«Un paradiso per i racchettisti» Per l’alto Vallese con le racchette

Scalare il Wyssgrat, gustare la spettacolare discesa dallo Johlenhorn o ammirare lo splendido panorama del Cervino: la nuova guida del CAS alle escursioni con le racchette per l’Alto Vallese contiene alcune leccornie.

Chi pensa che con le racchette non sia possibile scalare le vette più alte ha senz’altro qualcosa da imparare da Roland Nanzer. Pieno di entusiasmo racconta di salite difficili, delle ore trascorse con pala e piccozza a preparare la traccia per i suoi compagni, di dita gelate, gambe affaticate, e delle lacrime agli occhi quando un gruppo raggiungeva infine il Breithorn, da dove ammirava lo splendido panorama delle montagne vallesane.

Con voce bassa e precisa, Nanzer cerca le parole giuste per narrare le esperienze commoventi, ma anche divertenti e avvincenti, degli ultimi due anni. Da tanto, infatti, questo 68enne lavora alla Guida alle escursioni con le racchette dell’alto Vallese. D’inverno, sempre in giro per le montagne; d’estate intento a trascrivere le sue escursioni. Ora il piccolo è nato. «È una sensazione di impazienza», commenta Nanzer. Sono oltre 100 i giri che ha compiuto per la guida negli ultimi due anni. 65 di essi sono ora tracciati sulla carta, descritti, corredati di fotografie e verificati in relazione alla loro sostenibilità ambientale. Il più alto porta agli oltre 4000 metri dell’Allalinhorn. La guida è suddivisa in sei regioni, dal Goms alla Lötschental. La beniamina di Nanzer risulta evidente: la regione del Sempione. «Per le escursioni con le racchette è un paradiso!»

 

Wyssgrat e Vielihorn

Quando gli si chiede la sua meta prediletta, Nanzer si blocca. Riflette a lungo, sfoglia il suo iPad e si ferma infine sul Wyssgrat. «Questa è la mia meta preferita», dice. Per lui, il motivo è più che chiaro: quei 990 metri di salita non sono simili a una trafficata autostrada, quanto piuttosto a un solitario viottolo di campagna. «E una gita tranquilla, lontanissima dalle masse umane.» E la via per i 2886 metri della vetta è molto variata: qua attraversi un bosco di pini cembri, là ti ritrovi nuovamente su una cresta. Infine, accanto alla croce di vetta si è ricompensati da una splendida vista sull’Allalin, il gruppo del Balfrin, il Bietschhorn e, ovviamente, l’ampio Weisshorn. «Sì, questa mi è rimasta», dice. E continua a sfogliare. Anche il Violenhorn ha sedotto il vallesano: «La vista dalla vetta è unica.» Ci si sentirebbe come seduti su un trono panoramico, che vale senz’altro le tre ore della salita.

Nanzer racconta del Daubenhorn, dove è dovuto ricorrere ai ramponi da ghiaccio. Dello Johlenhorn, con la vista sulle montagne a 360 gradi e la spettacolare discesa. Del Signalhorn, sul quale ha fatto per ore la traccia con il cattivo tempo – fino a quando la situazione non si è fatta troppo pericolosa e ha quindi scalato la vetta solo alcuni giorni più tardi. «Bisogna sapere quando è il momento di fare marcia indietro», afferma Nanzer. E proprio con le racchette bisogna sempre tener conto del tempo necessario per tornare.

Nanzer, che da giovane prendeva in giro i racchettisti, si è nel frattempo convinto di questo mezzo di progressione. «Si viaggia più lentamente che con gli sci, e perciò si percepisce il paesaggio in modo molto diverso», spiega. Nebbia fitta nel bosco, pendii soleggiati, tracce fresche nella neve: «Si vive la natura in maniera molto intensa.» Affascinato in particolare dal mondo animale, il vallesano osserva volentieri la selvaggina e analizza le tracce di lepri e volpi: praticamente accanto a ogni impronta di lepre ce n’è una di volpe, racconta. E non è raro trovare tracce di lotta, sangue. «E questione di mangiare e di essere mangiati», commenta Nanzer. La natura è in primo piano anche per i suoi ospiti: «La prestazione non c’entra. È piuttosto il sorso in vetta e lo stare bene assieme.» Secondo l’appassionato sciescursionista Nanzer, i racchettisti sono più socievoli degli sciatori.

 

Dove sta il confine?

La sua passione per entrambe le discipline della neve lo ha tra l’altro aiutato a decidere quali escursioni includere nella guida. La grande domanda era: «Fin dove va il racchettista, e dove inizia lo sciescursionista?» E ha infine trovato la sua risposta, escludendo per la gran parte gli itinerari troppo alti e troppo lunghi. Ha lasciato fuori anche i versanti ampi e molto ripidi. Al loro posto ha incluso cime che possono essere raggiunte in due o tre ore. «Dopo tutto, a seconda del percorso, per tornare giù occorre grosso modo lo stesso tempo», conclude Nanzer. E non importa se con le racchette o con gli sci: ciò che conta è l’esperienza della montagna.

Roland Nanzer

Tipografo diplomato, Roland Nanzer conosce le Alpi vallesane come le proprie tasche. Parallelamente alla sua professione, è stato attivo per decenni come capo soccorso in Vallese. Ha inoltre guidato escursioni e pubblicato numerose guide escursionistiche. Nanzer è sposato e ha due figli.

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