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Edizione molto recente 2020/02

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I segnali fantasma confondono Gli ARTVA sono sensibili ai disturbi

Nelle escursioni con sci e racchette, smartphone, videocamere e GPS sono ormai irrinunciabili. Molti escursionisti non sanno però che questi dispositivi possono disturbare massicciamente gli ARTVA. Occorrono perciò distanze di sicurezza adeguate.

«La freccia mi spediva 35 metri in una direzione, poi 30 in quella opposta e improvvisamente non ricevevo più alcun segnale.» Lo scrive un alpinista esperto alla fabbricante di ARTVA Mammut. «Sospettare a causa di diversi segnali che nelle vicinanze ci possa essere una persona sepolta che lotta per la propria vita è piuttosto stressante», continua, e desidera sapere come questo possa accadere e cosa fare per evitare simili segnali fantasma in futuro. Il product manager responsabile della linea Barryvox della Mammut, Ilari Dammert, conosce bene queste richieste, perché negli ultimi anni le segnalazioni di segnali ARTVA erronei sono aumentate. Le cause sarebbero evidenti: «Da alcuni anni il numero dei dispositivi elettronici portati con sé durante le escursioni è ulteriormente aumentato, così come l’utilizzo degli smartphone durante le gite.»

Molti gli utenti poco sensibilizzati

Ilari Dammert afferma che, a dispetto della buona formazione della maggior parte di loro, non è raro che gli sciescursionisti siano insufficientemente sensibilizzati quanto alla sensibilità ai disturbi dei loro ARTVA. A paragone con le migliaia di utilizzi annuali, gli sono pervenuti solo pochi reclami, che sono tuttavia stati presi sul serio e analizzati senza eccezioni. Le nuove conoscenze sono costantemente prese in considerazione nello sviluppo ulteriore dei dispositivi. Analogo è anche l’approccio della Ortovox: «Il numero dei casi è effettivamente aumentato, e verifichiamo minuziosamente ogni feedback», dice Dieter Kotlaba, direttore del settore hardware dell’azienda. I produttori di ARTVA rammentano che gli escursionisti sono più sicuri nella neve quando sono consapevoli che l’apparecchio è in realtà un ricevitore radio altamente sensibile. Ciò nonostante, le avvertenze nei manuali e le raccomandazioni delle associazioni alpine in merito alle possibili fonti di disturbi non vengono prese sufficientemente sul serio e sono trascurate con negligenza. «Nel manuale dell’utente di tutti i prodotti Barryvox facciamo espressamente notare che la qualità della ricerca delle persone travolte mediante l’ARTVA implica anche la disciplina dell’utente», spiega Ilari Dammert. Quasi tutti i reclami potrebbero a posteriori essere spiegati con «fonti di disturbo» attribuibili all’utente. È vero che gli ARTVA di ultima generazione sono meno problematici dei loro predecessori; tuttavia, gli effetti fisici delle radiazioni elettromagnetiche di altri apparecchi o gli influssi di oggetti metallici non potranno mai essere completamente eliminati. «In questi casi, la disciplina dell’utente è tutto», conferma Dieter Kotlaba della Ortovox.

In generale, tutti i dispositivi elettronici – telefoni cellulari, lettori MP3, videocamere, apparecchi radio o GPS – generano campi elettromagnetici in grado di influenzare i segnali ricevuti dagli ARTVA. Inoltre, oggetti metallici come pale da valanga, sonde, bottoni magnetici e giacche riscaldabili, ma anche borracce e persino gli imballaggi delle bibite, possono ridurre la portata di emissione dei trasmettitori. Per tutti questi oggetti, l’ampiezza del disturbo dipende dalla distanza dall’ARTVA.

L’aspetto cruciale risiede nell’elevata sensibilità del ricevitore ARTVA, che deve essere in grado di individuare e valutare anche segnali molto deboli. Questo rende però i dispositivi altrettanto sensibili anche ai disturbi. Da un canto, durante una ricerca gli apparecchi elettronici possono essere all’origine di false indicazioni da parte dell’ARTVA. Se ad esempio uno smartphone viene tenuto vicino a un ARTVA in modalità di ricerca, accresce il rumore di fondo, riducendo la portata massima di ricezione e, conseguentemente, l’ampiezza della fascia di ricerca. Negli ARTVA con suono analogico, questi rumori di fondo sono bene udibili e facili da riconoscere. Ma in casi estremi, il rumore di fondo può anche simulare dei segnali, provocando dei cosiddetti segnali fantasma con indicazioni irrazionali di direzioni e distanza. «A causa della pellicola d’alluminio dei loro imballaggi, persino una bevanda alla frutta o una barretta energetica possono pregiudicare la potenza di emissione», spiega il product manager della Mammut.

Particolarmente sensibili in modalità di ricerca

Va in particolare osservato che gli ARTVA sono nettamente più sensibili in modalità di ricerca che non in emissione. Al fine di evitare i disturbi e di stare sul sicuro in caso di emergenza, tutti i fabbricanti raccomandano le stesse due precauzioni: in modalità di emissione, tutte le possibili fonti di disturbo devono essere mantenute a una distanza minima di 20 centimetri dall’ARTVA. «Possibilmente in modo tale che, anche in caso di sepoltura, non possano venire avvicinati o finire uno sopra l’altro», aggiunge Heinz-Robert Stocker, del produttore di ARTVA austriaco Pieps. Se ad esempio l’ARTVA viene riposto nella tasca sinistra dei pantaloni, lo smartphone deve stare in quella destra. In modalità di ricerca, le regole sono ancora più severe, poiché i dispositivi elettronici possono ridurre la sensibilità del ricevitore e ridurre così l’ampiezza della sua fascia di ricerca. «Una distanza di sicurezza di 50 centimetri» è la raccomandazione unanime di tutti i fabbricanti. Solo così è possibile evitare in maniera affidabile che l’ARTVA venga influenzato da fonti di disturbo. Per questa ragione, durante una ricerca è per esempio imperativo spegnere le action camera. La distanza tra queste, indossate sul casco o sul petto, e l’ARTVA non raggiungerà infatti mai il mezzo metro. E lo specialista della Mammut Ilari Dammert sgombra la via da un altro mito ampiamente diffuso: «Impostare il telefonino in modalità aereo in questi casi non serve a nulla! Rimane sempre un fattore di disturbo.»

