Limpidezza nelle capanne CAS La nuova strategia per le acque refluee lo smaltimento dei fanghi

Il CAS ha elaborato una strategia per lo smaltimento delle acque di scarico e i fanghi, che mostra ove sia necessario intervenire. In alcune capanne CAS, lo smaltimento delle acque di scarico va migliorato.

Sette capanne CAS nelle quali il trattamento delle acque reflue si limita a una cosiddetta vasca di sedimentazione – dove le diverse densità si separano – immettono i loro scarichi approssimativamente ripuliti direttamente nell’acqua. Altre nove, in parte grandi capanne, pure dotate di rudimentali sistemi di smaltimento di acque e fanghi, si trovano in vicinanza di bacini idrici o in zone protette. Sono quindi 16 le capanne per le quali la limpidezza – nel vero senso della parola – è una necessità.

La protezione dell’ambiente è importante

Sebbene la pratica non riveli gravi danni per l’ambiente, il CAS si è prefisso l’obiettivo di migliorare la situazione. Già nelle sue direttive «CAS + Ambiente», del 2002, stabiliva che «gli effetti locali e regionali dell’esercizio delle capanne devono essere ridotti al minimo possibile. Le capanne del CAS devono risultare modelli di gestione ecologica nelle aree di montagna.»

Un obiettivo ambizioso e costoso. Infatti, «di regola le capanne CAS sorgono ben lontane da qualsiasi rete di approvvigionamento e smaltimento, e le soluzioni autarchiche per l’approvvigionamento idrico ed energetico vanno costantemente sperimentate», commenta il segretario generale del CAS Jerun Vils. A questo si aggiunge che la crescita del numero degli ospiti significa anche un aumento delle sollecitazioni, e si vorrebbero evitare problemi di carattere visivo e olfattivo.

Al fine di conseguire questi obiettivi, il CAS ha elaborato una nuova strategia dedicata allo smaltimento delle acque di scarico e dei fanghi, recentemente approvata dal Comitato centrale. Con i suoi principi, essa stabilisce che le grandi capanne devono disporre di un trattamento delle acque di scarico maggiormente efficiente rispetto alle capanne più piccole e che, come detto in precedenza, ciò vale anche per le capanne situate nelle vicinanze di zone ecologicamente più sensibili.

Interventi urgenti presso 23 capanne

Si è innanzitutto proceduto al rilevamento dello stato attuale dello smaltimento delle acque reflue nelle 152 capanne CAS in un ventaglio di cinque classi, comprese tra «nessun trattamento» alla «pulizia biologica delle acque di scarico con asportazione del materiale fecale o allacciamento a canalizzazioni». È inoltre stata rilevata la classe di rischio per ogni capanna, definita in base alla citata vicinanza a zone ecologicamente sensibili e al numero dei pernottamenti. Concretamente, più una capanna è grande e vicina a un’area sensibile, maggiore è il rischio di pregiudizio per l’ambiente. Un rischio elevato può tuttavia essere compensato con un trattamento di acque e fanghi il più possibile efficace.

Dal confronto tra le classi di rischio con quelle riferite allo smaltimento delle acque reflue risulta la corrispondente necessità di intervento. In pratica, è elevata per 23 capanne, media per 18, bassa per 50 e inesistente per 61 capanne.

23 risanamenti entro il 2020

Sulla base di questa analisi della situazione, la strategia propone il risanamento dello smaltimento delle acque di scarico a breve termine, entro il 2020, delle capanne con grande necessità di intervento ed entro il 2025 di quelle con necessità media. Per i progetti edilizi in relazione ai quali è stata chiesta una partecipazione finanziaria alla Conferenza dei presidenti del CAS, il risanamento è vincolante. Altrimenti sarà raccomandato dall’Associazione centrale. Le sezioni saranno incoraggiate ad applicare la strategia mediante un sistema di stimoli finanziari.

