Adula, «Regina montium».

Il 24 ed il 25 luglio u. s., il Club Alpino Svizzero, Sezione di Locamo, saliva in gita sociale ed officiale al Monte Adula ( Rheinwaldhorn, 3406 m. ). A Torre, in Val Blenio, punto di concentramento e di partenza per l' ascen, si erano pure dati convegno diversi soci del C. A., Sezione di Lugano, e un drappello di animosi grimpeurs milanesi guidati dal Comm. Mario Tedeschi, vice-presidente del Club Alpino Italiano. Nel concentramento alpinistico figuravano anche una cinquantina di altri alpinisti delle società Unione Ticinese operai escursionisti, e Monte Generoso. Più e meglio che una ascensione, un pellegrinaggio votivo, come ad una celebrata e taumaturgica Madonna.

Malgrado il caldo tropicale dell' afoso meriggio estivo, la prima tappa ( Capanna dell' Adula: 2000 m .) venne raggiunta senza soverchia fatica, con una rapida marcia attraverso la pittoresca Val Soja e con una aggressiva arrampicata per il ripido sentiero sbozzato nella roccia che dal Monte Ayra sale per arditi e faticosi lacets e brusche giravolte sino al promontorio di Piotta, sul quale sorge la comoda capanna del C.A.S. Sezione Ticino.

La Val Soja è tristemente celebre nella storia delle alluvioni ticinesi. Diversi anni or sono, il torrente omonimo che la percorre in tutta la sua lunghezza, in una tragica notte di elementi scatenati, assaliva con furia incoer-cibile la fabbrica di cioccolatta Cima-Norma di Dangio, seppellendola quasi sotto una montagna di macigni trenati dalla violenza delle acque spaventosamente ingrossate.

Il tratto da Torre ad Ayra si disegna all' ombra di boschi e fra il verde dei pascoli, lungo le falde del Simano e sulle pendici dei monti Soja. Per due ore di cammino, il torrente vi tiene una loquace compagnia, animando vivace-mente il paesaggio. Valicata la Soja, e trascorso il Monte Ayra, la stradella si snoda sotto una magnifica pineta che sembra investire, con uno slancio quasi aggressivo, i fianchi del monte. Regione rupestre. Sentiero a spirale, come una scala a chiocciola. Le notevoli differenze di dislivello fra un ripiano e l' altro, permettono di guadagnare rapidamente quota.

Gli escursionisti hanno potuto constatare di quali provvide e razionali cure venga circondata questa classica ascensione. L' itinerario che, in condizioni primitive, non si presenterebbe né facile, né chiaro, e, ad ogni modo, costringerebbe l' alpinista ad una fatica da Sisifo, è reso di una evidenza cristallina mediante una serie di opportune segnalazioni: segni indicatori, picchetta-menti, traccie bicolori ecc. La montagna diventa, forse, così, per il suo facile approccio, un pò casalinga, pur restando al disopra del banale e del volgare. Ma, oltre i 2000 metri, essa vi parlerà un linguaggio più involuto, più ermetico, più aspro; vi costringerà ad interrogarla, a scrutarla, e non darà certo al via-tore che la calca per la prima volta, senza l' ausilio della guida, dei responsi troppo facili e della sicurezza troppo cieca.

La capanna dell' Adula ( la chiamano così per antonomasia, ma in realtà è un piccolo alberghetto alpino, dove l' escursionista trova comodo e conforto, che fa onore allo spirito di iniziativa e di intraprendenza degli alpinisti ticinesi ) ha suscitato l' ammirazione più schietta di coloro che vi capitavano per la prima volta, e segnatamente degli alpinisti milanesi, pure avvezzi ai bellissimi e comodi rifugi delle regioni dolomitiche, della Carnia, del Monte Bianco, ecc.

La seconda parte dell' ascensione ( Capanna-Vetta ) si è svolta il giorno seguente. Il tempo, che accennava a cambiarsi, ha procurato ai novizi, meno tetragoni e meno adusati ali' incostanza ed alla brusca mutabilità delle condizioni atmosferiche dell' alta montagna, delle ore di perplessità e di orgasmo. E, diffatti, al primo risveglio, nessuno ha potuto nascondere un movimento di delusione e di contrarietà innanzi al cielo coperto ed alle montagne infoscate. Nebbia e vapori mareggianti per le gole ed i canaloni, con sospiri di calura e palpiti di brezza che passavano sui folti cespugli di rododendri. Ma la sinfonia del paesaggio, grigio come una rapsodia nordica, era contrappunta dal murmure lene di cascate lontane e dal chiocciare di vicine fontanelle, e l' alba si intonava con un concerto antelucano di pennuti cantori fruscianti fra i ginestri ed i lentischi. Dal basso salivano gli echi delle campanelle delle mandre avviate al primo pascolo.

