di neve polverosa: costoro sembrano essere molto meno toccati dalla compensazione del rischio. È però importante capire che non siamo sempre all’interno della medesima categoria», sottolinea. «Quello che cerchiamo nelle gite con gli sci e nel freeride cambia costantemente. Dipende da chi ci accompagna, dalla nostra situazione nella vita, dalla nostra età o dalla nostra forma di quel giorno. Dobbiamo tener conto di questi cambiamenti.»

Irrinunciabili: ARTVA, pala e sonda

Secondo Haegeli, comunque, il fatto che la compensazione del rischio sia un effetto verificabile non deve diventare un argomento contro gli airbag da valanga. Piuttosto, dovremmo esserne consapevoli e integrarlo nella formazione sulle valanghe.

Il CAS la pensa in modo analogo: l’attrezzatura di base in un terreno valanghivo continua a comporsi di ARTVA, pala e sonda; tuttavia, gli airbag da valanga sono raccomandabili. In particolare chi va spesso alla ricerca della scarica di adrenalina dovrebbe confrontarsi in modo approfondito con la compensazione del rischio. Infatti, neppure l’airbag offre la garanzia di uscire indenni da un incidente da valanga. In 61 (20%) dei 307 incidenti analizzati tra il 1994 e il 2012, sebbene presente l’airbag non si è attivato – soprattutto perché non era stato utilizzato in modo corretto dall’utente. Haegeli sottolinea perciò che l’attivazione debba essere esercitata, così che in caso di vera emergenza l’airbag possa venir dispiegato senza doverci pensare. Con gli airbag dotati di sistema a ventola, questo esercizio può essere fatto sempre; per gli altri, meglio esercitarsi senza cartuccia. Inoltre, possiamo contrastare la compensazione del rischio abituandoci all’airbag, ad esempio rendendolo standard in ogni escursione, indipendentemente dal terreno sul quale ci muoveremo o da quanto riportato nel bollettino.

Airbag da valanga: sì grazie!

Undici mesi dopo l’incidente di Michael, durante la sua prima escursione discutiamo a lungo sugli airbag da valanga. La domanda non è più tanto «sì o no», bensì quale, esattamente. Oggi la scelta è vasta, e c’è qualcosa per ogni gusto. Al tempo stesso, un’occhiata alla gamba di Michael ci ricorda che neppure l’airbag da valanga rappresenta una protezione contro una caduta o la collisione con un ostacolo. Seguiamo comodamente la stradina nel terreno pianeggiante, ben sapendo che evitare una valanga è sempre ancora la protezione migliore.

Gli studi sull’argomento

Haegeli, P., Rupf, R., e Karlen, B., in press, «Do avalanche airbags lead to riskier choices among backcountry and out-of-bounds skiers?», in: Journal of Outdoor Recreation and Tourism, https://doi.org/10.1016/j.jort.2019.100270

Haegeli, P., Falk, M., Procter, E., Zweifel, B., Jarry, F., Logan, S., Kronholm, K., Biskupič, M., e Brugger, H., «The effectiveness of avalanche airbags: Resuscitation», v. 85, 2014, p. 1197-1203, https://doi.org/10.1016/j.resuscitation.2014.05.025

Wolken, N. J., Zweifel, B., e Tschiesner, R., «Avalanche airbags and risk compensation: an empirical investigation», in: Proceedings of the 2014 International Snow Science Workshop, Banff, 2014, p. 957-962

I sistemi di airbag

L’airbag da valanga consente allo sciescursionista travolto da una valanga di «galleggiare» sulla massa nevosa. A tale scopo, al momento del distacco della valanga lo sciescursionista attiva l’airbag integrato nello zaino, che si gonfia in pochi secondi. La ragione fisica di questo galleggiamento è l’«effetto noce del Brasile», per il quale in un mezzo fluido, come una valanga, i corpi volumetricamente più grandi si spingono verso la superficie, mentre quelli più piccoli, capaci di accumularsi più vicini tra loro, finiscono sul fondo. Attualmente sono disponibili diversi sistemi di airbag, che fondamentalmente si suddividono in due gruppi: quelli attivati da cartucce e quelli dotati di ventilatori.

I sistemi a cartuccia

In questi sistemi, l’airbag viene gonfiato con aria compressa contenuta in una cartuccia. A seconda del produttore, queste contengono aria respirabile oppure azoto. Una volta utilizzata, la cartuccia deve essere ricaricata (cartucce di aria compressa) oppure sostituita (cartucce di azoto). L’operazione può essere fatta nei negozi di articoli sportivi o presso il fabbricante, e costa una ventina di franchi.

