Prateria innevata e mare di stelle Gite con gli sci all’estremo oriente elvetico

In nessun’altra località svizzera il cielo stellato è altrettanto chiaro che in Val Müstair. Qui, sul confine del Parco nazionale svizzero, si aprono numerosi itinerari con gli sci in un paesaggio intatto.

«Le alte montagne tra la strada del Giogo dello Stelvio e l’ampia valle trasversale di Nauders sono poco percorse dai turisti […]», scriveva Gustav Kamlah nell’annuario del CAS del 1887, «ma a coloro che non amano i sentieri più battuti e che non giudicano le montagne esclusivamente in base all’altitudine delle loro cime sopra il livello del mare, quelle vette panoramiche e quelle alte valli trasognate offrono quantità di piacere puro.» Gustav Kamlah descriveva con prolissità la solitudine della Val Müstair. E a tutt’oggi, fondamentalmente nulla è cambiato. «D’inverno succede ancora meno che d’estate», dice Claudia Bättig, dell’Hotel Central di Valchava.

Una valle divisa. La taglia a metà un confine, e improvvisamente la Val Monastero diventa Val Müstair. Il che suona – appunto – «misterioso» o, per chi volesse esprimersi cor­rettamente in romancio, «Müschda-ir», come ci chiarisce Claudia Bättig.

Deriva però dal latino «Monasterium»: la valle ha preso il suo nome da un convento. E sembra che a fondarlo fu nientedimeno che Carlo Magno. La leggenda vuole che durante il suo ritorno da Roma, dove era stato incoronato imperatore, sul Passo dell’Umbrail fosse incappato in una violenta tempesta di neve. Giurò allora che, se fosse sopravvissuto, avrebbe fatto costruire un convento. E così fece. Allora una valle strategicamente importante, perse rapidamente il proprio significato quando i confini del regno vennero spostati.

Vista sulla prateria innevata

La metà superiore della valle è svizzera dal 1803. È un’alta vallata ampia e aperta, che si estende fino alla rampa del Passo del Forno. Sul fondovalle si incontrano piccoli villaggi, e non c’è neppure una linea elettrica o telefonica a disturbare l’occhio: infatti, corrono interrate, misteriose come la lingua romancia. E poi, le case: quasi tutte sono artisticamente ornate con sgraffiti, la tecnica decorativa muraria tipica dell’Engadina. Nel villaggio di Valchava salta particolarmente all’occhio proprio l’Hotel Central. Cinque artisti hanno lavorato alla sua facciata, che rispecchia in modo fantasioso il paesaggio fiabesco. La casa contadina vecchia di quattro secoli è un albergo dal 1911, e rappresenta un punto di partenza ideale per una manciata di sciescursioni da sogno.

Un bellissimo giro porta sul Munt Buffalora, che offre un ampio sguardo sull’immacolata prateria innevata del Parco nazionale svizzero. Se le condizioni lo permettono, c’è anche il vicino Piz Daint, la cui imponente piramide sommitale cattura lo sguardo già all’attacco del Passo del Forno. Con una salita un po’ più impegnativa ci sono poi anche il Piz Turettas e il Piz Dora – ma una volta superato il ripido versante boscoso che porta all’Alp Sadra, ecco apparire una delizia degli occhi con vita sull’Ortles. E per finire, una discesa inebriante in un terreno che molto percorso non lo è mai.

Vista sulle stelle a Lü

Quando le sere sono terse, nulla vale Lü. Un tempo il comune più alto d’Europa, con l’aggregazione sancita nel 2009 nel grande comune di Val Müstair il piccolo nido sulla terrazza che sovrasta a est Fuldera ha nel frattempo dovuto rinunciare a questo primato. Ma ne può vantare un altro: come ha appurato una coppia di professori cechi, sembra sia la località con il minore inquinamento luminoso e dell’aria di tutta la Svizzera. Jitka e Vaclav Ourednik hanno investito tutti i loro risparmi e hanno trasformato la scuola ormai vuota di Lü in un inconsueto punto di incontro con l’universo, installandovi enormi telescopi. Dopo due decenni di lavoro nell’ambito della ricerca cerebrale, hanno provato a fare del loro hobby una professione. O meglio: della loro vocazione, se si ascoltano le loro appassionate elucubrazioni sull’astrofotografia.

La vista del cielo acquisisce improvvisamente una dimen­sione del tutto diversa. Grazie al telescopio a specchio controllato dal computer, Vaclav mostra ai suoi ospiti galassie lontane 40 milioni di anni luce. E il paesaggio lunare disseminato di crateri, la nebulosa di Orione, ammassi stellari globulari…

Qui a Lü, anche a occhio nudo si distinguono dieci volte più stelle che non nelle vicinanze di una città. Nel cielo notturno risaltano i solchi innevati dei pendii del Piz Turettas, sopra il quale la Via Lattea si estende come una luccicante collana di diamanti. Non sarebbe male lanciarsi nell’escursioni in questo scrigno colmo di gioie! Ma è meglio aspettare domattina, quando ai collezionisti di cime, sopra Lü si presenterà il Piz Terza.

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