Un bivacco invernale col CAS Locarno

DI ERMES BORIOLI, LOCARNO

Solo dieci « duri » si annunciarono alla sede sociale per la gita al Winterhorn ( 8/9 aprile 1967 ).

Tra questi due signorine, la cui presenza è sempre gradita alle nostre gite, anche se ciò può costi-tuire una galante deroga agli statuti del CAS.

Non furono tanto le previsioni del tempo sfavorevoli: molto nuvoloso; temporaneamente coperto e precipitazioni intermittenti. Neve localmente fino al piano. Venti da ovest, moderati in montagna, ma piuttosto il genere di esercitazione previsto: bivacco, a render perplessi i soci. Più di uno dev' es impressionato di fronte a questa nuova esperienza, preferendo lasciare ad altri il rischio l' impresa.

A nostro avviso ha avuto torto. L' esito della gita, almeno per quanto concerne il pernottamento nello « iglou », è stato infatti positivo e istruttivo.

La comitiva raggiunge da Hospental la stazione superiore dello sci-lift del Winterhorn, non dis-degnando di utilizzare il mezzo meccanico di salita, al fine di portarsi il più sollecitamente possibile sul luogo del bivacco. Questo viene fissato a quota 2100, dopo circa un' ora di marcia in direzione della vetta. Costatata l' idoneità del pendio a mezzo delle apposite sonde ( profondità minima dello strato nevoso di 4 mi ) si da inizio ai lavori.

Il nevischio, portato da raffiche di vento, aumenta gradatamente di intensità. Il sole scompare definitivamente, offuscato da una fitta nebbia e da banchi di nubi che si accavallano provenienti da sud-ovest.

Il cantiere viene impostato rapidamente e, verso le ore 11.00, i lavori di scavo sono avviati contemporaneamente attraverso quattro aperture distanti circa 3 mi l' una dall' altra.

Gli sci sono deposti appaiati e capovolti, con le punte a valle, a guisa di scivolo per lo sgombero dei blocchi di neve, che rotolano successivamente nel ripido pendìo.

Con brevi pause per mangiare un boccone e bere un sorso di brodo caldo preparato dalle solerti colleghe su di un fornellino a gas installato nella neve, il lavoro prosegue fin verso le 17.00.

Con un impegno veramente encomiabile, anche da parte di coloro che con picco e pala non hanno particolare dimestichezza, vengono estratti ca. 50 me di neve, che si presenta a strati alterni compatti e gelati.

Si formano così due vani comunicanti, aventi una larghezza di ca. 6 mi e una profondità e un' al di ca. 2 mi.

Negli stessi è costruito un podio, provvisto di due spallette sulle quali vengono posati gli sci, che sono opportunamente fissati sui bastoni, con una larghezza di ca. 80 cm, a mo' di lettiera.

Ognuno dispone poi il giaciglio a suo gusto, formando una rete con corda e pelli di foca intrecciate.

Nel frattempo la zona attorno all' iglou è chiaramente delimitata con bandierine multicolori per segnalarne la presenza a eventuali alpinisti che dovessero salire verso la vetta il giorno successivo.

Quindi le aperture sono bloccate, ad eccezione di uno sfiatatoio che garantisce la ventilazione.

Fuori, con una temperatura di poco al disotto dello zero, la bufera imperversa e, in breve tempo, anche questa finestrella è otturata dal nevischio. Si ritiene prudente di accendere alcune candele le quali, oltre a gettare un gioioso riverbero sulle gelide pareti, servono da spia in caso di esaurimento della riserva di ossigeno.

Prima di coricarsi, dopo un frugale pasto serale, sprofondati nei pratici sacchi per dormire, avvolti, per aumentare l' isolazione, in materiale di plastica, gettiamo un' occhiata al termometro: segna + 2.

In breve il sonno fa presa sulle membra indolenzite dall' insolita faticaccia del pomeriggio e solo verso l' alba il freddo umido dell' amiente comincia a farsi sentire.

Il maltempo non concede tregua e non ci resta che prendere la via della discesa.

Nella valle della Reuss cade una fitta pioggerellina. Ad Airolo troviamo 20 cm di neve bagnata. Si preannuncia una tranquilla domenica di riposo.

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