ARTVA – le regole principali

In modalità di emissione:

Mantenere una distanza di almeno 20 centimetri dalle possibili fonti di disturbo.

Pensare alla sensibilità dell’ARTVA già nella preparazione, p.es.: smartphone nella tasca sinistra, ARTVA in quella destra dei pantaloni.

Verifica dell’ARTVA (emissione e ricezione) all’inizio della gita.

Utilizzare batterie con una capacità minima del 40%; niente accumulatori.

Un allenamento regolare è il modo migliore per essere preparati al meglio nonostante l’aumento degli avvisi (sul display) di segnali difettosi.

In modalità di ricerca:

Mantenere una distanza di 50 centimetri dalle fonti di disturbo, considerando che ogni centimetro in più migliora le prestazioni dell’ARTVA.

Se si è soli durante una ricerca, non spegnere il cellulare, ma allontanarsi dal dispositivo.

Anche gli smartphone in modalità aereo sono una fonte di disturbo.

Durante una ricerca, le action camera devono imperativamente essere spente.

Durante la chiamata d’emergenza con il telefono cellulare, mantenersi a una distanza minima di 25 metri dal luogo della ricerca.

I segnali fantasma confondono Gli ARTVA sono sensibili ai disturbi

Nelle escursioni con sci e racchette, smartphone, videocamere e GPS sono ormai irrinunciabili. Molti escursionisti non sanno però che questi dispositivi possono disturbare massicciamente gli ARTVA. Occorrono perciò distanze di sicurezza adeguate.

«La freccia mi spediva 35 metri in una direzione, poi 30 in quella opposta e improvvisamente non ricevevo più alcun segnale.» Lo scrive un alpinista esperto alla fabbricante di ARTVA Mammut. «Sospettare a causa di diversi segnali che nelle vicinanze ci possa essere una persona sepolta che lotta per la propria vita è piuttosto stressante», continua, e desidera sapere come questo possa accadere e cosa fare per evitare simili segnali fantasma in futuro. Il product manager responsabile della linea Barryvox della Mammut, Ilari Dammert, conosce bene queste richieste, perché negli ultimi anni le segnalazioni di segnali ARTVA erronei sono aumentate. Le cause sarebbero evidenti: «Da alcuni anni il numero dei dispositivi elettronici portati con sé durante le escursioni è ulteriormente aumentato, così come l’utilizzo degli smartphone durante le gite.»

Molti gli utenti poco sensibilizzati

Ilari Dammert afferma che, a dispetto della buona formazione della maggior parte di loro, non è raro che gli sciescursionisti siano insufficientemente sensibilizzati quanto alla sensibilità ai disturbi dei loro ARTVA. A paragone con le migliaia di utilizzi annuali, gli sono pervenuti solo pochi reclami, che sono tuttavia stati presi sul serio e analizzati senza eccezioni. Le nuove conoscenze sono costantemente prese in considerazione nello sviluppo ulteriore dei dispositivi. Analogo è anche l’approccio della Ortovox: «Il numero dei casi è effettivamente aumentato, e verifichiamo minuziosamente ogni feedback», dice Dieter Kotlaba, direttore del settore hardware dell’azienda. I produttori di ARTVA rammentano che gli escursionisti sono più sicuri nella neve quando sono consapevoli che l’apparecchio è in realtà un ricevitore radio altamente sensibile. Ciò nonostante, le avvertenze nei manuali e le raccomandazioni delle associazioni alpine in merito alle possibili fonti di disturbi non vengono prese sufficientemente sul serio e sono trascurate con negligenza. «Nel manuale dell’utente di tutti i prodotti Barryvox facciamo espressamente notare che la qualità della ricerca delle persone travolte mediante l’ARTVA implica anche la disciplina dell’utente», spiega Ilari Dammert. Quasi tutti i reclami potrebbero a posteriori essere spiegati con «fonti di disturbo» attribuibili all’utente. È vero che gli ARTVA di ultima generazione sono meno problematici dei loro predecessori; tuttavia, gli effetti fisici delle radiazioni elettromagnetiche di altri apparecchi o gli influssi di oggetti metallici non potranno mai essere completamente eliminati. «In questi casi, la disciplina dell’utente è tutto», conferma Dieter Kotlaba della Ortovox.

In generale, tutti i dispositivi elettronici – telefoni cellulari, lettori MP3, videocamere, apparecchi radio o GPS – generano campi elettromagnetici in grado di influenzare i segnali ricevuti dagli ARTVA. Inoltre, oggetti metallici come pale da valanga, sonde, bottoni magnetici e giacche riscaldabili, ma anche borracce e persino gli imballaggi delle bibite, possono ridurre la portata di emissione dei trasmettitori. Per tutti questi oggetti, l’ampiezza del disturbo dipende dalla distanza dall’ARTVA.

