Himalaya: Un'avventura

Renata Rossi, SFAC Engiadina GR

( Con la Spedizione alpinistica italiana all' Annapurna I, settembre—novembre igyy1 Himalaya... quale alpinista non ha almeno per una volta sognato di conoscere da vicino odi salire una di queste altissime vette?

Herzog, Bonington, Hillary, Messner, Gogna... Dai loro racconti ho appreso i nomi delle più prestigiose cime... Everest, Annapurna, Dhaulagiri, Makalu... Nomi che un giorno parevano lontanissimi, confinati al limite della mia fantasia. Il mondo himalayano era talmente distante, così irraggiungibile da rappresentare per me un sogno, null' altro che un bellissimo sogno...

E tale sarebbe rimasto se non avessi conosciuto Francesco.

I L' Annapurna III è una montagna di 7577 metri. E stata conquistata per la prima volta il 6 maggio 1961 da una spedizione indiana che, salito il colle con il Gangapurna a q. 6800 dal versante della Marsyandi Khola, raggiunse la cima lungo la cresta NO.

II igmaggio 1970 fu nuovamente conquistata da una fortissima spedizione femminile giapponese: le alpiniste nipponiche raggiunsero il colle con il Gangapurna dal versante opposto alla Marsyandi-Khola, precisamente dalla Valle del Modi Khola, e raggiunsero la vetta per la cresta NO.

La nostra spedizione ha seguito, nella salita alla cima, la via delle Giapponesi, considerata in quel momento l' itinerario meno pericoloso e più « abbordabile » e considerato anche il tempo a nostra disposizione.

Un amico mi aveva parlato di lui:

- Francesco Santon sta organizzando una spedizione extra-europea. Himalaya del Nepal: Annapurna III ( 7577 m ). Sta cercando delle alpini-ste.Vuole realizzare un team misto; per la prima volta a livello nazionale una spedizione himalayana con delle ragazze...

Incontro Francesco e gli parlo di me, della mia vita in montagna. Discutiamo della spedizione:

- Ci proponiamo di avvicinare all' ambiente himalayano un nutrito gruppo di alpinisti. In pratica intendiamo impostare un nuovo concetto di alpinismo extra-europeo con mete di un certo impegno per tutti quegli alpinisti che dispongono di una adeguata conoscenza tecnica oltre ovviamente dell' allenamento necessario... un discorso corale, quindi, senza divismo, nel quale tutti debbono adoperarsi per il raggiungimento della meta...

Uno spirito nuovo, un tentativo di alpinismo diverso. Francesco mi propone di andare con loro. Che fare? Ho molti problemi da risolvere ancora, ma l' occasione è troppo « unica ».

1 mesi trascorrono d' un fiato.

Domenica i 8 settembre, aeroporto di Linate.

Ci siamo tutti: 27 alpinisti provenienti da diverse regioni italiane: cinque alpiniste, una dotto-ressa e una collaboratrice del medico sono tra questi: Tiziana di Trieste ( 25 anni ) Riccarda di Udine ( 23 anni ) Claudia e Maria Grazia di Venezia ( 22 e 25 anni ) ed io, Renata della Bregaglia ( 24 anni )... Kiki è la fisiologa ( 54 anni ) e Marietta di Courmayeur è la instancabile assistente del Dottor Bassi2.

C' è molta confusione. E l' emozione è grande. Per Franco e per me inizia la più bella avventura alpinistica e umana dei giorni finora vissuti insieme... ci aspetta il Nepal, l' Himalaya, la « nostra » montagna, ci aspetta un' esperienza che fino a 2 Accompagna la spedizione anche una equipe di ricercatori dell' Università di Padova; i cinque studiosi svolgeranno un' indagine a carattere biologico e naturalistico durante la marcia di avvicinamento e al campo base.

poco tempo prima pareva esser relegata tra i sogni.

Giungiamo a Katmandu, capitale del Nepal, il giorno seguente. Siamo un poco frastornati... per molti di noi è il primo volo. All' uscita l' aeroporto veniamo accolti festosamente dai nostri Sherpa, che ci offrono in segno di benvenuto profumate collane di fiori. Siamo commossi. Tiziana piange di gioia.

Nei giorni che seguono, in attesa che arrivi tutto il bagaglio della spedizione, abbiamo molto tempo libero a disposizione.Visitiamo la città e i centri minori della valle di Katmandu: Patan, Badghaon... a piedi, in tassi,in bicicletta... Siamo a contatto di una civiltà estremamente diversa dalla nostra. Superati i primi momenti difficili di adattamento, ci troviamo a nostro agio in questo caleidoscopico mondo di colori, di odori, di suoni, di profumi d' Oriente. Ciò che maggiormente ci colpisce è la straordinaria calma di queste Genti, la serenità con la quale affrontano la vita, giorno dopo giorno, senza preoccupazione alcuna per ciò che li attenderà domani.

