Luce sui semiautomatici

Grazie al loro margine di sicurezza superiore, Grigri & Co. sembrano aver definitivamente surclassato il tuber – quantomeno nelle palestre di arrampicata. Gli esperti dell’associazione alpina tedesca hanno confrontato i più correnti.

Quasi il 50 percento degli incidenti con la corda registrati nelle palestre di arrampicata dell’associazione alpina tedesca (DAV) tra il 2012 e il 2013 sono finiti per terra. In un caso su tre di cadute a terra, l’assicuratore ha subito ustioni alle mani. «Un indizio che permette di sospettare un errore di manipolazione del dispositivo di assicurazione», sentenziano gli esperti della DAV nel loro rapporto.

Nessuno è al riparo da un errore di manipolazione durante l’assicurazione. Ed è qui che il margine di sicurezza conferito ai dispositivi semiautomatici dall’assistenza al blocco può fare la differenza. Il Club arc alpin (CAA), cui appartiene anche il CAS, li raccomanda dal 2015 in sala e nelle palestre di roccia. In quest’ambito, un gruppo di esperti del dipartimento di ricerca sulla sicurezza della DAV hanno messo a confronto sette dispositivi di assicurazione semiautomatici attualmente sul mercato. Al termine di questo test eseguito in sala con corda semplice e assicurazione del corpo, Sophia Stein­müller, Florian Hellberg e Christoph Hummel hanno pubblicato i loro risultati nella rivista Bergundsteigen (n. 92/autunno 2015). Sono riassunti nella tabella che riproduciamo alle pagine 24 e 25.

Due concetti di assistenza

I semiautomatici sono apprezzati per il loro margine di sicurezza, superiore ai dispositivi dinamici come il mezzo barcaiolo o il tuber semplice. Tuttavia, se si crede ai risultati del test, proprio sotto questo aspetto i semiautomatici si rivelano di gran lunga diversi. Questo è in parte dovuto a una differenza importante ricordata dagli autori della prova comparativa: se tutti gli apparecchi testati hanno in comune l’assistenza al bloccaggio, si distinguono per la loro dipendenza dalla posizione della mano frenante. Due di essi (Grigri 2 e Matik) non ne sono toccati, e corrispondono ai «dispositivi semiautomatici» citati dai manuali del CAS. Nel loro caso, lo choc generato dalla caduta dovrebbe attivare un meccanismo di bloccaggio interno indipendentemente dalla reazione dell’assicuratore. Per gli altri cinque dispositivi, chiamati «tuber assistiti» nei manuali del CAS, l’assistenza alla frenata deriva dal serraggio della corda tra il moschettone e l’apparecchio: essendo sprovvisti di meccanismo di blocco interno, la loro efficacia dipende essenzialmente dalla posizione della mano frenante.

Margine di sicurezza sì, ma…

Durante i test della DAV, taluni dispositivi del tipo «tuber assistito» non sono stati in grado di trattenere una caduta «pesante» (sopra un punto di ancoraggio, scalatore di 80 kg, tiraggio debole) quando l’assicuratore lascia la corda dal lato frenante. L’assistenza al bloccaggio di questi dispositivi si è rivelata migliore nelle cadute «leggere» (sopra un punto di ancoraggio, scalatore di 55 kg, tiraggio importante). Ciò nonostante, il margine di sicurezza offerto rimane generalmente ridotto in caso di mancato rispetto del principio della mano frenante. Siccome richiedono uno choc per bloccare la corda, i dispositivi indipendenti dalla posizione della mano frenante si sono rivelati molto affidabili nelle cadute «pesanti»: un’affidabilità che può tuttavia ridursi in caso di cadute «leggere», da cui perciò l’importanza di rispettare anche qui il principio della mano frenante.

Gli autori del test hanno osservato un altro scenario problematico in relazione al margine di sicurezza dei semiautomatici: la caduta dell’arrampicatore quando l’assicuratore molla un tratto di corda con i dispositivi indipendenti dalla posizione della mano frenante. Fintanto che li si manipola come secchielli, questi si sono mostrati «poco problematici», ma essendo sensibili a un richiamo brusco della corda, il fatto di mollarne un tratto rapidamente può attivare il meccanismo di blocco. Per evitare questo scenario problematico, questi dispositivi esigono la padronanza di una tecnica complessa e propria a ciascuno di essi (vedi figure 2 e 3). In questo caso particolare, sussiste il rischio che i dispositivi interessati rimangano aperti e non si blocchino.

L’anello debole è l’uomo

I risultati del test non rimettono in dubbio la superiorità dei semiautomatici quanto alla sicurezza. Mettono tuttavia in evidenza il fatto che la loro ­manipolazione è generalmente più complessa di quella dei semplici secchielli. E, come rilevano gli esperti della DAV, «più la manipolazione di un dispositivo è complessa, maggiore è la probabilità di un errore in quest’ambito». Da cui il «compromesso tra buona manipolazione e margine di sicurezza elevato» proposto da ogni fabbricante. Spetta poi all’utilizzatore scegliere un dispositivo adeguato alle sue competenze e assimilarne il funzionamento. Infatti, come dice il loro nome, i semiautomatici non sono completamente automatici, e la loro efficacia non può essere interamente garantita senza l’intervento dell’assicuratore, che rimane l’anello debole nella catena dell’assicurazione.

Per approfondire

S. Steinmüller, F. Hellberg, Ch. Hummel, «Halbautomaten: Stärken, Schwächen, Unterschiede»; M. Schwiersch, S. Winter, «Halbautomaten: Damit Fehler nur Fehler bleiben», in: Bergundsteigen 92/herbst 15.

I due articoli sono disponibili in tedesco in www.bergundsteigen.at (traduzione francese in www.sac-cas.ch)

K. Winkler, H.-P. Brehm, J. Haltmeier, Sport di montagna in estate, Edizioni CAS, Berna 2015 (nuova edizione estate 2016)

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