Lassù, dove regna la quiete Escursioni con gli sci nella valle di Avers

Il Piz Platta in Val d’Avers rientra nell’élite delle montagne grigionesi. Ma delle stupende montagne sciabili si trovano anche sul versante opposto della valle. Una scappata in una vallata valser ben lontana dal Vallese.

«Le esperienze più autentiche non richiedono messe in scena né ambientazioni spettacolari. Le esperienze più autentiche hanno luogo nell’anima.» Queste parole si possono leggere nel sito web del comune grigionese di Avers. Ma cosa rende affascinante questa valle alta e povera? Forse è proprio la non spettacolarità a far vibrare l’anima; forse sono la quiete e l’isolamento, forse la tempesta, che di notte scuote le imposte e fa turbinare la neve sui tetti.

Il comune di Avers conta in totale otto frazioni. Juf, in cima alla valle, è la località più alta d’Europa abitata durante tutto l’anno. Nel 1645, Avers contava poco meno di 500 abitanti. Oggi, coloro che con l’agricoltura, un po’ di artigianato e un turismo morbido vi guadagnano da vivere sono solo 180. La valle offre una ventina di escursioni con sci e snowboard. Come punto di partenza scegliamo Avers-Cresta, il capoluogo, con la chiesa, la scuola e il negozio di generi alimentari.

 

Sentieri pericolosi portavano a Hinterrhein

Il popolamento della valle ebbe luogo nel XIII secolo da parte di «gente venuta qui, uomini liberi o Valser.» Fino al XIX secolo inoltrato, gli abitanti di Avers si rivolgevano a sud. I loro traffici di merci usavano i passaggi di Forcellina, Stallerberg e Madrisberg. Commerciavano con Bivio, la Bregaglia, Chiavenna e Milano. Apparentemente, i collegamenti con il nord, giù per la Schamsertal, erano meno amati. «Erano sentieri pericolosi attraverso buie gole, quelli che portavano giù a Hinterrhein», scriveva C. Täuber nell’annuario del CAS del 1912. E più avanti: «Solo a partire dal 1865 si cominciò a tenere regolarmente aperta una via anche d’inverno, in parte sulle acque gelate del fiume, così che solitamente in febbraio e marzo fosse possibile trasportare i generi necessari, come sale, farina, vino e legna, con i cavalli.»

L’apertura di Avers verso il nord non avvenne che nel 1890, con la costruzione della strada carrozzabile da Schams a Cresta.

 

Infiniti pendii innevati e mistiche «finestre dell’anima»

Oggi, uno stretto ponte in legno permette di attraversare le acque gelate del Reno di Avers. La meta in questa gelida temperatura è la cima del Grosshorn. Di fronte, l’imponente versante sud-occidentale del Piz Platta, con la sua vetta rocciosa innevata e i versanti infiniti e candidi, striati da numerosi solchi. La discesa nella leggerissima neve polverosa fino al villaggio di Pürt passa per pendii aperti.

All’anima umana era un tempo dedicato anche un misterioso artefatto delle abitazioni valser di Avers, le cosiddette «Seelebalgga» – minuscole finestrelle nelle facciate in legno che potevano essere chiuse con uno scorrevole privo di vetri. Abbiamo scoperto una di queste «finestre dell’anima» in una vecchia casa di Cresta. Nel 1948, nel suo libro Das Hochtal Avers, Johann Rudolf Stoffel lascia spiegare questa particolarità da un pastore di pecore della valle: «Quando qualcuno sta per morire, il malato viene messo nella camera accanto e la finestra dell’anima viene aperta solo per metà. Quando è morto, la si apre del tutto, così che se ne possa andare. Ora la sua anima può uscire. Poi, quando lo hanno portato via, la si tiene chiusa per un giorno intero, perché non possa rientrare. E poi si appende una tendina scura sulla finestra aperta. Alla fine, trascorso il tempo, si toglie la tenda e si chiude la finestra. Così si è sicuri.» Insomma, l’usanza era quella di aprire la finestrella per il defunto così da facilitargli il commiato. Ma un eventuale ritorno dell’anima in casa veniva evitato con ogni mezzo, in quanto avrebbe portato sfortuna a chi era rimasto.

Ci sono anche altre particolarità, qui ad Avers. Davanti alla facciata arsa dal sole di un ovile, su un supporto in legno stanno delle mattonelle rettangolari e fibrose, che ricordano il terriccio torboso. Una contadina ci illumina: «È sterco di pecora essiccato. Prima che costruissero la strada che collega la località oltre il bosco era usato non come fertilizzante, ma piuttosto per riscaldare.»

 

Mittler Wissberg – spazzato dal vento

Sul versante opposto della valle, accanto al Piz Platta si erge la triade del Wissberg. Le pareti dell’Inner Wissberg, del Mittler Wissberg e dell’Usser Wissberg cadono massicce su Avers-Cresta. È alla colorazione chiara della pietra che questo gruppo deve il suo nome, «montagna bianca». Una bellissima escursione con gli sci porta alla vetta centrale. Un percorso la raggiunge da Cresta lungo la via per l’alpe in direzione di Täli e Büel; una variante prevede la salita da Pürt. Attenzione, però: è importante non attraversare troppo presto la ripida Täli. È meglio rimanere sulla sinistra fino a circa 2300 metri.

Sempre più spesso i raggi del sole fanno capolino tra le nubi e immergono la vallate in una luce accecante. La tempesta notturna ha lasciato le sue tracce anche sui ripidi pendii della montagna e la neve è piuttosto rada. Per contro, il panorama delle cime è semplicemente grandioso. Ripido come il Cervino si erge a nord contro l’azzurro del cielo il Piz Arblatsch, mentre a est ecco il Piz Platta, che non cessa di richiamare su di sé ogni attenzione.

 

Il luogo e ripido circuito del Piz Platta

L’imponente Piz Platta è considerato la più bella montagna sciabile della Val d’Avers. Particolarmente spettacolare è l’attraversamento da Pürt a Mulegns, nella Val Sursette (Surses), che richiede però capacità alpine. Con un po’ di fantasia si può persino tornare ad Avers dalla valle vicina lungo sentieri dimenticati.

Già sui ripidi pendii gelati sotto il Tälihorn è impossibile salire senza coltelli. Con gli sci sulle spalle, salendo un ripido canalone si raggiunge il Vadret da Piz Platta. I denti anteriori dei ramponi mordono il firn. Nonostante il blu intenso del cielo e il freddo pungente, all’uscita del canalone, a oltre 3000 metri, eccoci nel sole. I ramponi vanno nuovamente indossati per il tratto finale per la vetta del Piz Platta lungo il canalone sud.

Accanto alla croce di vetta in legno già si pregusta la lunga discesa nella Val Faller fino a Mulegns, una delle più belle del canton Grigioni. Raggiungendo poi Bivio con l’autopostale e sfruttando i due scilift locali è poi possibile ritornare ad Avers: dalla stazione di monte si traversa dapprima verso il Columbansee per salire infine nella Fuorcla da la Valletta. La ripida discesa dalla Fuorcla a Juf corona definitivamente il nostro circuito del Piz Platta.

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