L’aspetto cruciale risiede nell’elevata sensibilità del ricevitore ARTVA, che deve essere in grado di individuare e valutare anche segnali molto deboli. Questo rende però i dispositivi altrettanto sensibili anche ai disturbi. Da un canto, durante una ricerca gli apparecchi elettronici possono essere all’origine di false indicazioni da parte dell’ARTVA. Se ad esempio uno smartphone viene tenuto vicino a un ARTVA in modalità di ricerca, accresce il rumore di fondo, riducendo la portata massima di ricezione e, conseguentemente, l’ampiezza della fascia di ricerca. Negli ARTVA con suono analogico, questi rumori di fondo sono bene udibili e facili da riconoscere. Ma in casi estremi, il rumore di fondo può anche simulare dei segnali, provocando dei cosiddetti segnali fantasma con indicazioni irrazionali di direzioni e distanza. «A causa della pellicola d’alluminio dei loro imballaggi, persino una bevanda alla frutta o una barretta energetica possono pregiudicare la potenza di emissione», spiega il product manager della Mammut.

Particolarmente sensibili in modalità di ricerca

Va in particolare osservato che gli ARTVA sono nettamente più sensibili in modalità di ricerca che non in emissione. Al fine di evitare i disturbi e di stare sul sicuro in caso di emergenza, tutti i fabbricanti raccomandano le stesse due precauzioni: in modalità di emissione, tutte le possibili fonti di disturbo devono essere mantenute a una distanza minima di 20 centimetri dall’ARTVA. «Possibilmente in modo tale che, anche in caso di sepoltura, non possano venire avvicinati o finire uno sopra l’altro», aggiunge Heinz-Robert Stocker, del produttore di ARTVA austriaco Pieps. Se ad esempio l’ARTVA viene riposto nella tasca sinistra dei pantaloni, lo smartphone deve stare in quella destra. In modalità di ricerca, le regole sono ancora più severe, poiché i dispositivi elettronici possono ridurre la sensibilità del ricevitore e ridurre così l’ampiezza della sua fascia di ricerca. «Una distanza di sicurezza di 50 centimetri» è la raccomandazione unanime di tutti i fabbricanti. Solo così è possibile evitare in maniera affidabile che l’ARTVA venga influenzato da fonti di disturbo. Per questa ragione, durante una ricerca è per esempio imperativo spegnere le action camera. La distanza tra queste, indossate sul casco o sul petto, e l’ARTVA non raggiungerà infatti mai il mezzo metro. E lo specialista della Mammut Ilari Dammert sgombra la via da un altro mito ampiamente diffuso: «Impostare il telefonino in modalità aereo in questi casi non serve a nulla! Rimane sempre un fattore di disturbo.»

ARTVA – le regole principali

In modalità di emissione:

Mantenere una distanza di almeno 20 centimetri dalle possibili fonti di disturbo.

Pensare alla sensibilità dell’ARTVA già nella preparazione, p.es.: smartphone nella tasca sinistra, ARTVA in quella destra dei pantaloni.

Verifica dell’ARTVA (emissione e ricezione) all’inizio della gita.

Utilizzare batterie con una capacità minima del 40%; niente accumulatori.

Un allenamento regolare è il modo migliore per essere preparati al meglio nonostante l’aumento degli avvisi (sul display) di segnali difettosi.

In modalità di ricerca:

Mantenere una distanza di 50 centimetri dalle fonti di disturbo, considerando che ogni centimetro in più migliora le prestazioni dell’ARTVA.

Se si è soli durante una ricerca, non spegnere il cellulare, ma allontanarsi dal dispositivo.

Anche gli smartphone in modalità aereo sono una fonte di disturbo.

Durante una ricerca, le action camera devono imperativamente essere spente.

Durante la chiamata d’emergenza con il telefono cellulare, mantenersi a una distanza minima di 25 metri dal luogo della ricerca.

I segnali fantasma confondono Gli ARTVA sono sensibili ai disturbi

Nelle escursioni con sci e racchette, smartphone, videocamere e GPS sono ormai irrinunciabili. Molti escursionisti non sanno però che questi dispositivi possono disturbare massicciamente gli ARTVA. Occorrono perciò distanze di sicurezza adeguate.

«La freccia mi spediva 35 metri in una direzione, poi 30 in quella opposta e improvvisamente non ricevevo più alcun segnale.» Lo scrive un alpinista esperto alla fabbricante di ARTVA Mammut. «Sospettare a causa di diversi segnali che nelle vicinanze ci possa essere una persona sepolta che lotta per la propria vita è piuttosto stressante», continua, e desidera sapere come questo possa accadere e cosa fare per evitare simili segnali fantasma in futuro. Il product manager responsabile della linea Barryvox della Mammut, Ilari Dammert, conosce bene queste richieste, perché negli ultimi anni le segnalazioni di segnali ARTVA erronei sono aumentate. Le cause sarebbero evidenti: «Da alcuni anni il numero dei dispositivi elettronici portati con sé durante le escursioni è ulteriormente aumentato, così come l’utilizzo degli smartphone durante le gite.»