I sistemi a ventilatore

Come suggerisce il loro nome, questi sistemi funzionano con ventilatori azionati a batteria, che gonfiano l’airbag entro pochi secondi dalla sua attivazione. Ancora relativamente nuovi sul mercato, questi sistemi offrono una scelta limitata, a seconda del produttore sono più costosi e un po’ più pesanti. Per contro, l’airbag può venir gonfiato a piacimento.

Come gli airbag da valanga ci influenzano La propensione al rischio con airbag da valanga

L’airbag da valanga può salvare delle vite. Ma al tempo stesso, ci spinge ad assumere rischi maggiori? Le ricerche più recenti dicono di sì. Ma non è lo stesso per tutti.

Lentamente, il nostro amico Michael lascia le sue tracce davanti a me nella neve fresca. Sono passati undici mesi da quando si è rotta una coscia in un incidente da valanga. Michael è l’ultimo arrivato nella mia personale statistica che, nel corso degli anni, mi ha avvicinata sempre più al pericolo bianco. Amici e conoscenti hanno perso la vita sotto una valanga, oppure ne sono usciti con un occhio pesto. Con ogni nome che aggiungo, mi chiedo ogni volta un po’ più forte: non mi dovrei comprare un airbag da valanga?

Il fenomeno della compensazione del rischio

Tecnicamente, negli ultimi anni non è cambiato molto negli airbag da valanga. Ora come in precedenza è possibile scegliere tra i sistemi convenzionali con cartucce sostituibili e quelli con ventola integrata.

Sino ad ora non mi sono decisa per nessuno di questi sistemi. Infatti, una domanda centrale mi tormenta ogni volta: con un airbag da valanga finirò per prendere decisioni più arrischiate? La scienza chiama questo fenomeno «compensazione del rischio». Le medesime preoccupazioni sono state espresse anche con l’introduzione delle cinture di sicurezza per le automobili: andremo improvvisamente più veloci, allacciandoci la cintura di sicurezza?

La teoria vuole che noi umani non tendiamo possibilmente a minimizzare il nostro rischio, ma preferiamo ottimizzarlo – con la migliore resa possibile. In una gita con gli sci, questa è una discesa inebriante. Tuttavia, non tutte le misure di sicurezza portano in modo uguale alla compensazione del rischio in tutte le situazioni. Stando alla teoria, quattro fattori accrescono le probabilità che (sovra)compensiamo il nostro rischio: una misura di sicurezza è chiaramente visibile, ha su di me un effetto diretto, per esempio in termini di comfort, è direttamente correlata alla mia motivazione a svolgere una determinata attività e, durante l’attività, ho il libero controllo delle mie azioni.

L’uovo o la gallina: airbag e assunzione di rischi

L’airbag da valanga soddisfa tutti questi criteri. È chiaramente visibile e, con il suo peso supplementare, comporta un certo svantaggio. Se la mia motivazione è una discesa inebriante, ecco che ho un interesse accresciuto a ridurre il rischio ricorrendo all’airbag. In fin dei conti, tanto nella salita che nella discesa ci troviamo sempre di fronte a una decisione: in modo diretto e ripido oppure pianeggiante con deviazione? Neve polverosa nel più erto versante nord oppure «cartone» nel meno inclinato versante sud?

Tuttavia, verificare scientificamente fino a che punto le nostre decisioni durante un’escursione con gli sci siano influenzate dall’effetto della compensazione del rischio non è facile. Il modo più semplice per conoscere i nostri comportamenti è il ricorso a questionari, e diversi studi negli ultimi anni hanno ripetutamente concluso che, con l’airbag da valanga, sciescursionisti e freerider tendono ad assumere rischi maggiori. Ciò nonostante, Pascal Haegeli, professore assistente presso l’Università Simon Fraser di Vancouver, Canada, e autore di un nuovo studio avverte: «Non basta semplicemente interrogare le persone che hanno un airbag e quelle che non ne hanno, per poi confrontare le risposte. Questo potrebbe al massimo rivelare che gli sciatori più inclini al rischio tendono a possedere un airbag.»

Con o senza airbag – come decidere?

Assieme a Reto Rupf e Barbara Karlen, della Scuola superiore di scienze applicate di Zurigo (ZHAW), Haegeli ha perciò ideato un nuovo studio capace di aggirare il problema. La sua parte centrale consisteva di otto situazioni decisionali realistiche, a fronte delle quali i 406 partecipanti dovevano scegliere la discesa preferita sulla base di due fotografie e di un dato livello di pericolo di valanghe. Le immagini rappresentavano i fattori ripidità, dimensione del pendio, caratteristiche del terreno (bosco, canalone, ecc.) e il numero delle tracce presenti. Inoltre, a tutti i partecipanti sono state poste domande inerenti a loro stessi, alle loro capacità sciistiche, al loro possibile coinvolgimento in incidenti da valanga, alla propensione al rischio e alla motivazione. Circa il 40 percento dei partecipanti ha dichiarato di possedere un airbag. Per verificare come prendiamo le nostre decisioni con o senza airbag, per la metà delle domande ai suoi possessori è stato detto che non ne avevano, mentre che per il gruppo di prova che aveva dichiarato di non disporre di airbag lo scenario è stato rovesciato: dovevano rispondere a metà delle domande consapevoli di muoversi muniti di airbag. Sulla base di queste risposte e dei dati personali dei partecipanti al test, Haegeli e il suo team hanno avuto modo di confrontare statisticamente il comportamento dei quattro gruppi.

