Fianchi dirupati e laghi gelati Con gli sci da Bedretto alla Valle Maggia

Simile a una stalla troppo cresciuta, la Capanna Cristallina sorge sul passo omonimo. La si raggiunge facilmente – ma i suoi dintorni sono selvaggi e marcatamente alpini.

Perché poi sempre al Cristallina, non lo saprebbe neppure spiegare con esattezza. Forse è semplicemente bello e mai troppo frequentato. Markus Müller, sciescursionista appassionato, non è uomo dalle molte parole. Ma pensandoci bene, ha ragioni da vendere. Facilmente raggiungibile e ciò nonostante marcatamente alpina: ecco la regione. «Salgo sul treno a Basilea o a Berna e in appena tre ore sono ad Airolo. E mentre sul Gottardo una valanga di lamiera si accumula, io sto già calzando gli sci.» Ama il terreno selvaggio delle montagne che separano la Val Bedretto dalla Valle Maggia e le numerose opzioni di discesa. E poi, la capanna. Davvero confortevole, con una vista stupenda. Gli osti semplici, scevri da atteggiamenti militareschi. Savoir-vivre meridionale, appunto.

Markus fa il passo, seguito da tre amici cui vuol far conoscere più da vicino il suo piccolo paradiso. Un vento dolce spira tra i larici, sgravandoli qua e là dal peso della neve. Cristalli di ghiaccio luccicano nell’aria tersa. Le baite degli alpeggi indossano alte cuffie, simili a berretti a punta. A un certo punto, il ripido versante della valle si apre in un’ampia e distesa conca d’alta montagna, sulla quale irradia un cielo di un blu elettrico. La luce si riflette nei volti – tanto più sapendo che a nord delle Alpi infuria il maltempo. Qui, però, arde il sole. A un punto tale che, ben presto, una parte considerevole dell’abbigliamento è appesa agli zaini. Markus ha optato per raggiungere la Capanna Cristallina partendo da All’Acqua. Il percorso è un po’ più lungo rispetto a quello di Ossasco, ma secondo lui il paesaggio è più grazioso. E permette inoltre di mettersi in tasca due cime. Gli amici si lasciano guidare volentieri. Sono felici di essere sfuggiti al grigiore della città e fanno golosamente il pieno di colori luminosi, del profumo di pietra e neve, della quiete che li circonda.

Due puntini nel mare di vette

Se solo Markus tendesse a salire un po’ meno. E la quota e il caldo inconsueti fanno anch’essi la loro parte. Il gruppo compatto trascura le importanti pause per bere, e ben presto Rainer accusa il mal di testa. Con un’andatura più lenta e più pause dedicate all’idratazione le cose vanno subito meglio.

Al passaggio dalla Val Cavagnolo al Vallone di Vallegia siamo attratti da una breve deviazione fino al Poncione Val Piana, con la sua magnifica vista sulla Val Bedretto.

La discesa lungo il Ghiacciaio di Vallegia è troppo breve per essere definita un piacere. Ma che impressione quel paesaggio dove i dirupati fianchi delle montagne descrivono un anfiteatro.

Due puntini neri avanzano da est incontro al gruppo. Sembra quasi una gara di corsa. Idalgo Ferretti, il custode della capanna, marcia a ritmo serrato, ma non riesce a tenere il passo di Zoe, il suo cane da pecore. Deve scendere urgentemente a valle, si scusa: ma la sua Eliana è su.

E in un batter d’occhio, Idalgo e Zoe tornano a essere due puntini nel mare di vette. Che cresce metro dopo metro verso il Passo della Cima di Lago dove trova il proprio coronamento con la Cima di Lago. Questa vetta gli piace ancor più del Cristallina, ammette Markus, per la sua impressionante vista a precipizio sulla Valle Maggia e sul bastione ghiacciato del Basòdino. Anche i tre amici ammirano affascinati il precipizio. Poi, delle raffiche di vento ascendente invitano a rimettersi in cammino. Le pelli riposte nello zaino, la compagnia scivola lungo una solitaria prateria innevata verso la Capanna Cristallina.

La «Barchessa» – una capannone del tutto speciale

Ad alcuni, la struttura a casse della capanna può apparire come un corpo estraneo. Con gli anni, tuttavia, il legno ha assunto il colore della pietra, e l’edificio si fonde sempre più con il suo ambiente. La capanna precedente sorgeva circa 200 metri più in basso, ma fu distrutta due volte dalle valanghe. Una perizia appurò che la quota del passo era più sicura. Il concorso indetto dal CAS ottenne 142 candidature. Il tema stimolava molti architetti. I nostalgici avrebbero preferito un monolito, gli ecologisti una caverna sotto terra, gli adepti della hi-tech una futuristica struttura in vetro. La giuria scelse il progetto «Barchessa», dello studio muraltese Baserga e Mozzetti. Il termine «barchessa» soleva indicare un edificio rurale basso e allungato. L’inaugurazione ebbe luogo nel 2003. Gli spazi parlano da sé: sala luminosa, dormitori gradevolmente piccoli, la vista dalle finestre spazia sul Lago Sfundau e sul Basòdino ghiacciato. Idalgo Ferretti, un tempo responsabile delle capanne CAS del Ticino, partecipò alla costruzione.

Da allora, questo luganese ne è il custode, mentre sua moglie Eliana si occupa della cucina. Davvero gustosa, come Markus e i suoi amici convengono. Eliana serve una quiche ricoperta di formaggio saporito, e gli amici non cedono miseramente all’offerta di un supplemento. Il bicchiere della staffa si gusta fuori, sulla terrazza dell’ingresso, nonostante il freddo pungente. I fianchi dei 2911 metri del Cristallina luccicano spettrali sotto il cielo stellato. È la meta della merenda dell’indomani, prima di puntare, tra laghi gelati e rocce dirupate, in direzione del Basòdino.

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