Paklenica (Jugoslavie) 1982

Livio Pellanda, Bellinzo

II mio bolide bronzo metallizzato viaggia nella notte.

Sono già in Italia, e la Jugoslavia è ormai lontana. Mi mancano solo alcune centinaia di chilometri e sarò a Bellinzona, casa mia.

La noia dell' autostrada mi riporta alla mente immagini temporalmente confuse. L' incontro con il Prof. Dott. Von Langenhören, mio compagno di cordata a questo meeting, con i suoi bianchi pantaloni da scalata estrema, il foulard tra i capelli, il suo sguardo sempre alla ricerca dell' appiglio e mai del chiodo ( tanto non ce n' erano ). L' ho appena conosciuto e già l' ho salutato alla stazione; mi pare di non vederlo da anni. Mi ha comunque promesso che verrà in Ticino ad arrampicare con me su qualche bella placca della valle Maggia, con quotazioni più alla mano che non quelle Ju-goslave, dove la differenza tra il quarto e il sesto non è ancora stata spiegata a tutti i rocciatori ( figuriamoci il settimo !), e dove seguire una via di salita è una vera avventura poiché non si riesce ad avere una sola informazione sicura sulle difficoltà effettive, sul materiale da prendere e sul materiale già nella via.

Era bello la sera quando, dopo le ricorrenti diapositive, si poteva « chiacchierare » con il linguaggio internazionale dei rocciatori, attoreigliandosi e contorcendosi sulla sedia per dimostrare più chiaramente il sistema d' incastro usato in quel passaggio da KO.

Strani tipi questi iugoslavi, prima schivi e intro-versi, di poche parole, quasi come se noialtri fossimo degli intrusi in quel loro paradiso dell' arram calcarea; poi dopo una settimana, più loquaci e simpatici, dopo aver visto che gli uomini della montagna sono delle bestiacce umane anche loro.

E tutti quei manicaretti al pesce servitici in quella dolce capanna che ci ricordava le Alpi? Non erano forse buoni? La grappa di prugne ( S jivovica Maraska ) servita come aperitivo, la cantata in coro, con ogni singolo a dare l' accento tipico del suo paese. I due inglesi a festeggiare l' impresa del mattino.

La macchina continua a correre sull' autostrada e i ricordi si susseguono. La caduta di Nives, una bella jugoslava dai capelli rossi; le simpatiche e carine figlie di Jean ( delegato UIAA ); momenti di arrampicata ( varappe sportive ). La terza ripetizione di una via, dove, per poter trovare un chiodo ( era sesto !), bisognava pregare intensamente ( anche alle soste ), e quando lo si trovava non ci si poteva assicurare ( o meglio: appendere ) altrimenti... addio chiodo e...

E la Bura? Un vento che m' impediva di superare i 40 Km/ora con l' automobile. Io mi ero preso anche il costume da bagno, ma per non far brutte figure non l' ho mostrato ( l' ultimo giorno nevicava !).

I ricordi son belli e l' esperienza sicuramente po-sitiva ( ho imparato molti nuovi vocaboli nelle lingue straniere ).

La mia Simca continua la sua strada verso il solatio Ticino, la mia mente ha però messo la retro-marcia per un paio d' ore.

Hans, Piero, Pepe, Franck, Miroslav, nomi, facce, sorrisi, passi, passaggi, ricordi che rincasano con me.

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