Molti gli utenti poco sensibilizzati

Ilari Dammert afferma che, a dispetto della buona formazione della maggior parte di loro, non è raro che gli sciescursionisti siano insufficientemente sensibilizzati quanto alla sensibilità ai disturbi dei loro ARTVA. A paragone con le migliaia di utilizzi annuali, gli sono pervenuti solo pochi reclami, che sono tuttavia stati presi sul serio e analizzati senza eccezioni. Le nuove conoscenze sono costantemente prese in considerazione nello sviluppo ulteriore dei dispositivi. Analogo è anche l’approccio della Ortovox: «Il numero dei casi è effettivamente aumentato, e verifichiamo minuziosamente ogni feedback», dice Dieter Kotlaba, direttore del settore hardware dell’azienda. I produttori di ARTVA rammentano che gli escursionisti sono più sicuri nella neve quando sono consapevoli che l’apparecchio è in realtà un ricevitore radio altamente sensibile. Ciò nonostante, le avvertenze nei manuali e le raccomandazioni delle associazioni alpine in merito alle possibili fonti di disturbi non vengono prese sufficientemente sul serio e sono trascurate con negligenza. «Nel manuale dell’utente di tutti i prodotti Barryvox facciamo espressamente notare che la qualità della ricerca delle persone travolte mediante l’ARTVA implica anche la disciplina dell’utente», spiega Ilari Dammert. Quasi tutti i reclami potrebbero a posteriori essere spiegati con «fonti di disturbo» attribuibili all’utente. È vero che gli ARTVA di ultima generazione sono meno problematici dei loro predecessori; tuttavia, gli effetti fisici delle radiazioni elettromagnetiche di altri apparecchi o gli influssi di oggetti metallici non potranno mai essere completamente eliminati. «In questi casi, la disciplina dell’utente è tutto», conferma Dieter Kotlaba della Ortovox.

In generale, tutti i dispositivi elettronici – telefoni cellulari, lettori MP3, videocamere, apparecchi radio o GPS – generano campi elettromagnetici in grado di influenzare i segnali ricevuti dagli ARTVA. Inoltre, oggetti metallici come pale da valanga, sonde, bottoni magnetici e giacche riscaldabili, ma anche borracce e persino gli imballaggi delle bibite, possono ridurre la portata di emissione dei trasmettitori. Per tutti questi oggetti, l’ampiezza del disturbo dipende dalla distanza dall’ARTVA.

L’aspetto cruciale risiede nell’elevata sensibilità del ricevitore ARTVA, che deve essere in grado di individuare e valutare anche segnali molto deboli. Questo rende però i dispositivi altrettanto sensibili anche ai disturbi. Da un canto, durante una ricerca gli apparecchi elettronici possono essere all’origine di false indicazioni da parte dell’ARTVA. Se ad esempio uno smartphone viene tenuto vicino a un ARTVA in modalità di ricerca, accresce il rumore di fondo, riducendo la portata massima di ricezione e, conseguentemente, l’ampiezza della fascia di ricerca. Negli ARTVA con suono analogico, questi rumori di fondo sono bene udibili e facili da riconoscere. Ma in casi estremi, il rumore di fondo può anche simulare dei segnali, provocando dei cosiddetti segnali fantasma con indicazioni irrazionali di direzioni e distanza. «A causa della pellicola d’alluminio dei loro imballaggi, persino una bevanda alla frutta o una barretta energetica possono pregiudicare la potenza di emissione», spiega il product manager della Mammut.

Particolarmente sensibili in modalità di ricerca

Va in particolare osservato che gli ARTVA sono nettamente più sensibili in modalità di ricerca che non in emissione. Al fine di evitare i disturbi e di stare sul sicuro in caso di emergenza, tutti i fabbricanti raccomandano le stesse due precauzioni: in modalità di emissione, tutte le possibili fonti di disturbo devono essere mantenute a una distanza minima di 20 centimetri dall’ARTVA. «Possibilmente in modo tale che, anche in caso di sepoltura, non possano venire avvicinati o finire uno sopra l’altro», aggiunge Heinz-Robert Stocker, del produttore di ARTVA austriaco Pieps. Se ad esempio l’ARTVA viene riposto nella tasca sinistra dei pantaloni, lo smartphone deve stare in quella destra. In modalità di ricerca, le regole sono ancora più severe, poiché i dispositivi elettronici possono ridurre la sensibilità del ricevitore e ridurre così l’ampiezza della sua fascia di ricerca. «Una distanza di sicurezza di 50 centimetri» è la raccomandazione unanime di tutti i fabbricanti. Solo così è possibile evitare in maniera affidabile che l’ARTVA venga influenzato da fonti di disturbo. Per questa ragione, durante una ricerca è per esempio imperativo spegnere le action camera. La distanza tra queste, indossate sul casco o sul petto, e l’ARTVA non raggiungerà infatti mai il mezzo metro. E lo specialista della Mammut Ilari Dammert sgombra la via da un altro mito ampiamente diffuso: «Impostare il telefonino in modalità aereo in questi casi non serve a nulla! Rimane sempre un fattore di disturbo.»

ARTVA – le regole principali

In modalità di emissione:

Mantenere una distanza di almeno 20 centimetri dalle possibili fonti di disturbo.

Pensare alla sensibilità dell’ARTVA già nella preparazione, p.es.: smartphone nella tasca sinistra, ARTVA in quella destra dei pantaloni.

Verifica dell’ARTVA (emissione e ricezione) all’inizio della gita.

Utilizzare batterie con una capacità minima del 40%; niente accumulatori.

Un allenamento regolare è il modo migliore per essere preparati al meglio nonostante l’aumento degli avvisi (sul display) di segnali difettosi.

In modalità di ricerca:

Mantenere una distanza di 50 centimetri dalle fonti di disturbo, considerando che ogni centimetro in più migliora le prestazioni dell’ARTVA.

Se si è soli durante una ricerca, non spegnere il cellulare, ma allontanarsi dal dispositivo.

Anche gli smartphone in modalità aereo sono una fonte di disturbo.

