Il custode delle Alpi deve schierarsi nelle questioni climatiche

In merito a diversi articoli e lettere di lettori sul riscaldamento climatico, «Le Alpi» 12/2019

La rivista patinata del CAS «Le Alpi» da un lato e, dall’altro, il vero mondo della montagna, che la sua patina la sta perdendo. Quando nella rivista vedo le immagini di grandiosi paesaggi di montagna, lo stupore di fronte a tanta bellezza mi lascia senza fiato. Al tempo stesso avverto però anche la triste consapevolezza che tutto questo crollerà e si scioglierà. Dietro il riscaldamento climatico c’è smodatezza ostile alla vita dell’essere umano. L’esperienza della natura intatta ci offre un senso di libertà incomparabile: è perciò del tutto incomprensibile la sconsideratezza che a questa fonte di struggimento si oppone. Come si spiega che il CAS, custode delle Alpi, non tematizzi questa minaccia per le nostre montagne con maggiore veemenza e non esiga conseguenze politiche più severe? È indifferenza o commercio? Mentre non rilevo alcuna presa di posizione univoca da parte del CAS, tutto il clamore riguarda l’aumento del turismo in alta quota e causa un collasso climatico. Dietro la facciata risuona il traffico motorizzato individuale, lo sfrenato eccesso di voli, le attrezzature high-tech, le tecnologie di sicurezza e una pubblicità che alita tutto questo in modo penetrante nel cervello come una grande libertà. Chi ama la natura nel mondo della montagna deve ora chiarire in fretta cosa si intenda davvero per libertà. Il CAS ha la responsabilità di mostrare chiaramente dove stia la follia ecologica, al di là della sana comprensione umana.

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