La carovana, attaccando subito un passo molto sostenuto, raggiungeva rapidamente, attraverso i dossi e le balze del monte, per pietraie e nevati, la seconda capanna dell' Adula, il rifugio dell' U. T. O. E., piazzato quattrocento metri più in alto, sotto la morena laterale destra del ghiacciaio della Bresciana.

Allo svolto della tragica gola della Soja, dove la valletta s' incassa e si strozza fra due alte e strette pareti rocciose, e dove il torrente, ancora pervaso dal brivido della gelida matrice da cui fuoresce, si slancia dall' alto in una molle e soffice cascata, ali' inizio della lunga cresta morenica arginante il ghiacciaio, l' Adula si è svelata d' un tratto, con una rara imponenza, sfog-giando la sua candida mantiglia trinata e rabescata d' azzurro, rigata da linee di grigie scogliere, elegantemente eretta al disopra della granitica bastionata del Grauhorn.

Un coro di esclamazioni ammirative ha salutato la leggendaria e simbolica montagna, la quale, malgrado il suo teutonico ribattezzamento, non è forse mai apparsa così venustamente latina.

Poi, la carovana alpinistica si è snodata per l' esile lunghissima cresta morenica dirupante verso la coda del ghiacciaio; ha valicato i soprastanti nevai sfrangiantisi fra le intercarpedini rocciose; si è inerpicata per difformi ciglioni e per muraglie quasi a picco; ha balzellato e saltellato, con spaccate più o meno agili, fra i caotici brecciai morenici disseminati lungo il percorso, fino a raggiungere la parte superiore del ghiacciaio dell' Adula, ancora ricoperto da un soffice coltrone di neve che nasconde e confonde i numerosi crepacci. Sotto il Grauhorn, il freddo comincia a farsi sentire pungentissimo, per assumere, più avanti, una eccezionale intensità.

La sfilata alpinistica ( della quale fanno parte diverse signore e signorine, potenti eccitanti alla resistenza ed ali' emulazionesi svolge per un breve tratto a ridosso del ciclopico muraglione del Grauhorn, una falaise dalla roccia ossidata, tormentata e scanellata, dalle cui immani fenditure biancheggia, aereo ed immacolato, un altro ghiacciaio. L' alta scogliera va sensibilmente degradando sino al colle — l' Adulajoch — ove il vento, diventato più algido e più impetuoso, investe, con il furore di dieci rovai, la comitiva, sferzandola con tormentosa violenza.

Sul colle comincia a svelarsi il meraviglioso scenario dell' opposto versante. L' occhio si posa sopra superbe distese di vette e di ghiacciai dai paurosi crepacciamenti, vasti come caverne, minacciosi come voragini, dai margini ombrati da una tinta verdastra che permette di facilmente indovinare la loro profondità.

E siamo al limitare del rotondo nevoso cocuzzolo dell' Adula: forse uno dei tratti più duri e faticosi della giornata. Un ultimo sforzo, e poi l' estremità della vetta è raggiunta. Visione ineffabile ed indimenticabile! Una sterminata coorte di picchi e di massicci, fasciati di neve e di ghiacci, circonda la bianca ed austera maestà dell' Adula: Adula, regina moniiuml Eccoli qui: il Grauhorn, il Piz Jut, la cima Fornei, la cima Cassimoi, il Furketlihorn, lo Schwarzhorn, il Lentahorn, il Güferhorn, l'isolotto roccioso del Gemskanzel, il Vogelberg, il Fanellahorn, il San Lorenzhorn, l'Hochberghorn, il Salahorn, il Rheinquellhorn, l'irresistibile Zapporthorn, la Loggia...

