Alessandro Volta fra i monti svizzeri

Con uno schizzoDi Giuseppe Zoppi

( Locamo ) Nel Settecento gli scrittori italiani viaggiano molto per l' Europa: l' Alga si spinge fino in Russia, il Baretti abita a lungo in Inghilterra e visita la Spagna e il Portogallo, l' Alfieri corre tutta Europa.

Non pochi scrittori visitarono e conobbero anche la Svizzera: Aurelio De Giorgi Bertòla, traduttore di Gessner, che nel 1787 fa visita al suo idolo nella verde solitudine del Sihlwald presso Zurigo; Ippolito Pindemonte, anch' egli gessneriano convinto, di cui esiste una poesia sulla cascata del Reno presso Sciaffusa, un' altra sul Lago di Ginevra, un' altra sui ghiacciai del Montanvert e della Savoia contenente un vero inno al Saussure vincitore del Monte Bianco; Alessandro Volta ( 1745—1828 ), il sommo fisico, che era anche egregio scrittore, e celebrò uomini e cose svizzere in versi e in prose.

In versi sono le terzine intitolate Omaggio al sig. di Sossure per la sua salita alla cima del Monte Bianco e le sperienze wi fatte ne' primi d' agosto del 1787: lungo titolo d' una poesia in terzine, di cui basterà dare qualche saggio: anche per dimostrare coi fatti che davvero il Volta non era poeta.

Alfin su quella inaccessibil vetta di Natura confili potè Sofia poggiare ai fianchi di Sossure stretta; alfin 1a fronte indomita restia del gigante de l' alpi altero vinse l' arte che di salir trovò la via.

Invano i fianchi d' irti scogli ei cinse e a l' ampie spalle feo con strane forme scudo de l' onda che in cristallo strinse.

Che non può umano ardir, che mai non dorme? L' intrepido Sossur que' scogli algenti stampa con franco pie' di novell' orme.

Di gran lunga più convincenti, interessanti, persino attraenti sono le cinquanta o sessanta pagine di prosa che apparvero a Milano nel 1827 col titolo Relazione del suo viaggio letterario nella Svizzera. Si descrive in esse un viaggio compiuto dal Volta neh " autunno del 1777: due anni dopo egli era nominato professore ali' Università di Pavia, dove poi insegnò per oltre un trentennio.

Il « viaggio letterario » di cui parla il titolo, in realtà è un viaggio scientifico. Il Volta e i suoi compagni portano con sé:

« 1° due barometri portatili perfettissimi... co' quali ci proponevamo di misurare le altezze a cui saremmo saliti; 2° un eudiometro dell' invenzione di codesto professore don Marsilio Landriani, fatto fabbricare da lui medesimo e da lui medesimo esperimentato e datoci per buono; col quale stromento intendevamo far saggio dei gradi di salubrità dell' aria delle diverse stazioni; 3° un piccolo apparato per far l' aria infiammabile e le esperienze colla pistola ad aria infiammabile di mia invenzione; 4° una provvisione di molti capi per le diverse sperienze, cioè di mercurio per i barometri e per altri usi; di acqua forte per far coli' istesso mercurio l' aria nitrosa ali' uopo delle prove eudiometriche, e per conoscere le pietre calcari; di calamité per distinguere le pietre ferruginose, d' acciarino per le selciose, quarzose, ecc. » Die Alpen - 1944 - Les Alpes25 « Le osservazioni barometriche furori quelle a cui ci applicammo colla più scrupolosa esattezza. Si cominciarono a Corno il 3 settembre 1777, e si proseguirono fino al lago di Lucerna, il giorno 10. Si portavano i barometri con noi a cavallo, e si faceva una stazione ogni tre ore circa, talvolta anche più spesso, per porli in esperienza. » È noto che, nella seconda metà del Settecento, soprattutto sotto l' in di Rousseau, cambia in Europa il modo di sentire la montagna: si passa — per adoperare le felici espressioni di Claire-Eliane Engel, la maggiore studiosa vivente della letteratura alpestre francese e inglese — dai « monts affreux » ai « monts sublimes ». Il Volta ne è ancora ai « monts affreux »: sebbene fosse nato e cresciuto a Como, a due passi da noi, le montagne gli incutono quasi spavento.

Ecco la sua descrizione delle gole di Monte Piottino, sopra Faido: « Ivi le rupi, che son d' attorno serrate e altissime, quasi non lascian vedere il cielo; sortono alcune dal perpendicolo, e inchinate pendono sopra la valle cui minacciano di coprire. Lo spettatore non può alzar l' occhio, né abbassarlo alla valle sfondata senza sentirsi stringere il cuore: qui non ode, non parla; qui tutta in un pensiero è concentrata la sua esistenza. Ma che vo io parlando di questa o quella situazione terribile, se, ad ogni passo, di tali se ne incontrano in quel viaggio; se quasi null' altro si affaccia al passeggiero, per ore ed ore, che dirupi e rovine sovrastanti al capo e precipizi aperti sotto de' piedi? » E quella del San Gottardo:

« Già i laghetti, per il più dell' anno, rimangono gelati, e non nodriscono alcuna sorta di pesce. In somma, se al principio della salita si offrono al viaggiatore de' siti di un l' orrido, ove la natura fa pompa di sua maestà gigantesca; se avanzando verso il centro de' gran monti incontra situazioni d' aspetto più terribile ed altre molte; qui sopra il S. Gottardo, nudo, deserto, desolato, vede e sente spirare qualche cosa di peggio del terrore, l' imagine della morte. » E quella del Ponte del Diavolo, sotto Andermatt:

« Qui può dirsi che segga come in suo trono la Deità del terrore. Nude rupi altissime soprastanti, strada e ponte sopra il Reuss, che si sprofonda in un abisso spaventoso, sostenuti come per miracolo; di sopra il fiume medesimo formante una cascata lunga forse 300 piedi, da un' altezza che perpendicolarmente presa è più di 100, cascata che si vede in distanza rovesciarsi sopra il ponte medesimo, e lunghesso scorrerne in parte le acque, in parte per-cuotere di quello il gran fianco arcuato, e quindi spezzate precipitare nel gorgo; tutto ciò unito insieme forma uno spettacolo che invano mi sforzo di descrivere: spettacolo che un essere sensibile e pensante mirar non può, per la prima volta almeno, senza tremare ed agghiacciare. » Com' è ben naturale, ai tempi del Volta la scienza era, in molti campi, ancora bambina. Egli crede che « in tutta la catena delle Alpi il monte S. Gottardo è il più elevato ». E, a proposito dell' origine dei fiumi, osserva:

« Si son fatte tante quistioni sull' origine de' fiumi, si sono fabbricate tante ipotesi: ma se invece di disputare e di scrivere, di far sistemi e di combatterli, di calcolare con pochi tratti di penna la quantità de' vapori e delle pioggie, di creare a loro posta nell' interno de' monti e ricettacoli e filtri e lambicchi, si fossero per tempo avvisati i filosofi di sortire dai loro gabinetti per seguire il filo de' fiumi risalendo alle loro prime sorgenti nelle Alpi, veduto avrebbero come tutti i hanno la loro culla e l' alimento perenne dalle ghiacciaie, le quali per istemperarsi e stillare che facciano sotto la sferza del sole, o per influsso di pioggie e di venti tepidi, non avviene però mai che si struggano del tutto e manchino. Son desse le ghiacciaie che visibilmente partoriscono il Ticino ed il Reuss. Io ne ho vedute le prime goccie stillanti da un muro di ghiaccio, e i primi fili serpeggianti per il muschio, pei rottami e per le fessure de' sassi: questi fili uniti in rivoli gli ho seguiti fino ai primi ricettacoli, che sono i laghetti già più volte mentovati del S. Gottardo, e di là finalmente ho visto scendere le acque più raccolte e dar principio al vero fiume. » ALESSANDRO VOLTA FRA I MONTI SVIZZERI Il San Gottardo nel secolo XVIII ( da una stampa dell' Archivio cantonale, Bellinzona ) Dal San Gottardo il Volta si reca a Lucerna, città « benissimo situata » e vi ammira il « modello in rilievo di tutto il paese degli Svizzeri, che sta ora costruendo il sig. Luigi Pfiffer, commendatore dell' Ordine di San Luigi, luogotenente generale delle armate di S. M. Cristianissima, e senatore della città di Lucerna »: « Opera grande, ammirabile, unica nel suo genere, che vale assai più d' ogni bel Gabinetto e vasta collezione, non solo agli occhi del curioso viaggiatore, ma a quelli pur anche del naturalista, del geometra e del geografo filosofo: opera, il cui solo progetto svela in chi potè concepirlo una forza di spirito superiore, un genio vasto e luminoso; e la felice sua esecuzione un coraggio veramente filosofico, accompagnato da un singoiar corredo di cognizioni, di sagacità, di finezza in ritrovare i mezzi, vincer difficoltà, e tutto condurre perfettamente all' inteso scopo. Conceda il Cielo all' inde-fesso autore vita e forza onde condurre a termine quest' opera prodigiosa, monumento di eterna gloria a lui, alla patria, alla nazione, monumento il più grande e proficuo per la Geografia fisica che esista e che mai siasi potuto immaginare. » Il Volta spiega le ragioni d' una ammirazione così ardente, poi descrive in modo più preciso il famoso rilievo, per vedere il quale accorrevano genti dalla Francia, dalla Germania, dall' Inghilterra.

« Per aver un' idea del materiale dell' opera, bisogna figurarsi un gran tavolo, come sarebbe un tavolo da trucco l, ma assai più grande, che occupa quasi intieramente una sala di médiocre grandezza; cosicché per aver luogo di estendersi fa ora fabbricare il sig. Pfiffer un casino con un salone adattato. Sopra tal tavolo, che serve di base, sorgono disegnate in rilievo le montagne, i terreni, i boschi, le case, ecc. La materia principale ond' è composto è una mistura di cera cotta con segatura di legno duro. Le case sono di ferro conficcate a martello come chiodi. I boschi sono di lana coperta di cera mescolata con vischio; e tutto questo di una tale consistenza, che non si può rompere senza stromenti. Le punte delle rocce sono di pietra, tagliate e scolpite nei luoghi medesimi. Ogni cosa poi ha ricevuto il proprio colore: le praterie e le terre coltivate sono dipinte al naturale: le 1 Trucco era un giuoco simile al moderno bigliardo.

acque ed i laghi hanno una tinta cerulea: le cascate sono inargentate. Finalmente un grande ombrello, che si può calare e inchinare a volontà sopra questo gran modello, serve a spar-gervi in modo l' ombra, che ne rappresenti al naturale l' oscurità della sera in que' luoghi alpestri. » La relazione a stampa del Volta si chiude con la descrizione delle ine-narrabili fatiche sopportate dal Generale Pfiffer sui monti più impervii per condurre innanzi il suo lavoro, e con un cenno sul Pilato. Ma il suo viaggio continuò per Zurigo ove vide i dotti di questa città, Sciaffusa donde si recò a contemplare la cascata del Reno, Basilea, Berna ove conobbe « il grande Haller », Ginevra ove conobbe il Saussure, Ferney ove fu trattenuto in conversazione da Voltaire « per quasi un' ora ».

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