Alla ricerca dell’adrenalina

Fondamentalmente, lo studio dimostra che i possessori di airbag tendono ad apprezzare i terreni più difficili, sono meglio formati nel campo delle valanghe, sono sciatori appassionati, preferibilmente freerider, e sono per lo più maschi. Inoltre, i risultati indicano che, dopo l’acquisto di un airbag da valanga, le persone vengano coinvolte più spesso in incidenti da valanga. Va tuttavia osservato come questo aumento non riguardi allo stesso modo tutti gli sportivi della neve: «Lo osserviamo solo in coloro la cui motivazione principale è il brivido», spiega Pascal Haegeli. Questa correlazione non esiste per le persone che si muovono in modo eminentemente conservativo, che scalano una vetta soprattutto per la bellezza del paesaggio e che, idealmente, si rallegrano ancora per una distesa vergine di neve polverosa: costoro sembrano essere molto meno toccati dalla compensazione del rischio. È però importante capire che non siamo sempre all’interno della medesima categoria», sottolinea. «Quello che cerchiamo nelle gite con gli sci e nel freeride cambia costantemente. Dipende da chi ci accompagna, dalla nostra situazione nella vita, dalla nostra età o dalla nostra forma di quel giorno. Dobbiamo tener conto di questi cambiamenti.»

Irrinunciabili: ARTVA, pala e sonda

Secondo Haegeli, comunque, il fatto che la compensazione del rischio sia un effetto verificabile non deve diventare un argomento contro gli airbag da valanga. Piuttosto, dovremmo esserne consapevoli e integrarlo nella formazione sulle valanghe.

Il CAS la pensa in modo analogo: l’attrezzatura di base in un terreno valanghivo continua a comporsi di ARTVA, pala e sonda; tuttavia, gli airbag da valanga sono raccomandabili. In particolare chi va spesso alla ricerca della scarica di adrenalina dovrebbe confrontarsi in modo approfondito con la compensazione del rischio. Infatti, neppure l’airbag offre la garanzia di uscire indenni da un incidente da valanga. In 61 (20%) dei 307 incidenti analizzati tra il 1994 e il 2012, sebbene presente l’airbag non si è attivato – soprattutto perché non era stato utilizzato in modo corretto dall’utente. Haegeli sottolinea perciò che l’attivazione debba essere esercitata, così che in caso di vera emergenza l’airbag possa venir dispiegato senza doverci pensare. Con gli airbag dotati di sistema a ventola, questo esercizio può essere fatto sempre; per gli altri, meglio esercitarsi senza cartuccia. Inoltre, possiamo contrastare la compensazione del rischio abituandoci all’airbag, ad esempio rendendolo standard in ogni escursione, indipendentemente dal terreno sul quale ci muoveremo o da quanto riportato nel bollettino.

Airbag da valanga: sì grazie!

Undici mesi dopo l’incidente di Michael, durante la sua prima escursione discutiamo a lungo sugli airbag da valanga. La domanda non è più tanto «sì o no», bensì quale, esattamente. Oggi la scelta è vasta, e c’è qualcosa per ogni gusto. Al tempo stesso, un’occhiata alla gamba di Michael ci ricorda che neppure l’airbag da valanga rappresenta una protezione contro una caduta o la collisione con un ostacolo. Seguiamo comodamente la stradina nel terreno pianeggiante, ben sapendo che evitare una valanga è sempre ancora la protezione migliore.