Durante una ricerca, le action camera devono imperativamente essere spente.

Durante la chiamata d’emergenza con il telefono cellulare, mantenersi a una distanza minima di 25 metri dal luogo della ricerca.

I segnali fantasma confondono Gli ARTVA sono sensibili ai disturbi

Nelle escursioni con sci e racchette, smartphone, videocamere e GPS sono ormai irrinunciabili. Molti escursionisti non sanno però che questi dispositivi possono disturbare massicciamente gli ARTVA. Occorrono perciò distanze di sicurezza adeguate.

«La freccia mi spediva 35 metri in una direzione, poi 30 in quella opposta e improvvisamente non ricevevo più alcun segnale.» Lo scrive un alpinista esperto alla fabbricante di ARTVA Mammut. «Sospettare a causa di diversi segnali che nelle vicinanze ci possa essere una persona sepolta che lotta per la propria vita è piuttosto stressante», continua, e desidera sapere come questo possa accadere e cosa fare per evitare simili segnali fantasma in futuro. Il product manager responsabile della linea Barryvox della Mammut, Ilari Dammert, conosce bene queste richieste, perché negli ultimi anni le segnalazioni di segnali ARTVA erronei sono aumentate. Le cause sarebbero evidenti: «Da alcuni anni il numero dei dispositivi elettronici portati con sé durante le escursioni è ulteriormente aumentato, così come l’utilizzo degli smartphone durante le gite.»

Molti gli utenti poco sensibilizzati

Ilari Dammert afferma che, a dispetto della buona formazione della maggior parte di loro, non è raro che gli sciescursionisti siano insufficientemente sensibilizzati quanto alla sensibilità ai disturbi dei loro ARTVA. A paragone con le migliaia di utilizzi annuali, gli sono pervenuti solo pochi reclami, che sono tuttavia stati presi sul serio e analizzati senza eccezioni. Le nuove conoscenze sono costantemente prese in considerazione nello sviluppo ulteriore dei dispositivi. Analogo è anche l’approccio della Ortovox: «Il numero dei casi è effettivamente aumentato, e verifichiamo minuziosamente ogni feedback», dice Dieter Kotlaba, direttore del settore hardware dell’azienda. I produttori di ARTVA rammentano che gli escursionisti sono più sicuri nella neve quando sono consapevoli che l’apparecchio è in realtà un ricevitore radio altamente sensibile. Ciò nonostante, le avvertenze nei manuali e le raccomandazioni delle associazioni alpine in merito alle possibili fonti di disturbi non vengono prese sufficientemente sul serio e sono trascurate con negligenza. «Nel manuale dell’utente di tutti i prodotti Barryvox facciamo espressamente notare che la qualità della ricerca delle persone travolte mediante l’ARTVA implica anche la disciplina dell’utente», spiega Ilari Dammert. Quasi tutti i reclami potrebbero a posteriori essere spiegati con «fonti di disturbo» attribuibili all’utente. È vero che gli ARTVA di ultima generazione sono meno problematici dei loro predecessori; tuttavia, gli effetti fisici delle radiazioni elettromagnetiche di altri apparecchi o gli influssi di oggetti metallici non potranno mai essere completamente eliminati. «In questi casi, la disciplina dell’utente è tutto», conferma Dieter Kotlaba della Ortovox.

In generale, tutti i dispositivi elettronici – telefoni cellulari, lettori MP3, videocamere, apparecchi radio o GPS – generano campi elettromagnetici in grado di influenzare i segnali ricevuti dagli ARTVA. Inoltre, oggetti metallici come pale da valanga, sonde, bottoni magnetici e giacche riscaldabili, ma anche borracce e persino gli imballaggi delle bibite, possono ridurre la portata di emissione dei trasmettitori. Per tutti questi oggetti, l’ampiezza del disturbo dipende dalla distanza dall’ARTVA.

L’aspetto cruciale risiede nell’elevata sensibilità del ricevitore ARTVA, che deve essere in grado di individuare e valutare anche segnali molto deboli. Questo rende però i dispositivi altrettanto sensibili anche ai disturbi. Da un canto, durante una ricerca gli apparecchi elettronici possono essere all’origine di false indicazioni da parte dell’ARTVA. Se ad esempio uno smartphone viene tenuto vicino a un ARTVA in modalità di ricerca, accresce il rumore di fondo, riducendo la portata massima di ricezione e, conseguentemente, l’ampiezza della fascia di ricerca. Negli ARTVA con suono analogico, questi rumori di fondo sono bene udibili e facili da riconoscere. Ma in casi estremi, il rumore di fondo può anche simulare dei segnali, provocando dei cosiddetti segnali fantasma con indicazioni irrazionali di direzioni e distanza. «A causa della pellicola d’alluminio dei loro imballaggi, persino una bevanda alla frutta o una barretta energetica possono pregiudicare la potenza di emissione», spiega il product manager della Mammut.

