«Älplermagroni con gipfel» Escursioni con gusto sul Giswilerstock

Gita di piacere o escursione alpina:

il Giswilerstock permette ogni genere di esperienza della montagna.

Inaccessibile e inviolabile appare il naso calcareo del Giswilerstock. Ma così non è. Anzi: la grande croce al punto 1825, che i locali chiamano anche Stöcklichrüz, si raggiunge dalla Fluonalp in appena un’ora di cammino. Da qui, la vista sul lago di Sarnen e sull’Obvaldo è a dir poco spettacolare.

Il modo migliore è farsi portare dall’autopostale fino al Glaubenbielenpass, che collega Giswil a Sörenberg. Lungo la tratta, il Giswilerstock appare come una cresta allungata con numerose punte. È arcuato come un gipfel, o gli Älplermagroni, i «maccheroncini dell’alpigiano». Potrebbe essere uno dei motivi per cui degli agenti turistici creativi hanno battezzato il percorso attorno al Giswilerstock «sentiero degli Älplermagroni».

Ma gli escursionisti alpini hanno in testa ben altro che non una comoda passeggiata. Subito dopo l’alpe di Jänzimatt un sentiero di montagna si biforca verso la «Furgge». Questo termine indicava un tempo un forcone a tre punte. E altrettante vie portano verso l’alto: una continua dritta, le altre due si diramano a destra e a sinistra. Dalla Furgge si può scendere alla Fluonalp passando per Stäfeli. Il sentiero non è sempre del tutto visibile, ma prosegue ancora come T3. Inoltre esiste un collegamento diretto, più facile e meglio marcato, con il sentiero escursionistico tra Fluonalp e la Stöckli-chrüz. Verso nord o verso sud si viene invece sempre più al dunque, in quanto le cose si fanno vieppiù difficili man mano che ci si allontana dalla Furgge. In un terreno T4, su detriti calcarei ed erte erbose, si può salire alla Schafnase da una parte e all’antecima della Rossflue dall’altra.

Senza sentieri attraverso la cresta

Lo sguardo spazia a sud fino ai giganti di ghiaccio dell’Oberland bernese, si tuffa a ovest nella Mariental di Sörenberg, per poi rimanere appeso alla Schrattenflue. A nord si domina l’Obvaldo, che termina con il Pilatus e lo Stanserhorn, mentre a est il Sustenhorn e il Titlis fanno capolino dietro il massiccio del Glogghüs.

A questo punto si può decidere se tentare di attraversare senza sentiero la cresta tra la Schafnase e la Stöcklichrüz (il P. 1825 della carta nazionale) oppure se dall’antecima della Rossflue (2073 m) raggiungere la vetta principale (2084 m). Tra la Schafnase e la Stöcklichrüz (T5) dominano erba, calcare e pini cembri, attraversati da molte tracce di camosci. Non è consigliabile tuttavia seguirle, poiché noi umani non disponiamo della loro agilità.

Tra l’antecima e la cima principale della Rossflue, il punto chiave è costituito dallo spigolo di caduta della cresta dopo l’antecima. Qui una corda può rendere buoni servizi, ed è presente anche un chiodo a perforazione. Questi luoghi sono ad ogni modo da considerare nel T5, e qui si incontrano anche passaggi in scalata del 2° grado di difficoltà.

Cotti alla rovescia

Che l’intento sia quello della passeggiata, dell’uscita di piacere o dell’escursioni in montagna, il punto d’incontro dopo la gita è la locanda alpina della Fluonalp – che serve gli Älplermagroni, quelli veri. Sono gli «hindersi», i rovesciati, cotti da dietro in avanti. Siccome sugli alpi c’era un’unica pentola, vi si rosolavano innanzitutto le cipolle, che conferivano il caratteristico colore scuro alle patate e alla pasta che vi venivano aggiunte. Tradizionale è pure il formaggio utilizzato, lo Sbrinz. L’alpe è infatti uno degli ultimi due caseifici obvaldesi che producono lo Sbrinz di montagna. E pensare che questa è proprio la regione d’origine di questo formaggio.

Con il pieno dello stomaco e delle esperienze di vetta ci reimmergiamo nella civiltà – ma, e anche questo è possibile, potremmo pure optare per lasciar spegnere il giorno nel tintinnio dei campanacci e ritirarci nel dormitorio.

Lo Sbrinz AOP e la sua storia

Attorno al 1600, con l’avvento del commercio dei formaggi, nelle cronache dei mulattieri che assicuravano il trasporto delle merci attraverso i passi della Grimsel e del Griess verso l’Italia settentrionale apparve un formaggio a pasta dura dell’Untervaldo. Uno dei centri di questa attività era allora Brienz, dove si trattavano e caricavano le forme provenienti dall’Oberland bernese e dalla Svizzera centrale. In Italia, questo formaggio duro e secco era conosciuto come «sbrinzo», «di Brienz», ed era molto apprezzato per la sua conservabilità – ad esempio dai naviganti che, nel porto di Genova, ne facevano scorta per le loro cambuse. Ben presto i mulattieri cominciarono a usare lo Sbrinz come moneta di scambio per il vino e, assieme al bestiame e al sale, questo formaggio divenne un campione dell’esportazione nel commercio con il ricco nord italiano. Oggi lo Sbrinz è considerato una specialità della Svizzera centrale ed è protetto con il marchio «AOP» (Appellation d’origine protégée).

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