Il calcolo è complesso. Essenzialmente, però, nelle capanne con necessità di intervento elevata e media il 20% dei costi di realizzazione o un massimo di 20 000 franchi sarà coperto da un apposito fondo per lo smaltimento delle acque di scarico. La raccolta di donazioni del 2012 ha permesso di accantonare un primo importo pari a circa 342 000 franchi, tuttavia ampiamente insufficiente. Oltre ai contributi di questo fondo, i progetti di costruzione e manutenzione saranno finanziati dal 20 al 30% dal fondo centrale per le capanne. Il resto sarà a carico delle sezioni: ma in funzione delle possibilità finanziarie e del numero delle capanne da risanare, potrebbe risultare un compito decisamente oneroso.

Costi per circa sei milioni

Con la strategia delle acque reflue, il CAS stabilisce delle direttive unitarie tese a favorire la valutazione dei progetti di risanamento. Christian Fux, fino al 2012 membro della Commissione capanne presso l’Associazione centrale, che ha collaborato all’elaborazione della strategia, afferma: «Sono molte le parti – inclusi i rappresentanti dei Cantoni – che mi hanno ripetutamente chiesto quale fosse la strategia del CAS in relazione alle acque di scarico. Siccome la costruzione e il risanamento delle capanne sono costosi e vengono cofinanziati dal fondo per le capanne, si è trattato anche di impiegare al meglio delle risorse finanziarie limitate. È necessario, altrimenti è impossibile realizzare gli interventi indispensabili.» Per i risanamenti più urgenti, nel corso dei prossimi dieci anni il CAS si aspetta costi per circa sei milioni di franchi.

I Cantoni premono

La strategia giunge al momento buono. I Cantoni, in particolare i Grigioni, chiedono già oggi un trattamento delle acque reflue che, facendo appello alla legge nazionale sulla protezione delle acque, va in parte oltre le raccomandazioni della strategia. Legge che, nel suo articolo 6, stabilisce chiaramente: «È vietato introdurre direttamente o indirettamente o lasciare infiltrarsi nelle acque sostanze che possono inquinarle.» E che è rafforzato dall’articolo 7, che afferma che «le acque di scarico inquinate devono essere trattate».

Questo articolo è citato anche da Yves Quirin, dell’Ufficio per la natura e l’ambiente grigione, che evidenzia pure come, ai sensi della legge sulla protezione delle acque, al di fuori delle zone servite dalle canalizzazioni pubbliche le acque di scarico vanno smaltite conformemente allo stato della tecnica: «E questa tecnica si è evoluta.» In relazione al CAS, il rappresentante dell’autorità fa riferimento anche a un rilevamento del suo Cantone, che ha esaminato la situazione delle acque di scarico presso poco meno di 400 imprese alberghiere fuori delle zone edificabili: in 133 casi, i grigionesi hanno appurato una necessità di intervento – anche presso delle capanne del CAS.

Lunghe transizioni

Tuttavia, nessun esercizio si deve attendere a breve una denuncia per contravvenzione alla legge sulla protezione delle acque. Infatti, il Canton dei Grigioni promuove un adeguamento scaglionato nel tempo dello smaltimento delle acque di scarico e prevede prolungamenti dei termini nei casi critici. Ogni caso è esaminato separatamente dall’autorità. Quirin osserva inoltre che, secondo la situazione, anche una semplice fossa settica potrebbe bastare, anche se solo nel caso di capanne molto piccole.

Le sezioni tengono il passo

Christian Fux è comunque ottimista, e ritiene che le sezioni applicheranno la strategia indipendentemente dalla pressione dell’autorità. Anche perché era loro intenzione migliorare la situazione già prima della sua entrata in vigore. Inoltre, confida che l’approccio orientato al problema e non limtatamente cantonale del CAS venga riconosciuto anche dall’autorità.

E se invece si dovesse giungere a un conflitto? Pragmaticamente, lo specialista in capanne del CAS commenta: «Se nonostante tutto il problema dovesse diventare grande, anche l’immissione in un altro punto o i contenitori trasportabili potrebbero sbloccare la situazione.»

Download strategia

www.sac-cas.ch → capanne → informazioni sulle capanne

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