Gli studi sull’argomento

Haegeli, P., Rupf, R., e Karlen, B., in press, «Do avalanche airbags lead to riskier choices among backcountry and out-of-bounds skiers?», in: Journal of Outdoor Recreation and Tourism, https://doi.org/10.1016/j.jort.2019.100270

Haegeli, P., Falk, M., Procter, E., Zweifel, B., Jarry, F., Logan, S., Kronholm, K., Biskupič, M., e Brugger, H., «The effectiveness of avalanche airbags: Resuscitation», v. 85, 2014, p. 1197-1203, https://doi.org/10.1016/j.resuscitation.2014.05.025

Wolken, N. J., Zweifel, B., e Tschiesner, R., «Avalanche airbags and risk compensation: an empirical investigation», in: Proceedings of the 2014 International Snow Science Workshop, Banff, 2014, p. 957-962

I sistemi di airbag

L’airbag da valanga consente allo sciescursionista travolto da una valanga di «galleggiare» sulla massa nevosa. A tale scopo, al momento del distacco della valanga lo sciescursionista attiva l’airbag integrato nello zaino, che si gonfia in pochi secondi. La ragione fisica di questo galleggiamento è l’«effetto noce del Brasile», per il quale in un mezzo fluido, come una valanga, i corpi volumetricamente più grandi si spingono verso la superficie, mentre quelli più piccoli, capaci di accumularsi più vicini tra loro, finiscono sul fondo. Attualmente sono disponibili diversi sistemi di airbag, che fondamentalmente si suddividono in due gruppi: quelli attivati da cartucce e quelli dotati di ventilatori.

I sistemi a cartuccia

In questi sistemi, l’airbag viene gonfiato con aria compressa contenuta in una cartuccia. A seconda del produttore, queste contengono aria respirabile oppure azoto. Una volta utilizzata, la cartuccia deve essere ricaricata (cartucce di aria compressa) oppure sostituita (cartucce di azoto). L’operazione può essere fatta nei negozi di articoli sportivi o presso il fabbricante, e costa una ventina di franchi.

I sistemi a ventilatore

Come suggerisce il loro nome, questi sistemi funzionano con ventilatori azionati a batteria, che gonfiano l’airbag entro pochi secondi dalla sua attivazione. Ancora relativamente nuovi sul mercato, questi sistemi offrono una scelta limitata, a seconda del produttore sono più costosi e un po’ più pesanti. Per contro, l’airbag può venir gonfiato a piacimento.

Come gli airbag da valanga ci influenzano La propensione al rischio con airbag da valanga

L’airbag da valanga può salvare delle vite. Ma al tempo stesso, ci spinge ad assumere rischi maggiori? Le ricerche più recenti dicono di sì. Ma non è lo stesso per tutti.

Lentamente, il nostro amico Michael lascia le sue tracce davanti a me nella neve fresca. Sono passati undici mesi da quando si è rotta una coscia in un incidente da valanga. Michael è l’ultimo arrivato nella mia personale statistica che, nel corso degli anni, mi ha avvicinata sempre più al pericolo bianco. Amici e conoscenti hanno perso la vita sotto una valanga, oppure ne sono usciti con un occhio pesto. Con ogni nome che aggiungo, mi chiedo ogni volta un po’ più forte: non mi dovrei comprare un airbag da valanga?

Il fenomeno della compensazione del rischio

Tecnicamente, negli ultimi anni non è cambiato molto negli airbag da valanga. Ora come in precedenza è possibile scegliere tra i sistemi convenzionali con cartucce sostituibili e quelli con ventola integrata.

Sino ad ora non mi sono decisa per nessuno di questi sistemi. Infatti, una domanda centrale mi tormenta ogni volta: con un airbag da valanga finirò per prendere decisioni più arrischiate? La scienza chiama questo fenomeno «compensazione del rischio». Le medesime preoccupazioni sono state espresse anche con l’introduzione delle cinture di sicurezza per le automobili: andremo improvvisamente più veloci, allacciandoci la cintura di sicurezza?

La teoria vuole che noi umani non tendiamo possibilmente a minimizzare il nostro rischio, ma preferiamo ottimizzarlo – con la migliore resa possibile. In una gita con gli sci, questa è una discesa inebriante. Tuttavia, non tutte le misure di sicurezza portano in modo uguale alla compensazione del rischio in tutte le situazioni. Stando alla teoria, quattro fattori accrescono le probabilità che (sovra)compensiamo il nostro rischio: una misura di sicurezza è chiaramente visibile, ha su di me un effetto diretto, per esempio in termini di comfort, è direttamente correlata alla mia motivazione a svolgere una determinata attività e, durante l’attività, ho il libero controllo delle mie azioni.

L’uovo o la gallina: airbag e assunzione di rischi

L’airbag da valanga soddisfa tutti questi criteri. È chiaramente visibile e, con il suo peso supplementare, comporta un certo svantaggio. Se la mia motivazione è una discesa inebriante, ecco che ho un interesse accresciuto a ridurre il rischio ricorrendo all’airbag. In fin dei conti, tanto nella salita che nella discesa ci troviamo sempre di fronte a una decisione: in modo diretto e ripido oppure pianeggiante con deviazione? Neve polverosa nel più erto versante nord oppure «cartone» nel meno inclinato versante sud?

