Diritto alpino estraneo alla realtà

Le decisioni del Tribunale federale e le pubblicazioni giuridiche sono spesso addotte a sostegno delle valutazioni penali di incidenti in montagna e in giudizi civili, p. es. in relazione a prestazioni assicurative. Sarebbe perciò importante descrivere in maniera adeguata la realtà dell’alpinismo.

Un esempio, tratto dall’articolo di Claude Chatelain in «Le Alpi» 10/2013: «E anche gli sport della neve praticati fuori dalle piste marcate e i voli in parapendio con condizioni meteorologiche avverse sono atti temerari relativi con le corrispondenti conseguenze finanziarie.» A mio modo di vedere, il rischio comunemente associato allo sciescursionismo e al freeriding non è tuttavia paragonabile a dei «voli in parapendio con condizioni meteorologiche avverse». Secondo l’articolo, nella loro pubblicazione Legge federale sull’assicurazione contro gli infortuni. Potere giurisdizionale del Tribunale federale sul diritto in materia di assicurazioni sociali, Alexandra Rumo-Jungo e André Pierre Holzer citano alcuni esempi di atti temerari relativi: «Compie un atto temerario chi – pur essendo un alpinista perfettamente allenato e ottimamente formato – intende compiere la discesa dal Tirich Mir nello Hindukush, in una zona con grado di difficoltà II, senza legarsi.» Secondo la scala della UIAA, ciò corrisponde tuttavia a un comportamento consueto, e non rappresenta secondo me alcun atto temerario.

Concentrarsi sul fatto di legarsi o no in cordata è ad comunque insufficiente. Bisognerebbe anche tener conto della presenza di possibilità di assicurarsi, se legarsi in cordata in quel momento fosse effettivamente sensato, e se ad altri fattori, come ad esempio il rispetto di un orario, non fosse da assegnare una priorità maggiore rispetto al pericolo oggettivo. Una stima dei rischi corrispondente alla realtà dell’alpinismo rappresenterebbe comunque il presupposto di una valutazione adeguata degli incidenti in montagna.

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