UIAA: no all’attrezzatura dell’Everest

L’Unione internazionale delle associazioni alpinistiche (UIAA) non sosterrà l’allestimento di strutture ausiliarie permanenti sull’Everest. Riuniti in assemblea generale lo scorso ottobre a Flagstaff (USA), i rappresentanti delle federazioni associate hanno stigmatizzato l’intenzione del ­governo nepalese di installare scale me­talliche e corde fisse sullo Hillary Step (8760 m). Ultima difficoltà tecnica a 90 metri sotto la vetta, questo passaggio lungo 12 metri è causa di considerevoli ingorghi nella parte sommitale della via normale. Il testo votato a Flagstaff stabilisce che l’ascensione al tetto del mondo «dovrebbe essere riservata a coloro che hanno acquisito le competenze e l’esperienza necessarie». Nel comunicato si legge anche che l’aggiunta di strutture permanenti sull’Everest «ne sminuirebbe l’ascensione, rovinerebbe l’avventura e incoraggerebbe l’abuso di questo luogo sacro».

Tuttavia, per molti nepalesi la posa di strutture supplementari consentirebbe lo sviluppo del turismo sull’Everest limitando nel contempo i rischi per gli sherpa e i loro clienti. «La via normale cambia. C’è più roccia, meno ghiaccio e meno neve. È molto pericolosa», aveva confidato Pertemba Sherpa nel maggio 2013 al quotidiano britannico The Guardian.

Il fatto è che sull’Everest c’è sempre più gente. Sempre nel 2013, le persone che si sono lanciate al suo assalto lungo il versante nepalese erano 810. Un record sino dalla sua prima ascensione, nel 1953.

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