Tuttavia, verificare scientificamente fino a che punto le nostre decisioni durante un’escursione con gli sci siano influenzate dall’effetto della compensazione del rischio non è facile. Il modo più semplice per conoscere i nostri comportamenti è il ricorso a questionari, e diversi studi negli ultimi anni hanno ripetutamente concluso che, con l’airbag da valanga, sciescursionisti e freerider tendono ad assumere rischi maggiori. Ciò nonostante, Pascal Haegeli, professore assistente presso l’Università Simon Fraser di Vancouver, Canada, e autore di un nuovo studio avverte: «Non basta semplicemente interrogare le persone che hanno un airbag e quelle che non ne hanno, per poi confrontare le risposte. Questo potrebbe al massimo rivelare che gli sciatori più inclini al rischio tendono a possedere un airbag.»

Con o senza airbag – come decidere?

Assieme a Reto Rupf e Barbara Karlen, della Scuola superiore di scienze applicate di Zurigo (ZHAW), Haegeli ha perciò ideato un nuovo studio capace di aggirare il problema. La sua parte centrale consisteva di otto situazioni decisionali realistiche, a fronte delle quali i 406 partecipanti dovevano scegliere la discesa preferita sulla base di due fotografie e di un dato livello di pericolo di valanghe. Le immagini rappresentavano i fattori ripidità, dimensione del pendio, caratteristiche del terreno (bosco, canalone, ecc.) e il numero delle tracce presenti. Inoltre, a tutti i partecipanti sono state poste domande inerenti a loro stessi, alle loro capacità sciistiche, al loro possibile coinvolgimento in incidenti da valanga, alla propensione al rischio e alla motivazione. Circa il 40 percento dei partecipanti ha dichiarato di possedere un airbag. Per verificare come prendiamo le nostre decisioni con o senza airbag, per la metà delle domande ai suoi possessori è stato detto che non ne avevano, mentre che per il gruppo di prova che aveva dichiarato di non disporre di airbag lo scenario è stato rovesciato: dovevano rispondere a metà delle domande consapevoli di muoversi muniti di airbag. Sulla base di queste risposte e dei dati personali dei partecipanti al test, Haegeli e il suo team hanno avuto modo di confrontare statisticamente il comportamento dei quattro gruppi.

Alla ricerca dell’adrenalina

Fondamentalmente, lo studio dimostra che i possessori di airbag tendono ad apprezzare i terreni più difficili, sono meglio formati nel campo delle valanghe, sono sciatori appassionati, preferibilmente freerider, e sono per lo più maschi. Inoltre, i risultati indicano che, dopo l’acquisto di un airbag da valanga, le persone vengano coinvolte più spesso in incidenti da valanga. Va tuttavia osservato come questo aumento non riguardi allo stesso modo tutti gli sportivi della neve: «Lo osserviamo solo in coloro la cui motivazione principale è il brivido», spiega Pascal Haegeli. Questa correlazione non esiste per le persone che si muovono in modo eminentemente conservativo, che scalano una vetta soprattutto per la bellezza del paesaggio e che, idealmente, si rallegrano ancora per una distesa vergine di neve polverosa: costoro sembrano essere molto meno toccati dalla compensazione del rischio. È però importante capire che non siamo sempre all’interno della medesima categoria», sottolinea. «Quello che cerchiamo nelle gite con gli sci e nel freeride cambia costantemente. Dipende da chi ci accompagna, dalla nostra situazione nella vita, dalla nostra età o dalla nostra forma di quel giorno. Dobbiamo tener conto di questi cambiamenti.»

Irrinunciabili: ARTVA, pala e sonda

Secondo Haegeli, comunque, il fatto che la compensazione del rischio sia un effetto verificabile non deve diventare un argomento contro gli airbag da valanga. Piuttosto, dovremmo esserne consapevoli e integrarlo nella formazione sulle valanghe.

Il CAS la pensa in modo analogo: l’attrezzatura di base in un terreno valanghivo continua a comporsi di ARTVA, pala e sonda; tuttavia, gli airbag da valanga sono raccomandabili. In particolare chi va spesso alla ricerca della scarica di adrenalina dovrebbe confrontarsi in modo approfondito con la compensazione del rischio. Infatti, neppure l’airbag offre la garanzia di uscire indenni da un incidente da valanga. In 61 (20%) dei 307 incidenti analizzati tra il 1994 e il 2012, sebbene presente l’airbag non si è attivato – soprattutto perché non era stato utilizzato in modo corretto dall’utente. Haegeli sottolinea perciò che l’attivazione debba essere esercitata, così che in caso di vera emergenza l’airbag possa venir dispiegato senza doverci pensare. Con gli airbag dotati di sistema a ventola, questo esercizio può essere fatto sempre; per gli altri, meglio esercitarsi senza cartuccia. Inoltre, possiamo contrastare la compensazione del rischio abituandoci all’airbag, ad esempio rendendolo standard in ogni escursione, indipendentemente dal terreno sul quale ci muoveremo o da quanto riportato nel bollettino.

