Un portale per l’alta montagna Escursione mista al Mont Vélan

L’ascensione al Vélan è lunga. E può anche rivelarsi capricciosa. D’altra parte, vanta uno splendido itinerario misto sul confine tra il Vallese e la Valle d’Aosta.

La vigilia di Pasqua del 1947, verso le otto, una cordata della sezione Yverdon del CAS è in marcia verso il Vélan. I suoi nove membri hanno lasciato la capanna un’ora prima nonostante una meteo tra le più instabili. Inseguendo una cordata basilese, hanno attraversato il ghiacciaio di Tseudet, poi, ramponi ai piedi, affrontano il passaggio chiave della salita: il passo della Gouille. Uno di loro, Carlo Petitpierre, racconterà le sue impressioni in «Le Alpi» nel 1949: «Improvvisamente, il pendio si raddrizza e arriviamo ai piedi del passo. Dove sono le corde che dovrebbero facilitare l’ascensione? Sotto un metro di neve almeno. […] Davanti a noi, i basilesi arrancano nella neve profonda. Noi cerchiamo di passare un po’ più a sinistra. Non va molto meglio, e ben presto non va più del tutto. Con una traversata di fianco, diciamo alquanto strana, raggiungiamo la traccia. Ansimando forte, tastando, cercando punti d’appoggio più o meno stabili, riusciamo a raggiungere il passo. Amici, che vento! Serrati in uno spazio esiguo, dobbiamo attendere che il passaggio si liberi. Uno a uno, quelli che ci stanno davanti tentano la discesa. Si srotolano almeno 40 metri di corda. Il tempo passa, la nebbia, e poi il nevischio, ci assale da ogni lato. Ben presto la situazione si fa molto difficile, e il morso del freddo è crudele.»

Portale per l’alta montagna

Quel giorno, al pari di molti altri prima e dopo di loro, gli yverdoniani dovettero fare dietro front. Il Vélan si era sottratto agli assalti degli sciatori, sconfitti da questo piccolo passo dall’apparenza del tutto inoffensiva sulla carta nazionale.

Passaggio tecnico ludico e accessibile quando le condizioni lo permettono, il Col de la Gouille è in qualche modo il portale che si apre sul ghiacciaio di Valsorey, via sovrana verso la cima del Vélan. Comodo dal lato della capanna grazie alle catene e ai cavi in opera, questo passaggio può impressionare i meno avvezzi sul suo versante nevoso. Superatolo, coloro che ne hanno trovato la chiave hanno modo di assaporare l’atmosfera fatata dell’alta montagna. All’estremità di un sentiero la cui accessibilità non ne deve far dimenticare la lunghezza, gli sciatori sboccano su una cima dall’aria insolita. La sua cupola sommitale, a cavallo tra Svizzera e Italia, forma in effetti un’ampia piattaforma aerea dalla quale si gode una vista imprendibile sul vicino massiccio dei Combins.

Un canalone nel ghiacciaio

Seconda difficoltà tecnica dell’itinerario del Vélan, un canalone a 40 gradi, largo e poco esposto, consente di evitare una seconda visita al passo della Gouille al momento della discesa. Questo magnifico toboga, situato nel bel mezzo del ghiacciaio di Valsorey, è destinato ad affascinare i migliori sciatori. Per i meno agguerriti – e purché le condizioni della neve siano quelle giuste e che gli orari siano rispettati – sarà un’opportunità per iniziarsi ai pendii ripidi.

Gli sfortunati che, al pari della cordata di Yverdon del 1947, avranno dovuto subire la legge del passo della Gouille, prima di far ritorno a Bourg-St-Pierre non mancheranno di ammirare un’ultima volta l’insolita Cabane du Vélan – ammesso di poterla distinguere! Sì, poiché la sua futurista forma ovoidale le conferisce il potere di sparire alla vista degli escursionisti non dotati di occhi di lince.

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