Splendidi ricordi dell’ascensione al Monte Bianco nel 1957

In merito alla lettera Il Monte Bianco solo per noi, in «Le Alpi » 05/2019

Ho letto nel numero di maggio la lettera di C. Pittet. Mi ha ricordato un’ascensione al Monte Bianco, compiuta con un amico nel 1957. Avevamo 19 anni, uscivamo da una settimana di campo OG ed eravamo in una forma piuttosto buona. Avevamo piantato la tenda alla stazione di monte di Montenvers, sopra Chamonix. Dapprima tentammo di scalare alcune vette delle Aiguilles de Chamonix, ma non ci riuscimmo perché ci era difficile individuare la strada. Poi decidemmo di tentare il Monte Bianco, e in una calda giornata salimmo al rifugio dei Grand Mulets. Io bevevo acqua ad ogni ruscello, il mio compagno Ruedi Haenny voleva tenersi la sete per la capanna. Quando la raggiungemmo, non trovammo altro che una rovina coperta, non custodita. Ci svegliammo alle due del mattino e, dopo una parca colazione, iniziammo la salita alla capanna Vallot per il Dôme du Goûter. Qui incontrammo i primi che scendevano dalla vetta. Poi risalimmo la cresta fino alla sommità, dove potemmo rilassarci tutti soli per un’ora. Era una splendida giornata, quel 3 di agosto. Dal versante della Brenva arrivarono altri due svizzeri, assieme ai quali ci gustammo un sorso dalla fiaschetta. Dopodiché, per il Mont Maudit e il Mont Blanc de Tacul, scendemmo all’Aiguille du Midi, dove prendemmo per un pelo l’ultima corsa. Sono ricordi splendidi, che ci accompagneranno sempre.

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