Rocce sopra il mare di nebbia Arrampicate aeree alla Fallenflue

In alto sopra il fondovalle svittese si trova un esposto contrafforte roccioso. Simile a una V a volo d’uccello, i settori della Fallenflue coprono quasi ogni orientamento. Una cosa è però necessaria: non soffrire di vertigini.

Finalmente il fine settimana. Il bollettino meteo prevede la tipica nebbia alta. Per fortuna, però, con i suoi 1200 metri la Fallenflue torreggia sul mare di nebbia come la prua di una gigantesca nave. L’ideale per un’uscita autunnale: sul solo versante sud, oltre 90 vie attendono i ripetitori.

Nuovo territorio al profumo di Verdon

Tutto questo grazie a Lucas Iten e ai suoi amici. Nell’estate del 2006 Iten tentò un approccio alla parete dal basso. Nonostante fosse frenato da cespugli e arbusti (e dalle zecche che li abitavano), non si lasciò scoraggiare, e nel medesimo giorno fece un altro tentativo, questa volta dall’alto. E quella che trovò fu una roccia più incisiva e compatta. Il fascino del potenziale dei luoghi lo colpì a tal punto che da allora non lo ha più abbandonato. La gran parte delle volte, ne tornava alla luce della torcia frontale e ricoperto della polvere dei fori. Nell’opera di apertura, Iten non badò né alla fatica né alle spese. Con una passione incrollabile e tutto il suo sangue, quassù ha sinora realizzato oltre 200 vie da 3c a 8b.

Sin dall’inizio agì d’intesa con le autorità, e grazie alla collaborazione con i guardiacaccia fornì un contributo particolarmente attivo in relazione alla protezione dei volatili. Il falco pellegrino ama i versanti della Muotathal esposti a meridione, proprio come l’aquila reale predilige quelli settentrionali. Perciò, nei singoli settori vigono particolari periodi di divieto.

Luogo della forza

La Fallenflue è un luogo magico, che si incontra anche nel mondo delle leggende. Ad esempio, quando a cielo sereno inizia improvvisamente a piovere, ci sarebbe lo zampino di Rosa Löchli, la strega di Auf Iberg. Effettivamente, qualcosa di mistico lassù sembra esserci, quando del tutto improvvisamente si scatena un temporale e l’aria si fa carica.

Qualcuno, però, potrà anche sentirsi fradicio per l’altezza della sosta o delle strette cenge, poiché la Flue scende giù ancora per parecchie centinaia di metri.

Molta aria anche per chi assicura

A lungo la Fallenflue è rimasta un segreto per pochi. Con il suo orientamento, consente di arrampicare in ogni stagione. Ma le voci si diffondono rapidamente. Ad ogni modo, le cenge esposte non sono adatte a chiunque, e l’autoassicurazione è da considerare standard. Quando tuttavia si è fatta l’abitudine all’ambiente alpino, si è ricompensati da vie uniche e dalla roccia migliore.

Sfogliando la guida emergono immagini di indimenticabili giornate passate nei settori settentrionali, delle vedute uniche sul lago dei Quattro Cantoni, dei Grosser Mythen e delle altre montagne attorno alla conca valliva svittese. Delle vie, che richiedono un equilibrio da danzatori e grande sensibilità, dai nomi che sono appunto un programma, come ad esempio Ballerino. Qui si progredisce danzando a volte maldestramente sugli sporgenti bombé di strutture filigranate, a tratti simili a coralli e poi di nuovo taglienti come lame.

Nomadi della roccia

Come nomadi della roccia, nel corso dell’anno ci muoviamo attorno al contrafforte roccioso alla ricerca delle condizioni migliori. Ora, in autunno, è il turno del versante sud. Questa volta optiamo per «Plumbum», uno dei settori di media grandezza più paganti in questa stagione, che offre qualcosa per ogni livello di difficoltà. Tra le classiche adatte all’inizio della stagione meridionale ci sono Winterziit e A great Smile (entrambe 6a+). Tutte e due le vie affascinano con fori di scolo, fessure sporgenti e appigli. In Pfilerriss (7b) si manifesta una roccia perfetta, punteggiata di prese ampiamente sovrastanti, con le quali occorre accelerare al momento giusto, strisciare lentamente e quindi scattare in maniera dinamica. In conclusione, ultimo ostacolo prima della sosta, una fessura rigonfia, fisicamente impegnativa. Le cose si fanno poi davvero difficili in Schwermetall (8a+/8b) dove, prima di avvistare la terra, occorre molto lavoro di pazienza. Qualcosa per veri pignoli.

Proseguendo verso est raggiungiamo il settore «Förröm», ricco di belle vie di livello 6b/6c. La roccia è compatta e presenta linee interessanti. Örgeli Flöte serpeggia sì attraverso la roccia migliore, ma solo per proporre una conclusione difficile. Ai fan delle vie difficili raccomando Götter Möhli (7a+), Jailbreak (7b) e Hölle Böck (7b/7b+). Tutte salgono ripide attraverso una bella roccia striata di giallo e lasciano un’impressione durevole.

Inverno, momento aureo

Quando gli alberi perdono definitivamente le ultime foglie è il momento di proseguire. Verso tempi più dorati, verso il settore «Gülden». Le sue striature dorate brillano in alto sopra la Muotatal nel calcare azzurro-grigio. Qui la roccia asciuga molto rapidamente. Quando all’attacco c’è la neve, attraverso campi innevati si raggiungono con le racchette i punti di calata. Da qui ci si cala con la corda per 38 metri: un’esperienza in sé ogni volta, poiché in totale, la parete precipita per circa 230 metri. Mentre nella stazione sciistica di Stoos, sul versante opposto della valle, il traffico è già animato, qui si arrampica generalmente sempre in t-shirt.

La natura ha realizzato fori affilati e strutture capaci di entusiasmare ogni arrampicatore. Un riscaldamento perfetto è offerto da Nur ä chliini Stadt (6a+), con l’uscita prolungata di Grossstadt (6b). Qui i tiri si susseguono fluidi, in un piacere puro. Potsdam (6c+) è una di quelle vie capaci di sbarazzarsi improvvisamente di qualcuno anche alla decima volta. Molto apprezzata è anche Solarisation (7b), una tappa d’obbligo del «Gülden». Il pilastro sembra fatto apposta per arrampicare, ed è ornato di strutture che sarebbe impossibile riprodurre.

Infine, ci sono ancora le vie davvero difficili, come State of the Art (8a) o Chippendale (8a/8a+), dove ogni tiro è una classe a sé. Proprio per questo è forse la più bella delle gite difficili, qui nel «Gülden». Tuttavia, sulle strette cenge della Fallenflue il rischio di annoiarsi è davvero molto ridotto. Per noi rimarrà sempre un luogo di forza e di ispirazione, ma anche di avventura e di divertimento. L’inverno può venire.

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