Conflitti programmati tra pedoni e mountain biker

A proposito dell’articolo «In capanna su due ruote», in «Le Alpi» 06/2015.

Il numero di giugno della vostra rivista mi ha lasciato di stucco. Per far soldi e seguire una moda, il CAS non trova nulla di meglio che promuovere la mountain bike sui sentieri delle capanne. Il prossimo passo prevederà senz’altro l’obbligo di consumare all’arrivo, se non di pernottare o – peggio ancora – la riscossione di una tassa per l’utilizzo dei sentieri escursionistici. Senza ombra di dubbio, dopo la mancanza di coraggio durante la discussione sulle aree d’atterraggio, l’apertura dei sentieri alpini alle mountain bike è una trovata sensazionale. I conflitti tra pedoni e biker sono ormai programmati. Questi ultimi non fanno complimenti quanto al dove andare, a chiedere strada con rumorosi scampanellii, quando non con voce tonante, facendo passare l’importuno pedone per l’ultimo degli imbecilli. Il CAS, che dovrebbe salvaguardare i paesaggi di montagna e promuovere spostamenti puliti e sani, non trova nulla di meglio che fare ogni e qualsiasi cosa, sperando ovviamente di guadagnarci sopra. Il vecchio alpinista che sono, già esacerbato dalla problematica degli sciatori scaricati dagli elicotteri e da altre cose, trova conforto dalla vostra ultima trovata nelle sue dimissioni dal CAS, che ha inoltrato dopo 40 anni di appartenenza. Buona continuazione, ma senza di me!

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