Particolarmente sensibili in modalità di ricerca

Va in particolare osservato che gli ARTVA sono nettamente più sensibili in modalità di ricerca che non in emissione. Al fine di evitare i disturbi e di stare sul sicuro in caso di emergenza, tutti i fabbricanti raccomandano le stesse due precauzioni: in modalità di emissione, tutte le possibili fonti di disturbo devono essere mantenute a una distanza minima di 20 centimetri dall’ARTVA. «Possibilmente in modo tale che, anche in caso di sepoltura, non possano venire avvicinati o finire uno sopra l’altro», aggiunge Heinz-Robert Stocker, del produttore di ARTVA austriaco Pieps. Se ad esempio l’ARTVA viene riposto nella tasca sinistra dei pantaloni, lo smartphone deve stare in quella destra. In modalità di ricerca, le regole sono ancora più severe, poiché i dispositivi elettronici possono ridurre la sensibilità del ricevitore e ridurre così l’ampiezza della sua fascia di ricerca. «Una distanza di sicurezza di 50 centimetri» è la raccomandazione unanime di tutti i fabbricanti. Solo così è possibile evitare in maniera affidabile che l’ARTVA venga influenzato da fonti di disturbo. Per questa ragione, durante una ricerca è per esempio imperativo spegnere le action camera. La distanza tra queste, indossate sul casco o sul petto, e l’ARTVA non raggiungerà infatti mai il mezzo metro. E lo specialista della Mammut Ilari Dammert sgombra la via da un altro mito ampiamente diffuso: «Impostare il telefonino in modalità aereo in questi casi non serve a nulla! Rimane sempre un fattore di disturbo.»

ARTVA – le regole principali

In modalità di emissione:

Mantenere una distanza di almeno 20 centimetri dalle possibili fonti di disturbo.

Pensare alla sensibilità dell’ARTVA già nella preparazione, p.es.: smartphone nella tasca sinistra, ARTVA in quella destra dei pantaloni.

Verifica dell’ARTVA (emissione e ricezione) all’inizio della gita.

Utilizzare batterie con una capacità minima del 40%; niente accumulatori.

Un allenamento regolare è il modo migliore per essere preparati al meglio nonostante l’aumento degli avvisi (sul display) di segnali difettosi.

In modalità di ricerca:

Mantenere una distanza di 50 centimetri dalle fonti di disturbo, considerando che ogni centimetro in più migliora le prestazioni dell’ARTVA.

Se si è soli durante una ricerca, non spegnere il cellulare, ma allontanarsi dal dispositivo.

Anche gli smartphone in modalità aereo sono una fonte di disturbo.

Durante una ricerca, le action camera devono imperativamente essere spente.

Durante la chiamata d’emergenza con il telefono cellulare, mantenersi a una distanza minima di 25 metri dal luogo della ricerca.

I segnali fantasma confondono Gli ARTVA sono sensibili ai disturbi

Nelle escursioni con sci e racchette, smartphone, videocamere e GPS sono ormai irrinunciabili. Molti escursionisti non sanno però che questi dispositivi possono disturbare massicciamente gli ARTVA. Occorrono perciò distanze di sicurezza adeguate.

«La freccia mi spediva 35 metri in una direzione, poi 30 in quella opposta e improvvisamente non ricevevo più alcun segnale.» Lo scrive un alpinista esperto alla fabbricante di ARTVA Mammut. «Sospettare a causa di diversi segnali che nelle vicinanze ci possa essere una persona sepolta che lotta per la propria vita è piuttosto stressante», continua, e desidera sapere come questo possa accadere e cosa fare per evitare simili segnali fantasma in futuro. Il product manager responsabile della linea Barryvox della Mammut, Ilari Dammert, conosce bene queste richieste, perché negli ultimi anni le segnalazioni di segnali ARTVA erronei sono aumentate. Le cause sarebbero evidenti: «Da alcuni anni il numero dei dispositivi elettronici portati con sé durante le escursioni è ulteriormente aumentato, così come l’utilizzo degli smartphone durante le gite.»

Molti gli utenti poco sensibilizzati

Ilari Dammert afferma che, a dispetto della buona formazione della maggior parte di loro, non è raro che gli sciescursionisti siano insufficientemente sensibilizzati quanto alla sensibilità ai disturbi dei loro ARTVA. A paragone con le migliaia di utilizzi annuali, gli sono pervenuti solo pochi reclami, che sono tuttavia stati presi sul serio e analizzati senza eccezioni. Le nuove conoscenze sono costantemente prese in considerazione nello sviluppo ulteriore dei dispositivi. Analogo è anche l’approccio della Ortovox: «Il numero dei casi è effettivamente aumentato, e verifichiamo minuziosamente ogni feedback», dice Dieter Kotlaba, direttore del settore hardware dell’azienda. I produttori di ARTVA rammentano che gli escursionisti sono più sicuri nella neve quando sono consapevoli che l’apparecchio è in realtà un ricevitore radio altamente sensibile. Ciò nonostante, le avvertenze nei manuali e le raccomandazioni delle associazioni alpine in merito alle possibili fonti di disturbi non vengono prese sufficientemente sul serio e sono trascurate con negligenza. «Nel manuale dell’utente di tutti i prodotti Barryvox facciamo espressamente notare che la qualità della ricerca delle persone travolte mediante l’ARTVA implica anche la disciplina dell’utente», spiega Ilari Dammert. Quasi tutti i reclami potrebbero a posteriori essere spiegati con «fonti di disturbo» attribuibili all’utente. È vero che gli ARTVA di ultima generazione sono meno problematici dei loro predecessori; tuttavia, gli effetti fisici delle radiazioni elettromagnetiche di altri apparecchi o gli influssi di oggetti metallici non potranno mai essere completamente eliminati. «In questi casi, la disciplina dell’utente è tutto», conferma Dieter Kotlaba della Ortovox.

In generale, tutti i dispositivi elettronici – telefoni cellulari, lettori MP3, videocamere, apparecchi radio o GPS – generano campi elettromagnetici in grado di influenzare i segnali ricevuti dagli ARTVA. Inoltre, oggetti metallici come pale da valanga, sonde, bottoni magnetici e giacche riscaldabili, ma anche borracce e persino gli imballaggi delle bibite, possono ridurre la portata di emissione dei trasmettitori. Per tutti questi oggetti, l’ampiezza del disturbo dipende dalla distanza dall’ARTVA.

