Il banchiere che divenne capraio Dalla Bahnhofstrasse all’Alpe Nimi

Pietro Zanoli ha avuto una vita movimentata. È stato operatore di borsa,

direttore di campeggio e maestro di sci. Ora lo hanno stregato le capre.

Sull’Alpe Nimi, in Valle Maggia,

accoglie i gitanti e produce formaggio di capra.

La Valle Maggia e le sue valli laterali sono da tempo fortemente toccate dall’emigrazione. Gli alpeggi si inselvatichiscono, tradizioni e prodotti locali sono minacciati. Dove un tempo viveva la povera gente oggi i privilegiati si rilassano in baite di alpeggi trasformate in rustici dotati di parabole satellitari e altri lussi.

C’è però anche gente diversa. Personaggi alternativi che hanno abbandonato la vita comoda per salvare un alpeggio. Andiamo a conoscere uno di loro.

Ma non è facile: sono 1375 i metri di dislivello che separano Gordevio, sul fondo della Valle Maggia, dall’Alpe Nimi. Un sentiero scalinato che pare infinito, ma selvaggio e romantico. La via si snoda tra nodosi castagni secolari; antichissimi ponti in pietra superano stupendi bacini scavati dall’erosione. È il momento di un bel bagno in una piscina morbidamente levigata.

 

Da banchiere a capraio

Oltre il limite del bosco lo sguardo si aguzza. Occorre una vista acuta per distinguere la costruzione in granito che si confonde con il terreno pietroso. Eccolo, l’alpe sotto al Cima di Nimi. Dal 2010 l’Alpe Nimi rappresenta una tappa della Via Alta della Vallemaggia, che in sei giorni tra creste e rifugi porta dalla Cimetta, la montagna sopra Locarno, fino a Fusio.

 

«Cià trombett», si sente nell’aria limpida. Si odono belati e scampanellii. Scendono di corsa dalla cresta. Un nugolo di bestiole nere, le capre. L’inconsueto richiamo, che non allude allo strumento musicale, lo avrebbe imparato da suo zio: così racconta con un sorriso malizioso Pietro Zanoli. L’uomo dal berretto nero ha in mano un secchio di acciaio cromato e lo sgabello da mungitore appeso alla vita. Le capre attendono pazienti in fila. Zanoli le munge come se non avesse mai fatto altro in tutta la sua vita. Il latte cade sibilando nel secchio.

Un tempo, erano undici famiglie a svolgere questo lavoro sull’Alpe Nimi. Oggi, Pietro la fa da solo. Oltre 150 capre danno non poco da fare. Nel corso di una settimana raccoglie una quantità di latte dalla quale produce circa 70 chili di formaggio.

Con orgoglio mostra la pietra più vecchia che ha rinvenuto quassù. Il blocco reca l’incisione «1742»: in pieno assolutismo. Le famiglie della Valle Maggia sono salite quassù fino al 1950. Quella fu l’ultima estate. Nell’inverno 1951 le valanghe distrussero i sentieri. «Fino a quando, nel 1968, mio zio fece la sua rivoluzione», racconta Pietro. Lo zio si chiamava Gioacchino Zanoli e faceva il camionista a Gordevio. Lasciò moglie e figli e ristrutturò la costruzione in rovina dell’alpe. Estivò capre sull’Alpe Nimi per 33 anni. Quando smise, ne aveva 78. Pietro non voleva assistere a una nuova rovina e decise di appendere al chiodo la sua comoda vita borghese. Dopo la formazione commerciale aveva lavorato alla borsa di Zurigo ed era stato direttore del camping di Locarno durante sei anni. Ora, come lui stesso si definisce, è il «cavratt», il capraio.

 

Impossibile sentirsi meglio

«Gli ospiti che si aspettano il lusso delle capanne del CAS si ritrovano un po’ al limite», dice Kathrin, l’amica di Pietro. Nella vasca da bagno open air l’acqua è corrente e fredda, ma rinfresca magnificamente dopo la sudata della salita. Inoltre, con tempo buono, si gode della vista sul Lago Maggiore e i quattromila del Vallese. Accanto, i maiali lanuti sguazzano nel fango e grufolano felici. Pietro ce li presenta: «La vecchia grassa si chiama Margaret Thatcher, quella più piccola e carina Marilyn Monroe e il verro John F. Kennedy.»

Nel pomeriggio prepara il formaggio. Gran parte della formagella di Nimi la vende agli escursionisti oppure la serve a cena.

Nel 2004 Zanoli è stato insignito di un riconoscimento da parte di Mountain Wilderness: «Con il suo impegno ha conservato un pezzo di paesaggio culturale dell’alta Valle Maggia. Ha ricostruito stalle in rovina e allestito opportunità di pernottamento. I suoi ospiti mangiano prodotti suoi o regionali, polenta e formaggio di capra» si legge nella laudatio. Il suo ultimo progetto è il Centro Capra Valle Maggia: Zanoli intende dar vita a un centro di competenze per l’allevamento delle capre e la commercializzazione dei loro prodotti.

 

E ora, l’imbarazzo della scelta

Invece del ritorno lungo la medesima via, il mattino seguente un sentiero in quota attraversa il versante destro della valle fino alle cascine di Aiarlo. Il sentiero è un po’ coperto di vegetazione, ma ben marcato. Da qui è poi possibile scendere a Maggia. Se invece si decide di scendere su Mella, la via attraversa zone pietrose e ripide.

Chi invece ha più tempo opterà per il tratto della Via Alta della Vallemaggia che segue la cresta fino alla Cimetta, vi pernotterà e approfitterà della discesa su Locarno per un giro dei grotti.

E se qualcuno ne avesse ancora di più, potrà superare il Passo di Nimi in direzione nord e dopo cinque giorni di solitudine sulla Via Alta della Vallemaggia si ritroverà a Fusio.

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