26 settembre. Si parte per Pokhara su uno scassa-tissimo bus e ci ritroviamo tutti e 27 con gli r r sherpa e gli aiuto-cuochi. Ci attende un viaggio di 7,8 ore attraverso verdi e rigogliose vallate. La sera siamo alloggiati in un elegante Hotel della cittadina, dove facciamo la conoscenza di un gruppo di turisti svizzeri, che hanno in programma la risalita di una caratteristica valle, la Kaly Gandaky...

2j settembre I y ottobre La marcia di avvicinamento a piedi, da Pokhara al Campo base l' Annapurna III ci impegna per ben i i giorni. Purtroppo il tempo non è dei migliori, la coda del Monsone ci regala una pioggia dopo l' altra e tante, tantissime sanguisughe. Questi fastidiosi animaletti, lunghi poco più di uno spillo e molto sottili, si attaccano alla nostra pelle per succhiare il sangue e non se ne vanno fino a quando sono pieni, lasciando il più delle volte una gran macchia rossa sulla pelle.

Incontriamo fiumi impetuosi, il cui guado è im- possibile senza un' adeguata attrezzatura. Senza le corde e gli improvvisati ponti di bambù anche i nostri 270 e più portatori non ce l' avrebbero fatta. Giorno dopo giorno risaliamo le vallate. Nau-danda, il passo di Kare, Lumie, Chandrakat, Bi-retanti, Ulleri, il passo di Gorapani, Chomro, ultimo grande villaggio della valle del Modi Kola. Poi la foresta, stupenda, Hinko-Cave e su, verso il Machapuchare base-camp fino al nostro Campo base, a quota 4010, al cospetto dell' imponente Annapurna III e del vicino Gangapurna. Finalmente la nostra montagna. È qui, di fronte a noi, altissima, quasi beffarda « che cosa vorranno questi piccoli uomini indifesi da me » pare ci dica, mo-strandoci i suoi tormentati e insidiosi ghiacci, i suoi enormi seracchi sospesi, le sue candide e lunghissime creste innevate.

io ottobre. Ieri è stato trovato un buon posto per piantare il Campo I, a quota 4650 su una morena. Oggi salgo con Franco ed altri compagni per rifor-nire il nuovo campo di viveri e materiali.

Lo spettacolo che ci si presenta dinanzi, una volta superata la fronte del ghiacciaio, è grandioso. Un nodo alla gola, un' emozione grande, quello che avevo letto e visto nei libri sull' Hima è realtà: ci stiamo pian piano avvicinando al grande colosso di ghiacci.

13 ottobre. Il percorso verso il Campo II è stato attrezzato. Ora che il secondo Campo è in piedi ( a quota 5000, sopra la prima seraccata ) tocca ad altri darsi da fare per cercare un itinerario in quel labirinto di ghiacci che è la parte inferiore del nostro percorso alla vetta. Dapprima Luigino, poi Giorgio e Pierino forzano enormi seracchi, attrezzano con scalette e segnano la via. Franco ed io intanto ci occupiamo del rifornimento al Campo II. Gli zaini sono sempre pesanti, la fatica a quella quota non è indifferente, ma la ricompensa a tutto ciò è il paesaggio che ci circonda: siamo nel cuore del ghiacciaio, circondati da alte torri bianchissime. Il sole scalda e le creste delle cime vicine brillano come grandi cristalli trasparenti.

14 ottobre. Di nuovo saliamo, dal Campo I, al Campo II con viveri e materiali. Siamo stanchi.

Alla sera una buona notizia: per radio veniamo a sapere che è stato trovato un buon posto per piantare il Campo III, oltre la seconda grande seraccata. Giorgio e Pierino ce l' hanno fatta, sembrava impossibile quel maledetto labirinto.

ij ottobre. Ieri siamo saliti al Campo II per rimanere. Oggi saliamo con altri viveri e materiali al Campo III, a quota 5400. Il tempo è bello; la sera ritorniamo al II.

ig ottobre. Al Campo III, dove siamo da ieri, arrivano anche Luigino, Pino e Giacomo. Nevica. Loro rimarranno quassù e continueranno verso il Campo IV, a quota 6000, sotto la parete ovest: c' è da portare il materiale per attrezzare il campo e proseguire verso il Campo V, che pensiamo di piantare al colle con il Gangapurna, a quota 6800.

Con una stretta di mano saluto Luigino... a presto, auguri... poi scendo con Franco verso il Campo I, dove riposerò un paio di giorni.

23 ottobre. Luigino e Pino con uno sherpa raggiungono la vetta dell' Annapurna III. Intanto una seconda cordata, Pierino e Giorgio, sta salendo verso il colle. Domani saranno anche loro in vetta.

Franco ed io, con diversi compagni, siamo al Campo III. La gioia di tutti è grande. Domani saliremo anche noi al campo IV, poi al Campo V e poi... se tutto fin lì andrà bene... la cima!