Curiosa questa toponomastica che associa nomi sonoramente italiani a tanta grafia tedesca, che fa andare a braccetto la musica e lo sternuto, le consonanti più dure con le sillabe più armoniose e le vocali più aperte 1 Più lontano, linee concentriche di altre montagne, bianche, ferrigne, ocrate, emergenti da un oceano tumultuoso e ribollente di fumidi vapori: picchi, cocuzzoli, vette, creste e giogaie, massicci, gruppi e sistemi, teorie e catene. Una orografia affascinante, conclusa in un orizzonte per ogni banda amplissimo. C' è qui, imprigionato nella retina dell' occhio, " tutto il Ticino, tutto il Vallese, tutto 1' Oberland bernese, tutto il Grigione. L' Adula è, a questo riguardo, un belvedere magnifico, privilegiato.

Ma la superba visione, che ruba l' occhio e getta l' anima in una tumultuosa estasi, non dura che pochi minuti. Il nebbione incalza. Sale a folate. Ravvolge la vetta e ondeggia sul ghiacciaio, gettando, ovunque, una fosca penombra. Si inizia la discesa, che si presenta in qualche punto difficile. Un passaggio pericoloso, che cavalca un crepaccio, rende necessarie talune precauzioni ed una meticolosa manovra di corde e di picozze. Ma l' insidia è rapidamente e felicemente superata, e la carovana può uscire fuor del pelago alla riva.

30 Poi, è la corsa disfrenata giù per il raddolcito declivio del ghiacciaio, nell' ombra egualitaria e livellatrice del nebbione, inseguiti dagli ultimi bruscoli di un rado nevischio; sono le sdrucciolate innocue e gioconde sui tratti ove la pendenza è maggiormente accentuata e più soffice la neve. Qualche ruzzolone, qualche capitombolo per le accidentalità della superficie nevosa, fortunatamente senza conseguenze; qualche deviamento inevitabile dalla traccia e dalle orme; ma, infine, la comitiva si trova ancora una volta riunita sulla grande morena.

Durante la discesa il vento ha avuto ragione sulla nebbia ostile ed assali-trice, ed ha spazzato la vetta dalle dense brume. L' Adula sembra accomia-tarsi da noi con un saluto pieno di irresistibile grazia e di silenziosa soavità.

Ricambiamo il saluto ali' Adula bella, così irreprensibilmente ed armoniosamente latina nella sua grazia, nella sua conformazione e nella sua ubicazione orografica e geografica, al mons che ha assistito, impassibile, nei secoli, al passaggio delle legioni e delle insegne quirite, per le sottostanti strade marcate dei fieri segni di Roma, rimontanti verso il nord, lungo il Reno ceruleo, che trae dai suoi fianchi possenti una delle sue scaturigini. Sul magnifico monte, sul quale il sole rifrange l' unico raggio della giornata, che fa scintillare e balenare per qualche istante la sua fantasmagorica mantiglia di ghiaccio, sembra aleggiare, come un' aureola, come un nimbo, tutta la bellezza e tutta la forza del secolare simbolo che conferisce all' Adula tanta vigorosa espressione e tanto profondo significato.

Sulla cima dell' Adula si erano ritrovati, fraternizzando, clubisti e utoeini, riuniti dal comune amore e dal comune culto della montagna, dimentichi delle loro piccole divisioni formali, le quali, peraltro, innanzi alla grandezza, alla bellezza ed alla bontà eterne della montagna fatidica, sembravano diven-tate impercettibili, microscopiche

La comitiva ha ripetuto, da poi, in senso inverso, il percorso del pruno mattino, toccando ancore una volta la capanna dell' U. T. O. E., dove gli amabili dirigenti hanno voluto fare ad ogni costo, con cordiale espansione, gli onori di casa. Ed ha raggiunto, infine, il rifugio « Adula » dove i solerti guardiani avevano ammanito un appettitoso risotto alla milanese, e dove una simpatica e fraterna voce ambrosiana ha detto l' elogio della montagna ed ha brindato agli alpinisti, ali' Adula, alla Svizzera ed ali' Italia.

Poi... la veloce discesa nella valle affogata nella nebbia, con un segno più profondo nell' anima abbeverata di bellezza, con il ricordo acutamente nostalgico dell' Adula radiosa, alla quale, tutti, indistintamente, lasciano un tacito ex-voto: di ritornare, come fedeli romei, alla bianca montagna che li insegue con il suo fascino misterioso lungo il sentiero che li adduce al piano, verso la grigia e piatta vita quotidiana.Mario Quaranta.

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