La Binntal in letargo Gite da sogno in fondo al sacco

La Binntal invernale è un paesaggio da fiaba. Bianco, silenzioso e solitario. Le sue vette e i suoi versanti innevati sono vecchie conoscenze dell’autrice.

Avevo sei anni. Una delle mie prime escursioni con gli sci portava da Mühlebach, presso Ernen, alle allora ancora intatte Ärnergale. Un’escursione facile con magnifici pendii di polverosa. Era la fine degli anni Settanta. Poi arrivò il tu­rismo. Sorsero case di vacanza, mezzi di risalita e campi di sci, e il numero delle destinazioni escursionistiche si ridusse. Nel 1980 seggiovie e scilift conquistarono anche i versanti sopra Mühlebach. Da quel momento, l’escursione prediletta appartenne al passato.

Oltre le Ärnergale c’è la Binntal, che non ha mai riservato brutte sorprese agli sciescursionisti. Questo perché già dal 1964 questa valle discosta è zona protetta, e dal 2011 il «Land­schaftspark Binntal» è il primo parco naturale regionale del Vallese di importanza nazionale.

 

Pasqua nella neve

Oltre il ponte di «Schmidigehischere» – così gli autoctoni chiamano la località di Binn – si erge lo Ofenhorn, che dà il nome all’albergo costruito nel 1883 nel centro del villaggio. L’edificio belle époque, di proprietà della Swiss Historic Hotels, era un tempo aperto solo durante la bella stagione. Da alcuni anni, grazie al turismo dolce, tra Natale e capodanno si sveglia brevemente dal suo letargo. Cultura e sport attraggono i vacanzieri in cerca di ricreazione lontani dal chiasso. E ovviamente, l’Hotel Ofenhorn è frequentato anche dagli sciescursionisti che sanno apprezzare lo stile di un alloggio.

Un’occhiata al libro delle escursioni di mio padre mi dice che sono stata per la prima volta sull’Ofenhorn il 6 aprile 1980. Mentre i ragazzi dei nostri vicini già pregustavano la calda domenica di Pasqua, noi salivamo la lunga via per la Binntalhütte, reimmersi nel bianco freddo invernale. Bisognava alzarsi prima del sole per cercare i doni pasquali, poi, nel fresco del mattino, eccoci salire in direzione della Eggerscharte. Della vetta vera e propria non ho più un ricordo preciso. Ma la caccia al coniglio pasquale... Di ritorno alla capanna, papà ci spiegò la funzione di ricerca del Barryvox. Il sibilo si faceva più debole, poi nuovamente forte. Nel punto corrispondente al volume maggiore cominciai a scavare nella fradicia neve primaverile. Da allora in poi, il coniglio fu cercato con il Barryvox anche a valle.

 

L’inverno del secolo

L’innevata Binntal non mi mollava. Fu per caso che durante un inverno mi venne in mente di stabilirmi a Imfeld, e questo proprio nel 1999, l’anno delle valanghe? Stufa della grande città, volevo tornarmene in Vallese. Tuttavia non a Briga, ma nel «fondo del sacco» del Goms: a Fäld, nella Binntal. Un villaggio di dieci anime, età media 66 anni. Niente sole per due mesi l’anno. Nessun negozio. Il ristorante? Chiuso d’inverno. Per questo l’affitto costava qualcosa meno di una camera da 20 metri quadrati a Zurigo. Durante quell’inverno, il Goms fu colpito dalle valanghe del secolo. E io me ne stavo nella mia casetta a Imfeld, tagliata fuori dal mondo per due settimane. Una valanga pulverulenta precipitò lungo il Feldbach e fece tremare le pareti. Pochi giorni dopo, la «Lehmbach-Lowwi», la valanga del Lehmbach, portò con sé due fienili e danneggiò una casa vecchia di 300 anni al margine superiore del villaggio. Il pericolo di valanghe mi costrinse in casa il tempo sufficiente per pianificare itinerari sciescursionistici noti e nuovi della regione, da poi realizzare una volta cessato il pericolo.

Già tra Binn e Imfeld il pericolo di valanghe è reale, e dopo un’importante nevicata la strada di accesso viene chiusa. Ciò nonostante, nella Binntal ci sono anche montagne, come lo Stockhorn o lo Schinhorn, sciabili anche in pessime situazioni della neve. Queste escursioni terminano allora sotto i pendii delle vette, ma le discese nella neve polverosa sono tuttavia garantite. Condizioni (primaverili) sicure sono per contro necessarie allo Schwarzhorn e al Rappehorn, con versanti inclinati di oltre 30 gradi.

Lo abbiamo visto: nella Binntal il libro delle escursioni non si fregia di grandi nomi. Schwarzhorn, Schinhorn, Stockhorn. Quanti sono gli Schwarzhorn nelle Alpi, già che ci siamo? L’autore alpino Daniel Anker ne enumera 31 solo in Svizzera. Di Stockhorn ce ne sono cinque. Per contro, qui nella Binntal c’è un grande Schinhorn che, come cima di confine ha anche un altro nome: Punta di Valdeserta.

Che i nomi non bastino a fare la montagna lo dimostra però lo Schinhorn, una cima bellissima per lo sci. E poi ancora lo Schwarzhorn della Binntal, anch’esso con un secondo nome: Punta Marani. Dalla sua vetta se ne osserva un’altra, l’unica della Binntal a non chiamarsi «Horn»: lo Scherbadung o, sull’altro versante, Pizzo Cervadone. Che, con le sue ripide creste, è senz’altro una montagna possente e straordinaria. Anche la sua ascensione – come potrebbe essere diversamente – corrisponde all’apparenza: l’escursione richiede ben sette ore. Per questo, di una cosa si può essere sicuri: come spesso accade nella Binntal, sulla montagna si è molto probabilmente soli.

Per concludere, un’ulteriore chicca della regione: il Rappehorn, o Mittaghorn. Sì, nomen est omen: la sua vetta non è gratis, e la si raggiunge solo dopo mezzogiorno. Per il ritorno si consiglia la bellissima discesa lungo il Rappegletscher fino a Niederwald. La piccola controsalita per portarsi all’Ärnergale è in fondo una cosa di poco conto. E dal momento che dopo 30 anni gli impianti dell’Ärnergale sono stati chiusi e le pendici sono tornate ad essere impolverate, anche il tratto finale è – come lo era allora – fantastico.

CN 1 : 100 000, riproduzine autorizzata da swisstopo (JM120017)

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