L’arena della storia geologica Piz Sardona (3057 m), Ringelspitz (3247 m) e Tschingelhörner (2849 m)

L’«arena delle vette» nel Patrimonio naturale dell’UNESCO, l’arena tettonica di Sardona, è connessa dal famosissimo sovrascorrimento delle Alpi glaronesi – e da altre leccornie geologiche.

Chi non conosce la vista da Elm, in fondo alla glaronese Sernftal, verso i selvaggi denti di squalo degli Tschingelhörner, con la più grande finestra nella roccia delle Alpi, il Martinsloch, attraverso il quale il sole illumina due volte all’anno il campanile facendone un’attrazione turistica di prima classe? E chi, in queste montagne frastagliate, non ha mai visto l’evidente linea di separazione che, poco sotto la zona delle vette, sembra incisa con un coltello – sia dal versante di Glarona che da quello di Flims – e rende evidente la conclusione che non si tratta di una linea nel fianco della montagna, bensì dell’affioramento di una superficie? Salendo dalla Ringelspitzhütte verso il fiero Ringelspitz, nella luce del mattino rimani stupito da quella linea di separazione incredibilmente appariscente con la suggestiva striscia giallastra (vedi foto sopra). Osservi che la roccia sulla quale sali il ripido pendio fino all’attacco della cresta mediana è grigia, scistosa e sciolta. I primi metri di arrampicata si fanno ancora su questa roccia, poi ti ritrovi improvvisamente su una cengia con la roccia giallastra, dopodiché l’arrampicata si fa più ripida e solida, diventando addirittura una bella roccia da scalare nella struttura sommitale. Hai appena compiuto un salto temporale geologico di 250 milioni di anni. Il flysch scistoso sottostante è vecchio di circa 35 milioni di anni; la roccia verrucana verdastra della vetta risale invece a circa 280 milioni di anni fa. Sotto la roccia giovane, sopra quella più vecchia: come è possibile?

Si tratta del sovrascorrimento più visibile al mondo, nel quale, alla formazione delle Alpi, il pacchetto roccioso superiore, più vecchio, è stato spinto sopra quello inferiore, più giovane – in questo caso, circa 35 chilometri! Il sovrascorrimento, che può essere seguito nell’intera regione come in un’arena, lo si attraversa anche nella salita al Piz Sardona. Il fenomeno era stato riconosciuto già dai primi geologi delle Alpi, che tuttavia non furono in grado di interpretarlo e ne fecero oggetto di accese dispute scientifiche. Fino a quando, circa 120 anni fa, prese piede l’interpretazione attuale e la sovrapposizione delle coltri entrò nelle bibliografie come sovrascorrimento delle Alpi glaronesi. Le coltri di roccia sovrapposte sono l’elemento costitutivo tettonico centrale delle Alpi, e nella sola Svizzera si distinguono oltre 100 singole coltri. Ma in nessun altro luogo della Svizzera, delle Alpi o del mondo ve ne sono altre altrettanto chiaramente riconoscibili tridimensionalmente nel paesaggio. Questo fece sì che, nel 2008, la regione ottenne dall’UNESCO lo statuto di Patrimonio naturale dell’umanità (www.unesco-sardona.ch). Questo la pone al medesimo livello di altre meraviglie naturali del pianeta, come il Grand Canyon o le Galapagos. Quindi, care alpiniste e cari alpinisti, nel corso della vostra prossima escursione nella zona considerate questo fenomeno con il debito rispetto e una fetta di orgoglio!

Montagne geologicamente interessantidelle Alpi svizzere

La geologia delle Alpi è terribilmente complicata, e la varietà delle rocce quasi infinita. Ma ci sono molte montagne conosciute che offrono fenomeni geologici emozionanti e spettacolari anche per il geologo, facili da riconoscere e semplici da capire. È quanto ci racconta in questa serie il noto «geologo divulgatore» e guida alpina Jürg Meyer (www.rundumberge.ch).

Consiglio pratico per la determinazione delle rocce→ Un campione «fresco»

Per esaminare e determinare una roccia è necessario un campione dalla superficie pulita, inalterata e «fresca». Le rocce che si trovano da molto tempo in superficie presentano spesso incrostazioni dovute alle intemperie, coperture («patina») e crescite di licheni: sono inutilizzabili, anche se diagnosticamente preziose. Bisogna perciò battere la roccia. Ma il suo interno è spesso percorso da screpolature sottili, come di materiali secondari. Battendole, le rocce si rompono in corrispondenza di queste fessure e di visibile rimane solo lo strato di riempimento. Di nuovo, un’indicazione errata. Spesso occorre molta pazienza prima di trovarsi in mano una roccia inalterata.

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