L’aspetto cruciale risiede nell’elevata sensibilità del ricevitore ARTVA, che deve essere in grado di individuare e valutare anche segnali molto deboli. Questo rende però i dispositivi altrettanto sensibili anche ai disturbi. Da un canto, durante una ricerca gli apparecchi elettronici possono essere all’origine di false indicazioni da parte dell’ARTVA. Se ad esempio uno smartphone viene tenuto vicino a un ARTVA in modalità di ricerca, accresce il rumore di fondo, riducendo la portata massima di ricezione e, conseguentemente, l’ampiezza della fascia di ricerca. Negli ARTVA con suono analogico, questi rumori di fondo sono bene udibili e facili da riconoscere. Ma in casi estremi, il rumore di fondo può anche simulare dei segnali, provocando dei cosiddetti segnali fantasma con indicazioni irrazionali di direzioni e distanza. «A causa della pellicola d’alluminio dei loro imballaggi, persino una bevanda alla frutta o una barretta energetica possono pregiudicare la potenza di emissione», spiega il product manager della Mammut.

Particolarmente sensibili in modalità di ricerca

Va in particolare osservato che gli ARTVA sono nettamente più sensibili in modalità di ricerca che non in emissione. Al fine di evitare i disturbi e di stare sul sicuro in caso di emergenza, tutti i fabbricanti raccomandano le stesse due precauzioni: in modalità di emissione, tutte le possibili fonti di disturbo devono essere mantenute a una distanza minima di 20 centimetri dall’ARTVA. «Possibilmente in modo tale che, anche in caso di sepoltura, non possano venire avvicinati o finire uno sopra l’altro», aggiunge Heinz-Robert Stocker, del produttore di ARTVA austriaco Pieps. Se ad esempio l’ARTVA viene riposto nella tasca sinistra dei pantaloni, lo smartphone deve stare in quella destra. In modalità di ricerca, le regole sono ancora più severe, poiché i dispositivi elettronici possono ridurre la sensibilità del ricevitore e ridurre così l’ampiezza della sua fascia di ricerca. «Una distanza di sicurezza di 50 centimetri» è la raccomandazione unanime di tutti i fabbricanti. Solo così è possibile evitare in maniera affidabile che l’ARTVA venga influenzato da fonti di disturbo. Per questa ragione, durante una ricerca è per esempio imperativo spegnere le action camera. La distanza tra queste, indossate sul casco o sul petto, e l’ARTVA non raggiungerà infatti mai il mezzo metro. E lo specialista della Mammut Ilari Dammert sgombra la via da un altro mito ampiamente diffuso: «Impostare il telefonino in modalità aereo in questi casi non serve a nulla! Rimane sempre un fattore di disturbo.»

ARTVA – le regole principali

In modalità di emissione:

Mantenere una distanza di almeno 20 centimetri dalle possibili fonti di disturbo.

Pensare alla sensibilità dell’ARTVA già nella preparazione, p.es.: smartphone nella tasca sinistra, ARTVA in quella destra dei pantaloni.

Verifica dell’ARTVA (emissione e ricezione) all’inizio della gita.

Utilizzare batterie con una capacità minima del 40%; niente accumulatori.

Un allenamento regolare è il modo migliore per essere preparati al meglio nonostante l’aumento degli avvisi (sul display) di segnali difettosi.

In modalità di ricerca:

Mantenere una distanza di 50 centimetri dalle fonti di disturbo, considerando che ogni centimetro in più migliora le prestazioni dell’ARTVA.

Se si è soli durante una ricerca, non spegnere il cellulare, ma allontanarsi dal dispositivo.

Anche gli smartphone in modalità aereo sono una fonte di disturbo.

Durante una ricerca, le action camera devono imperativamente essere spente.

Durante la chiamata d’emergenza con il telefono cellulare, mantenersi a una distanza minima di 25 metri dal luogo della ricerca.

I segnali fantasma confondono Gli ARTVA sono sensibili ai disturbi

Nelle escursioni con sci e racchette, smartphone, videocamere e GPS sono ormai irrinunciabili. Molti escursionisti non sanno però che questi dispositivi possono disturbare massicciamente gli ARTVA. Occorrono perciò distanze di sicurezza adeguate.

«La freccia mi spediva 35 metri in una direzione, poi 30 in quella opposta e improvvisamente non ricevevo più alcun segnale.» Lo scrive un alpinista esperto alla fabbricante di ARTVA Mammut. «Sospettare a causa di diversi segnali che nelle vicinanze ci possa essere una persona sepolta che lotta per la propria vita è piuttosto stressante», continua, e desidera sapere come questo possa accadere e cosa fare per evitare simili segnali fantasma in futuro. Il product manager responsabile della linea Barryvox della Mammut, Ilari Dammert, conosce bene queste richieste, perché negli ultimi anni le segnalazioni di segnali ARTVA erronei sono aumentate. Le cause sarebbero evidenti: «Da alcuni anni il numero dei dispositivi elettronici portati con sé durante le escursioni è ulteriormente aumentato, così come l’utilizzo degli smartphone durante le gite.»