Airbag da valanga: sì grazie!

Undici mesi dopo l’incidente di Michael, durante la sua prima escursione discutiamo a lungo sugli airbag da valanga. La domanda non è più tanto «sì o no», bensì quale, esattamente. Oggi la scelta è vasta, e c’è qualcosa per ogni gusto. Al tempo stesso, un’occhiata alla gamba di Michael ci ricorda che neppure l’airbag da valanga rappresenta una protezione contro una caduta o la collisione con un ostacolo. Seguiamo comodamente la stradina nel terreno pianeggiante, ben sapendo che evitare una valanga è sempre ancora la protezione migliore.

Gli studi sull’argomento

Haegeli, P., Rupf, R., e Karlen, B., in press, «Do avalanche airbags lead to riskier choices among backcountry and out-of-bounds skiers?», in: Journal of Outdoor Recreation and Tourism, https://doi.org/10.1016/j.jort.2019.100270

Haegeli, P., Falk, M., Procter, E., Zweifel, B., Jarry, F., Logan, S., Kronholm, K., Biskupič, M., e Brugger, H., «The effectiveness of avalanche airbags: Resuscitation», v. 85, 2014, p. 1197-1203, https://doi.org/10.1016/j.resuscitation.2014.05.025

Wolken, N. J., Zweifel, B., e Tschiesner, R., «Avalanche airbags and risk compensation: an empirical investigation», in: Proceedings of the 2014 International Snow Science Workshop, Banff, 2014, p. 957-962

I sistemi di airbag

L’airbag da valanga consente allo sciescursionista travolto da una valanga di «galleggiare» sulla massa nevosa. A tale scopo, al momento del distacco della valanga lo sciescursionista attiva l’airbag integrato nello zaino, che si gonfia in pochi secondi. La ragione fisica di questo galleggiamento è l’«effetto noce del Brasile», per il quale in un mezzo fluido, come una valanga, i corpi volumetricamente più grandi si spingono verso la superficie, mentre quelli più piccoli, capaci di accumularsi più vicini tra loro, finiscono sul fondo. Attualmente sono disponibili diversi sistemi di airbag, che fondamentalmente si suddividono in due gruppi: quelli attivati da cartucce e quelli dotati di ventilatori.

I sistemi a cartuccia

In questi sistemi, l’airbag viene gonfiato con aria compressa contenuta in una cartuccia. A seconda del produttore, queste contengono aria respirabile oppure azoto. Una volta utilizzata, la cartuccia deve essere ricaricata (cartucce di aria compressa) oppure sostituita (cartucce di azoto). L’operazione può essere fatta nei negozi di articoli sportivi o presso il fabbricante, e costa una ventina di franchi.

I sistemi a ventilatore

Come suggerisce il loro nome, questi sistemi funzionano con ventilatori azionati a batteria, che gonfiano l’airbag entro pochi secondi dalla sua attivazione. Ancora relativamente nuovi sul mercato, questi sistemi offrono una scelta limitata, a seconda del produttore sono più costosi e un po’ più pesanti. Per contro, l’airbag può venir gonfiato a piacimento.

Come gli airbag da valanga ci influenzano La propensione al rischio con airbag da valanga

L’airbag da valanga può salvare delle vite. Ma al tempo stesso, ci spinge ad assumere rischi maggiori? Le ricerche più recenti dicono di sì. Ma non è lo stesso per tutti.

Lentamente, il nostro amico Michael lascia le sue tracce davanti a me nella neve fresca. Sono passati undici mesi da quando si è rotta una coscia in un incidente da valanga. Michael è l’ultimo arrivato nella mia personale statistica che, nel corso degli anni, mi ha avvicinata sempre più al pericolo bianco. Amici e conoscenti hanno perso la vita sotto una valanga, oppure ne sono usciti con un occhio pesto. Con ogni nome che aggiungo, mi chiedo ogni volta un po’ più forte: non mi dovrei comprare un airbag da valanga?

Il fenomeno della compensazione del rischio

Tecnicamente, negli ultimi anni non è cambiato molto negli airbag da valanga. Ora come in precedenza è possibile scegliere tra i sistemi convenzionali con cartucce sostituibili e quelli con ventola integrata.

Sino ad ora non mi sono decisa per nessuno di questi sistemi. Infatti, una domanda centrale mi tormenta ogni volta: con un airbag da valanga finirò per prendere decisioni più arrischiate? La scienza chiama questo fenomeno «compensazione del rischio». Le medesime preoccupazioni sono state espresse anche con l’introduzione delle cinture di sicurezza per le automobili: andremo improvvisamente più veloci, allacciandoci la cintura di sicurezza?

