Layla nel regno delle nevi

In tempi di pandemia questa favola è proverbiale e non solo per i bambini. Basta partire dalla fine per capire quanto la cultura e la mentalità di chi vive con rispetto la montagna possa insegnare qualcosa ad ognuno di noi. In particolare alle nuove generazioni «con questa favola, ho cercato di attirare l’attenzione dei bambini sulla possibilità di vivere serenamente e con gioia in un mondo diverso e di farli riflettere perché possano maturare una coscienza ecologica e un maggior rispetto per la natura: la rinuncia, non il consumo, è la chiave della felicità.» Ad arricchire la magia e la potenza del messaggio ci sono le magnifiche illustrazioni di Davide Panizza. Reinhold Messner è subito riconoscibile e la bimba dalla coda bionda e dai grandi occhioni di chi crede ancora nelle favole potrebbe essere sua figlia Magdalena. Nel libro però il suo nome è Layla che significa «la cima della montagna». È lei a raccontarci il mondo del re delle nevi, la gente che si incontra sulle cime inospitali e rigide che vive con lo stretto necessario e muore senza aver visto un medico. Non è facile abituarsi a questa vita, la piccola Layla si stanca, ma il papà le trasmette il primo insegnamento: «Nel regno delle nevi o si sale tutto oppure, non si comincia nemmeno.» Nel suo viaggio iniziatico Layla scopre presto i tesori della neve: «l’oblio, il mistero, l’azione e la conoscenza». Un altro insegnamento è legato al sonno, mai dormire profondamente in montagna: «Il sonno deve essere leggero come quello degli uccelli, perché i grandi misteri si rivelano nel dormiveglia.» La verità è che alla fine, grazie anche ai paesaggi carichi di poesia e bellezza nei quali i due protagonisti sono immersi, ognuno di noi vorrebbe essere Layla.

Autore

Reinhold Messner

Origine

Erickson, Trento, 2019, ISBN 978-88-5902-060-8, € 14,50