Editoriale

Sicurezza

Caschi da arrampicata? Santo cielo!
Caschi da arrampicata? Santo cielo!

Caschi da arrampicata? Santo cielo!

Un tempo erano bianchi e torni. Oggi sono variopinti. I caschi proteggono dai franamenti, ma non dalle cadute di stile. Le considerazioni di un esperto della moda.
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Christine Kopp
Christine Kopp

Christine Kopp

Autrice e traduttrice alpina, alpinista appassionata
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Fred Nicole
Fred Nicole

Fred Nicole

Omamori giapponesi acquistati in un tempio scintoista, monete della fortuna cinesi o un grigri africano: il tutto in una minuscola borsetta con una paginetta del Corano. I portafortuna mi accompagnano da sempre. Agiscono da catalizzatori, e più ci si proietta in essi, più forte è il loro effetto. L’energia proviene dal nostro interno: per questo credo che, con il tempo, sia anche possibile ottenere questo genere di protezione anche senza alcun oggetto.
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Il rischio, un elemento vitale
Il rischio, un elemento vitale

Il rischio, un elemento vitale

Grazie al metodo delle riduzioni, negli anni Novanta Werner Munter rivoluzionò la nivologia. Il suo approccio era onesto e nuovo: in montagna, il rischio zero non esiste. Grazie ai suoi insegnamenti, le guide e i capigita di oggi non sono garanti della sicurezza, bensì esperti di insicurezze. Una conversazione nella regione di Arolla, in Vallese. 
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Kari Kobler
Kari Kobler

Kari Kobler

Guida alpina e organizzatore di spedizioni himalayane. Ha tra l’altro scalato cinque volte il Monte Everest.
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Piccolo marchio, grande rivoluzione
Piccolo marchio, grande rivoluzione

Piccolo marchio, grande rivoluzione

Oggi del tutto impensabile: negli anni Cinquanta, l ’attrezzatura da scalata era ancora artigianale. I criteri di sicurezza erano lasciati al giudizio di ognuno. All’inizio degli anni Sessanta, le prime norme di sicurezza hanno rimescolato le carte.
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Rischiare per conquistare la vita
Rischiare per conquistare la vita

Rischiare per conquistare la vita

Per alcuni, la passeggiata attorno al Cervino è già sufficientemente entusiasmante; altri scalano montagne il più possibile alte o isolate. Ma qualcosa accomuna tutti: la ricerca di un’intensa sensazione vitale.
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Si ha diritto al rischio?
Si ha diritto al rischio?

Si ha diritto al rischio?

Fino a che punto il diritto ci consente di assumere individualmente dei rischi in montagna o, più in generale, nella vita quotidiana? La risposta oscilla tra due poli: la libertà del singolo e la responsabilità nei confronti degli altri.
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Simon Wandeler
Simon Wandeler

Simon Wandeler

Base jumper, ex arrampicatore sportivo, su ghiaccio e agonistico.
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L'opinione dei lettori

Escursioni nel nord dell’Albania (10/2012)
Escursioni nel nord dell’Albania (10/2012)

Escursioni nel nord dell’Albania (10/2012)

Per il racconto della sua esperienza nel nord dell’Albania sono grato ad André Girard. Laggiù le montagne sono selvagge, la gente è povera e piuttosto solitaria, proprio come nelle sue descrizioni. Un problema, tuttavia, pure menzionato nell’articolo, merita a mio parere maggiore attenzione, poiché rappresenta per molti una questione di vita o di morte, di una vita di costante paura per il padre, il figlio, lo zio, ma anche per la moglie, la figlia, eccetera, con consegeuenze devastanti per l’intera stirpe: il «kanun» e le sue vendette sanguinarie. Ogni giorno qualcuno muore a causa di questa antica «legge della montagna», che alimenta un letale circolo vizioso, nel quale il presunto onore della famiglia viene anteposto alla vita e l’assassinio è elevato a dovere. Chi ne è toccato si ritrova impoverito più di quanto già non lo sia, non potrà mandare i propri figli a scuola, per non parlare del permettersi un’igiene sufficiente o delle cure mediche. A chi dovesse un giorno seguire le tracce di André Girard in Albania suggerisco riflettere sul fatto di trovarsi in una regione arcaica dell’Europa che necessita con urgenza del nostro sostegno. 
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Sull’articolo «Dalla difesa della patria alla tutela de lla natura » (06/2013)
Sull’articolo «Dalla difesa della patria alla tutela de lla natura » (06/2013)

Sull’articolo «Dalla difesa della patria alla tutela de lla natura » (06/2013)

Che nelle vesti di colonnello dello Stato maggiore e granconsigliere UDC il signor Stüssi-Lauterburg sostenga il ruolo dell’esercito svizzero a tutela della libertà stupisce altrettanto poco del fatto che assuma una posizione critica rispetto alle richieste della sinistra. Tuttavia, la sua esposizione presta il fianco al dubbio in due punti. Durante lo sciopero nazionale, i «rivoluzionari del 1918» propugnavano richieste che oggi ci appaiono ovvie: voto proporzionale, settimana di 48 ore, voto alle donne... E che ad esempio la sezione CAS Uto non tollerasse posizioni comuniste da parte dei suoi soci non è in alcun modo indice di neutralità politica, bensì la mera accettazione dello status quo politico – poiché secondo questa logica, anche qualsiasi regime autoritario che vietasse determinati partiti politici andrebbe considerato politicamente neutrale.
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