Molti gli utenti poco sensibilizzati

Ilari Dammert afferma che, a dispetto della buona formazione della maggior parte di loro, non è raro che gli sciescursionisti siano insufficientemente sensibilizzati quanto alla sensibilità ai disturbi dei loro ARTVA. A paragone con le migliaia di utilizzi annuali, gli sono pervenuti solo pochi reclami, che sono tuttavia stati presi sul serio e analizzati senza eccezioni. Le nuove conoscenze sono costantemente prese in considerazione nello sviluppo ulteriore dei dispositivi. Analogo è anche l’approccio della Ortovox: «Il numero dei casi è effettivamente aumentato, e verifichiamo minuziosamente ogni feedback», dice Dieter Kotlaba, direttore del settore hardware dell’azienda. I produttori di ARTVA rammentano che gli escursionisti sono più sicuri nella neve quando sono consapevoli che l’apparecchio è in realtà un ricevitore radio altamente sensibile. Ciò nonostante, le avvertenze nei manuali e le raccomandazioni delle associazioni alpine in merito alle possibili fonti di disturbi non vengono prese sufficientemente sul serio e sono trascurate con negligenza. «Nel manuale dell’utente di tutti i prodotti Barryvox facciamo espressamente notare che la qualità della ricerca delle persone travolte mediante l’ARTVA implica anche la disciplina dell’utente», spiega Ilari Dammert. Quasi tutti i reclami potrebbero a posteriori essere spiegati con «fonti di disturbo» attribuibili all’utente. È vero che gli ARTVA di ultima generazione sono meno problematici dei loro predecessori; tuttavia, gli effetti fisici delle radiazioni elettromagnetiche di altri apparecchi o gli influssi di oggetti metallici non potranno mai essere completamente eliminati. «In questi casi, la disciplina dell’utente è tutto», conferma Dieter Kotlaba della Ortovox.

In generale, tutti i dispositivi elettronici – telefoni cellulari, lettori MP3, videocamere, apparecchi radio o GPS – generano campi elettromagnetici in grado di influenzare i segnali ricevuti dagli ARTVA. Inoltre, oggetti metallici come pale da valanga, sonde, bottoni magnetici e giacche riscaldabili, ma anche borracce e persino gli imballaggi delle bibite, possono ridurre la portata di emissione dei trasmettitori. Per tutti questi oggetti, l’ampiezza del disturbo dipende dalla distanza dall’ARTVA.

L’aspetto cruciale risiede nell’elevata sensibilità del ricevitore ARTVA, che deve essere in grado di individuare e valutare anche segnali molto deboli. Questo rende però i dispositivi altrettanto sensibili anche ai disturbi. Da un canto, durante una ricerca gli apparecchi elettronici possono essere all’origine di false indicazioni da parte dell’ARTVA. Se ad esempio uno smartphone viene tenuto vicino a un ARTVA in modalità di ricerca, accresce il rumore di fondo, riducendo la portata massima di ricezione e, conseguentemente, l’ampiezza della fascia di ricerca. Negli ARTVA con suono analogico, questi rumori di fondo sono bene udibili e facili da riconoscere. Ma in casi estremi, il rumore di fondo può anche simulare dei segnali, provocando dei cosiddetti segnali fantasma con indicazioni irrazionali di direzioni e distanza. «A causa della pellicola d’alluminio dei loro imballaggi, persino una bevanda alla frutta o una barretta energetica possono pregiudicare la potenza di emissione», spiega il product manager della Mammut.

Particolarmente sensibili in modalità di ricerca

Va in particolare osservato che gli ARTVA sono nettamente più sensibili in modalità di ricerca che non in emissione. Al fine di evitare i disturbi e di stare sul sicuro in caso di emergenza, tutti i fabbricanti raccomandano le stesse due precauzioni: in modalità di emissione, tutte le possibili fonti di disturbo devono essere mantenute a una distanza minima di 20 centimetri dall’ARTVA. «Possibilmente in modo tale che, anche in caso di sepoltura, non possano venire avvicinati o finire uno sopra l’altro», aggiunge Heinz-Robert Stocker, del produttore di ARTVA austriaco Pieps. Se ad esempio l’ARTVA viene riposto nella tasca sinistra dei pantaloni, lo smartphone deve stare in quella destra. In modalità di ricerca, le regole sono ancora più severe, poiché i dispositivi elettronici possono ridurre la sensibilità del ricevitore e ridurre così l’ampiezza della sua fascia di ricerca. «Una distanza di sicurezza di 50 centimetri» è la raccomandazione unanime di tutti i fabbricanti. Solo così è possibile evitare in maniera affidabile che l’ARTVA venga influenzato da fonti di disturbo. Per questa ragione, durante una ricerca è per esempio imperativo spegnere le action camera. La distanza tra queste, indossate sul casco o sul petto, e l’ARTVA non raggiungerà infatti mai il mezzo metro. E lo specialista della Mammut Ilari Dammert sgombra la via da un altro mito ampiamente diffuso: «Impostare il telefonino in modalità aereo in questi casi non serve a nulla! Rimane sempre un fattore di disturbo.»

ARTVA – le regole principali

In modalità di emissione:

Mantenere una distanza di almeno 20 centimetri dalle possibili fonti di disturbo.

Pensare alla sensibilità dell’ARTVA già nella preparazione, p.es.: smartphone nella tasca sinistra, ARTVA in quella destra dei pantaloni.

Verifica dell’ARTVA (emissione e ricezione) all’inizio della gita.

Utilizzare batterie con una capacità minima del 40%; niente accumulatori.

Un allenamento regolare è il modo migliore per essere preparati al meglio nonostante l’aumento degli avvisi (sul display) di segnali difettosi.

In modalità di ricerca:

Mantenere una distanza di 50 centimetri dalle fonti di disturbo, considerando che ogni centimetro in più migliora le prestazioni dell’ARTVA.

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