La teoria vuole che noi umani non tendiamo possibilmente a minimizzare il nostro rischio, ma preferiamo ottimizzarlo – con la migliore resa possibile. In una gita con gli sci, questa è una discesa inebriante. Tuttavia, non tutte le misure di sicurezza portano in modo uguale alla compensazione del rischio in tutte le situazioni. Stando alla teoria, quattro fattori accrescono le probabilità che (sovra)compensiamo il nostro rischio: una misura di sicurezza è chiaramente visibile, ha su di me un effetto diretto, per esempio in termini di comfort, è direttamente correlata alla mia motivazione a svolgere una determinata attività e, durante l’attività, ho il libero controllo delle mie azioni.

L’uovo o la gallina: airbag e assunzione di rischi

L’airbag da valanga soddisfa tutti questi criteri. È chiaramente visibile e, con il suo peso supplementare, comporta un certo svantaggio. Se la mia motivazione è una discesa inebriante, ecco che ho un interesse accresciuto a ridurre il rischio ricorrendo all’airbag. In fin dei conti, tanto nella salita che nella discesa ci troviamo sempre di fronte a una decisione: in modo diretto e ripido oppure pianeggiante con deviazione? Neve polverosa nel più erto versante nord oppure «cartone» nel meno inclinato versante sud?

Tuttavia, verificare scientificamente fino a che punto le nostre decisioni durante un’escursione con gli sci siano influenzate dall’effetto della compensazione del rischio non è facile. Il modo più semplice per conoscere i nostri comportamenti è il ricorso a questionari, e diversi studi negli ultimi anni hanno ripetutamente concluso che, con l’airbag da valanga, sciescursionisti e freerider tendono ad assumere rischi maggiori. Ciò nonostante, Pascal Haegeli, professore assistente presso l’Università Simon Fraser di Vancouver, Canada, e autore di un nuovo studio avverte: «Non basta semplicemente interrogare le persone che hanno un airbag e quelle che non ne hanno, per poi confrontare le risposte. Questo potrebbe al massimo rivelare che gli sciatori più inclini al rischio tendono a possedere un airbag.»

Con o senza airbag – come decidere?

Assieme a Reto Rupf e Barbara Karlen, della Scuola superiore di scienze applicate di Zurigo (ZHAW), Haegeli ha perciò ideato un nuovo studio capace di aggirare il problema. La sua parte centrale consisteva di otto situazioni decisionali realistiche, a fronte delle quali i 406 partecipanti dovevano scegliere la discesa preferita sulla base di due fotografie e di un dato livello di pericolo di valanghe. Le immagini rappresentavano i fattori ripidità, dimensione del pendio, caratteristiche del terreno (bosco, canalone, ecc.) e il numero delle tracce presenti. Inoltre, a tutti i partecipanti sono state poste domande inerenti a loro stessi, alle loro capacità sciistiche, al loro possibile coinvolgimento in incidenti da valanga, alla propensione al rischio e alla motivazione. Circa il 40 percento dei partecipanti ha dichiarato di possedere un airbag. Per verificare come prendiamo le nostre decisioni con o senza airbag, per la metà delle domande ai suoi possessori è stato detto che non ne avevano, mentre che per il gruppo di prova che aveva dichiarato di non disporre di airbag lo scenario è stato rovesciato: dovevano rispondere a metà delle domande consapevoli di muoversi muniti di airbag. Sulla base di queste risposte e dei dati personali dei partecipanti al test, Haegeli e il suo team hanno avuto modo di confrontare statisticamente il comportamento dei quattro gruppi.

Alla ricerca dell’adrenalina

Fondamentalmente, lo studio dimostra che i possessori di airbag tendono ad apprezzare i terreni più difficili, sono meglio formati nel campo delle valanghe, sono sciatori appassionati, preferibilmente freerider, e sono per lo più maschi. Inoltre, i risultati indicano che, dopo l’acquisto di un airbag da valanga, le persone vengano coinvolte più spesso in incidenti da valanga. Va tuttavia osservato come questo aumento non riguardi allo stesso modo tutti gli sportivi della neve: «Lo osserviamo solo in coloro la cui motivazione principale è il brivido», spiega Pascal Haegeli. Questa correlazione non esiste per le persone che si muovono in modo eminentemente conservativo, che scalano una vetta soprattutto per la bellezza del paesaggio e che, idealmente, si rallegrano ancora per una distesa vergine di neve polverosa: costoro sembrano essere molto meno toccati dalla compensazione del rischio. È però importante capire che non siamo sempre all’interno della medesima categoria», sottolinea. «Quello che cerchiamo nelle gite con gli sci e nel freeride cambia costantemente. Dipende da chi ci accompagna, dalla nostra situazione nella vita, dalla nostra età o dalla nostra forma di quel giorno. Dobbiamo tener conto di questi cambiamenti.»