La sera è fredda ma luminosa. La luna è uscita dietro il Machapuchare, di fronte a noi, grande e lucente. Pensiamo alla nostra valle, ai nostri monti lontani e un gran desiderio di rivederli presto ci assale. La notte è gelida - un vento forte si alza d' improvviso e per ore scuote le tende.

24 ottobre. Con il primo collegamento radio la notizia...cruda.

Nessuno vuole credere: Luigino è caduto nella discesa dalla vetta. Quattrocento, cinquecento metri di scivolata sul ghiacciaio e poi più nulla. I suoi compagni sono rientrati al Campo IV, di-strutti. Luciano e Franco Piana, che aspettavano su al IV, con Guido, vanno alla ricerca di Luigino. Intanto noi saliamo dal Campo III verso di loro. Portiamo ossigeno e medicinali. Dentro il cuore un' ultima speranza di ritrovarlo, ferito, ma vivo.

Siamo al Campo IV. Tornano Guido, Franco Piana e Luciano. Luigino non è più: è in un crepaccio, lassù, sotto il colle... senza vita.

-Una tomba di ghiaccio... lo abbiamo sepolto così, sono le parole di Guido.

Poi più nulla, non serve dire altro. Il dolore è grande, la rabbia è più grande. Perché? è una domanda che ci morde dentro.

Ieri la sua gioia era grande, sulla cima, oggi tutto è finito. Oggi è solo gelo, silenzio, silenzio, solo silenzio...

26 ottobre. Campo base - Luciano e Franco Piana sono rimasti al Campo IV ad attendere Giorgio e Pierino che due giorni fa hanno raggiunto la vetta, ignari di quanto è successo a Luigino.

Oggi dovrebbero scendere. Con il collegamento radio di mezzogiorno scatta l' allarme: Pierino si è infortunato nel scendere dal Colle. Occor-rono aiuti, subito.

Di nuovo in cammino. Sono con Franco, Piero, Vittorio e Guido. La sera raggiungiamo il Campo I. Domani saliremo al Campo III, verso gli altri che stanno scendendo con il ferito.

27~3° ottobre. Pierino ha una gamba fratturata, le dita delle mani e dei piedi in grave stato di congelamento. Anche Giorgio, il suo compagno, ha inizi di congelamento agli arti inferiori.

Per quattro giorni siamo impegnati a trasportare Pierino a valle, verso il Campo base. Il percorso sul ghiacciaio è difficile e tormentato: occorre continuamente calare il ferito con teleferi-che e carrucole. I mezzi a nostra disposizione sono limitati alle corde, alle piccozze, a pochi fitoni e chiodi da ghiaccio.

Il caldo durante il giorno è insopportabile. Siamo stanchi e tesi. Pierino è di un' esemplare forza d' animo: mai un lamento, una protesta, anche quando la sua povera gamba urta contro il ghiacciaio o la testa striscia sulla neve. Momenti difficili sì, ma anche momenti grandi, ricchi di umana solidarietà.

Gli sherpa ci sono vicini, ci aiutano e vivono con noi questi giorni di fatica...

Al Campo II uno di loro si assume il compito di portare Pierino fino al Campo base, caricandolo sulle spalle con il sacco Gramminger.

31 ottobre. L' Annapurna III è alle nostre spalle, l' avventura è in noi. Oggi si smonta il Campo base e si parte per la prima tappa della marcia di ritorno. Il sole al mattino ci saluta e il pomeriggio le nebbie della valle ci avvolgono e ci accompagnano silenziose.

1—4 novembre. Ripercorriamo la foresta, fitta, misteriosa. Le sanguisughe sono quasi del tutto scomparse.

Un incontro insolito e felice ad una sosta: due ragazzi ticinesi, Romolo e un compagno stanno andando verso il nostro Campo base per fotografare la zona dell' Annapurna III. Ho conosciuto Romolo in Bondasca, e ora lo ritrovo qua, nel cuore del Nepal: la sorpresa è mista alla gioia di vedere un volto amico, che mi riporta per un attimo all' Europa, alle mie montagne, a casa mia. Ci lasciamo con un arrivederci.

Dalla foresta usciamo con la pioggia. Chomro, il primo villaggio. Le donne ci offrono piatti di granturco abbrustolito in segno di amicizia e di ospitalità: pernottiamo nelle case, mentre fuori diluvia.

La valle si apre ampia dinanzi a noi. Il verde intenso dell' andata ha fatto posto ai colori dell' au.

Giungiamo ad una base di ricercatori inglesi: qui tramite radio verrà chiamato l' elicottero e il compagno infortunato, finora portato in spalla dagli sherpa, potrà essere velocemente trasportato a Katmandu.

Scendiamo ormai nella grande piana. I contadini sono occupati nella raccolta del riso. Pokhara è a un giorno di marcia. Venerdì sera entriamo nella cittadina. Luci, suoni familiari, confusione di genti, rumori assordanti di clacson d' automo. I negozi, l' aeroporto... Di nuovo nella civiltà.

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