Un dente roccioso sopra l’Altopiano Arrampicate allo Stockhorn

Un tempo, sulle pareti esposte dello Stockhorn imperversavano i pionieri dell’arrampicata. Oggi, siti plaisir facilmente raggiungibili e un percorso didattico dedicato attirano sulla montagna un vasto pubblico.

Lo Stockhorn (2190 m) è il simbolo di Thun. La sua sagoma domina l’orizzonte sud-occidentale della città. La gigantesca lama rocciosa verticale precipita a nord con un’impressionante parete alta 300 metri sul Walalp e la Stockental. Di lato, visto dal basso lago di Thun, quel dente roccioso affascina per il profilo impressionante. La parete nord era tra l’altro già un polo d’attrazione per i pionieri dell’arrampicata poco prima della Prima guerra mondiale (via Bachmann/Steiner, 3a, 1913). Dall’Altopiano, la parete appare dirupata e poco amichevole: nella realtà, essa è tuttavia ampiamente articolata da fasce erbose e sistemi di fessure e, conseguentemente, relativamente facile da scalare (p. es. la via Tschabold/Egger, 4a, 1928) – e consigliata agli alpinisti in grado di muoversi con la necessaria sicurezza in una roccia scoscesa e non sempre stabile.

Per l’odierna generazione di arrampicatori sportivi, frattanto, dell’impressionante versante settentrionale risulta interessante solo la nettamente meno alta parete nord-ovest, dove la roccia è bella e compatta e l’attacco si raggiunge comodamente in una ventina di minuti di discesa dalla stazione di monte della funivia. Qui, all’estrema destra si trovano due vie, Wer sucht, der findet (2 tiri; 6b; 6c+) e Berg­falken-Route (3 tiri; 4a, 5c, 6a). Molto impegnativa è la Via del Drago (7c), spittata nel 1997 da Pesche Wüthrich. Lunga 250 metri, la via non è mai stata ufficialmente ripetuta a causa dell’assenza di uno schizzo preciso. Solo nel 2012, Barbara Büschlen, di Steffis­burg, ha saputo ripeterla e, al tempo stesso, essere la prima donna ad averne percorso tutti e sei i tiri. La via è assicurata in modo decisamente sportivo: i chiodi a perforazione sono sì presenti nei punti giusti, ma un assortimento di friend è ad ogni modo utile.

Palestra outdoor in ambiente alpino

Per gli sportivi più moderati, dall’inizio degli anni 1990 risultano molto più attrattive del sinistro versante nord le meno spettacolari rocce a meridione degli edifici di vetta dello Stockhorn, con un totale di 120 vie suddivise su 12 settori. Dopo una breve salita dalla stazione di monte dell’impianto, con il percorso didattico di arrampicata Chum u lueg (8 tiri; 2a-4b) e una palestra con 60 attacchi prevalentemente di livello 3a-5c, sono ideali per chi inizia. Placche inclinate e scanalate dall’acqua, ripidi pilastri e piccole pareti permettono una formazione variata. Più impegnative (da 6a a 6c) e anche più esposte sono le vie a più tiri del settore «Edelweiss», sulla cresta sudorientale. Per raggiungerne l’attacco occorre calarsi a est della torre radio dopo un breve percorso in cresta (in parte con corde fisse). La veduta a picco su Thun e il lago fanno sentire immersi in un ambiente quasi alpino.

In numerosi punti dei pendii meridionali dell’intera catena dello Stockhorn, rocce grigio-argento si ergono dal bosco sui verdi pascoli degli alpeggi. Viste dalla strada che attraversa la Simmental, gran parte di queste zone rocciose sembrano a prima vista attrattive e promettenti per l’arrampicata sportiva. Tuttavia, se osservate più da vicino smorzano rapidamente ogni entusiasmo, in quanto la roccia è spesso friabile, disseminata d’erba e poco omogenea – e quindi poco interessante.

Roccia da sogno nel settore «Chrindi»

Ben diverse sono le rocce della Walpersbergflue (1907 m), appena a est della stazione intermedia di Chrindi della funivia Erlenbach-Stockhorn: avvicinandosi alla fermata, questo ammasso di rocce con la sua verde calotta di abeti cresce fino a diventare una vera montagna, un massiccio del miglior calcare, strutturato in maniera estremamente varia e di qualità eccellente. Sembra fatto per arrampicare. E non appena si appoggiano le dita su una delle vie a più tiri come Hey Fisch, già si va in estasi. Questa roccia sembra fatta apposta per un livello 6b/c. Quasi non si incontra una pietra sciolta. L’offerta di appigli è a dir poco generosa, anche se talvolta vanno caricati su poco spazio o obliquamente. La soluzione dei passaggi non è sempre a portata di mano, ma chi sa leggere correttamente la roccia ed è in grado di sfruttare abilmente le posizioni di riposo riesce a raggiungere la sosta successiva anche nei tiri più ripidi e ricchi di difficoltà con ancora un po’ di fiato.

In numerose zone rocciose del versante sud della catena dello Stockhorn (Mieschflue, Stockenflue, Tubetal, Alpiglennadel) si arrampicava già molto prima che al Chrindi, ma questi siti un tempo frequentati sono stati in parte dimenticati. Solo nel 1992, Christoph Mauerhofer e Andrea Gasser diedero avvio all’apertura del Chrindi, oggi il sito migliore e più frequentato della Simmental dagli arrampicatori di livello da 6a a 7a. A questo, oltre alla particolare qualità della roccia, contribuisce anche la facile raggiungibilità. L’accesso dalla stazione intermedia della funivia richiede appena 15 minuti, per di più in discesa e lungo un buon sentiero di montagna. Ma anche l’esposizione a sud e la gradevolezza dei dintorni, con i pascoli disseminati di bestiame pezzato della Simmental aiutano a farne un luogo apprezzato.

Ma il sito di arrampicata del Chrindi non ha proprio alcun difetto? L’unico punto dolente potrebbero essere le possibilità di sosta ai piedi della parete: purtroppo non vi è alcun luogo comodo con vista sui paesaggi prealpini bernesi della Niedersimmental e della Diemtigtal. A terra si è prigionieri dell’ombra del bosco e degli arbusti, e il panorama lo si può goder solo a partire dal secondo tiro – anche se allora è fantastico!

Vista sui Vosgi e la Foresta nera

La più impressionante è ad ogni modo la vista che dalla vetta dello Stockhorn spazia dall’Altopiano al Giura, ai Vosgi e alla Foresta nera. Nel 2013 è stata inaugurata una galleria lunga 70 metri che, dalla stazione di monte della funivia, conduce a una piattaforma panoramica a mo’ di balcone nel bel mezzo della parete nord della vetta. La costruzione di una controversa piattaforma circolare, del diametro di 13 metri, è stata fortunatamente evitata grazie all’opposizione di diversi organismi per la protezione della natura.

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