Irrinunciabili: ARTVA, pala e sonda

Secondo Haegeli, comunque, il fatto che la compensazione del rischio sia un effetto verificabile non deve diventare un argomento contro gli airbag da valanga. Piuttosto, dovremmo esserne consapevoli e integrarlo nella formazione sulle valanghe.

Il CAS la pensa in modo analogo: l’attrezzatura di base in un terreno valanghivo continua a comporsi di ARTVA, pala e sonda; tuttavia, gli airbag da valanga sono raccomandabili. In particolare chi va spesso alla ricerca della scarica di adrenalina dovrebbe confrontarsi in modo approfondito con la compensazione del rischio. Infatti, neppure l’airbag offre la garanzia di uscire indenni da un incidente da valanga. In 61 (20%) dei 307 incidenti analizzati tra il 1994 e il 2012, sebbene presente l’airbag non si è attivato – soprattutto perché non era stato utilizzato in modo corretto dall’utente. Haegeli sottolinea perciò che l’attivazione debba essere esercitata, così che in caso di vera emergenza l’airbag possa venir dispiegato senza doverci pensare. Con gli airbag dotati di sistema a ventola, questo esercizio può essere fatto sempre; per gli altri, meglio esercitarsi senza cartuccia. Inoltre, possiamo contrastare la compensazione del rischio abituandoci all’airbag, ad esempio rendendolo standard in ogni escursione, indipendentemente dal terreno sul quale ci muoveremo o da quanto riportato nel bollettino.

Airbag da valanga: sì grazie!

Undici mesi dopo l’incidente di Michael, durante la sua prima escursione discutiamo a lungo sugli airbag da valanga. La domanda non è più tanto «sì o no», bensì quale, esattamente. Oggi la scelta è vasta, e c’è qualcosa per ogni gusto. Al tempo stesso, un’occhiata alla gamba di Michael ci ricorda che neppure l’airbag da valanga rappresenta una protezione contro una caduta o la collisione con un ostacolo. Seguiamo comodamente la stradina nel terreno pianeggiante, ben sapendo che evitare una valanga è sempre ancora la protezione migliore.

Gli studi sull’argomento

Haegeli, P., Rupf, R., e Karlen, B., in press, «Do avalanche airbags lead to riskier choices among backcountry and out-of-bounds skiers?», in: Journal of Outdoor Recreation and Tourism, https://doi.org/10.1016/j.jort.2019.100270

Haegeli, P., Falk, M., Procter, E., Zweifel, B., Jarry, F., Logan, S., Kronholm, K., Biskupič, M., e Brugger, H., «The effectiveness of avalanche airbags: Resuscitation», v. 85, 2014, p. 1197-1203, https://doi.org/10.1016/j.resuscitation.2014.05.025

Wolken, N. J., Zweifel, B., e Tschiesner, R., «Avalanche airbags and risk compensation: an empirical investigation», in: Proceedings of the 2014 International Snow Science Workshop, Banff, 2014, p. 957-962

I sistemi di airbag

L’airbag da valanga consente allo sciescursionista travolto da una valanga di «galleggiare» sulla massa nevosa. A tale scopo, al momento del distacco della valanga lo sciescursionista attiva l’airbag integrato nello zaino, che si gonfia in pochi secondi. La ragione fisica di questo galleggiamento è l’«effetto noce del Brasile», per il quale in un mezzo fluido, come una valanga, i corpi volumetricamente più grandi si spingono verso la superficie, mentre quelli più piccoli, capaci di accumularsi più vicini tra loro, finiscono sul fondo. Attualmente sono disponibili diversi sistemi di airbag, che fondamentalmente si suddividono in due gruppi: quelli attivati da cartucce e quelli dotati di ventilatori.

I sistemi a cartuccia

In questi sistemi, l’airbag viene gonfiato con aria compressa contenuta in una cartuccia. A seconda del produttore, queste contengono aria respirabile oppure azoto. Una volta utilizzata, la cartuccia deve essere ricaricata (cartucce di aria compressa) oppure sostituita (cartucce di azoto). L’operazione può essere fatta nei negozi di articoli sportivi o presso il fabbricante, e costa una ventina di franchi.

I sistemi a ventilatore

Come suggerisce il loro nome, questi sistemi funzionano con ventilatori azionati a batteria, che gonfiano l’airbag entro pochi secondi dalla sua attivazione. Ancora relativamente nuovi sul mercato, questi sistemi offrono una scelta limitata, a seconda del produttore sono più costosi e un po’ più pesanti. Per contro, l’airbag può venir gonfiato a piacimento.

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