Riscaldamenti elettrici stigmatizzati

La vostra rivista si presenta come organo del CAS, «avvocato delle montagne». Quando non mi trovo in montagna a guardare la neve che scende, in qualità di presidente dell’associazione Choc Electrique io sono l’avvocato degli utilizzatori di riscaldamenti elettrici. Ho letto con simpatia l’incipit dell’articolo a pagina 34 («Le Alpi» 1/2013) – una simpatia che si è però mutata in collera per il paragrafo intitolato «Basta con i riscaldamenti elettrici». Collera perché citate delle cifre: il 40% della corrente viene «dissipato senza essere utilizzato»: il 40% di 60 TWh = 24 TWh. Cosa intendete esattamente con questo 40%? Noi (i riscaldamenti elettrici fissi) confessiamo di aver consumato 2,8 TWh nel 2010, vale a dire esattamente il 4,6% del totale dell’elettricità. Collera di nuovo quando citate i testi: la mozione (12.3340) votata nel settembre 2012 dal Consiglio nazionale chiede misure che permettano di sostituire la maggior parte dei riscaldamenti elettrici attuali con sistemi più efficienti. Ora, il solo sistema che riconosciamo come più efficiente è la pompa di calore. Perché i boiler elettrici, che consumano altrettanta corrente dei riscaldamenti fissi, non vedono abbattersi su di sé la mannaia?

Lanciate o sostenete pure un’iniziativa per un utilizzo efficiente dell’elettricità, ma considerate innanzitutto obiettivamente i dati incontestabili (OFEN e OFStat)! Nel 2010, ogni alloggio riscaldato a gas ha consumato 14 790 KWh di vettore energetico (gasolio: 12 536 KWh; elettricità: 11 203 KWh) a fronte dei 4813 KWh delle pompe di calore.

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