La banalizzazione della monta­gna

In merito all’articolo Ghiaccio e ferro sul Piz Julier, «Le Alpi» 08/2018

Tanti dei miei amici hanno salito il Piz Julier. Oserei dire tutti quelli che ­conosco e che frequentano la Svizzera e l’Engadina. Io però rimango fermamente convinto di evitarla. Ogni volta che ci penso, mi riviene in mente quello che scrisse Maurice Brandt nella sua pre­ziosissima Guide des Alpes Valaisannes a proposito della via normale alla Pointe de Drône: «Installazioni del genere, che tendono a banalizzare la montagna, non meritano di essere ripetute». Se nel nostro incedere incontreremo catene, staffe, gradini e vie ferrate avremo la falsa illusione che tutto sia facile, che basti un imbrago e un dissipatore per salire una parete, che ci sia sempre un aiuto ovunque ce ne sia bisogno, porteremo escursionisti a esporsi a pericoli a cui non sono avvezzi, ma soprattutto snatureremo la salita stessa.

Questa è la mia idea di montagna e questo è quello che ritengo il CAS debba promuovere.