Multe invece di aiuto?

Riguardo all’articolo Neanche un metro senza controllo in «Le Alpi» 10/2013

In un articolo del Tagesanzeiger del 7.1.2014, Heinz Walter, presidente onorario della Commissione per la prevenzione degli infortuni in discese di sport della neve (SKUS), e il presidente dell’Associazione svizzera delle guide alpine Pierre Mathey si sono espressi sull’aumento degli infortuni per valanghe attorno a capodanno. Il primo sosteneva che, a partire da un livello di pericolo 3, le piste non dovrebbero essere abbandonate in nessun caso; il secondo propugnava una migliore formazione sulle valanghe mediante corsi tenuti da guide alpine.

Far ricorso alla pubblica attenzione per affermare interessi societari è senz’altro un buon diritto, ma per gli sciescursionisti si pone il problema della propria libertà d’azione. Nel nostro Paese, dove ogni vallata ospita uno scilift, è davvero possibile distinguere tra uno sciatore di varianti e un escursionista con gli sci? Molti ricorrono qua e là a mezzi di risalita anche nelle escursioni. E cosa significa questo, in caso di infortunio? Sciescursionista sì, ma infortunato troppo vicino alle piste: multa invece del soccorso?

Nella discussione sull’edizione speciale RISCHIO dell’ottobre 2013 si è trascurato un articolo sullo sport della montagna nel 2050, forse perché sgradevole e inquietante. E forse anche perché tracciava uno scenario nel quale in montagna ci si sarebbe potuti andare solo dimostrando le proprie capacità in corsi di ripetizione annuali. E osteggiare un simile futuro non è proprio uno dei compiti più importanti del CAS?

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