Alto Adige alla panna Cime per lo sci attorno al Rifugio Sesvenna

Lungo la cresta di confine tra la Bassa Engadina e l’Alta Val Venosta c’è di che gozzovigliare, con il palato e con gli sci.

La neve è simile a panna montata su una torta gigantesca. Fuori, a sud, si staglia l’Ortles (Ortler); a ovest il mare di vette grigionese, a destra il Silvretta con il Piz Buin e il Piz Linard, a nord-est le Alpi della Ötztal con il possente ghiacciaio della Palla Bianca (Weisskugel). I versanti precipitano ripidi sul ghiaccio del Lago di Resia (Reschensee), il nostro punto di partenza. Lì, dagli ampi solchi dell’Adige (Etsch) dell’Alta Val Venosta (Obervinschgau), strette e tranquille valli si estendono come sottili fessure nelle montagne. Valli nelle quali la volpe e la lepre si danno la buona notte e le innumerevoli cime sciabili non hanno nomi famosi. Un el­dorado escursionistico come piace a noi, lontano dal mainstream.

Salita facile, discesa ovattata

La Cima Pian del Lago (Seebödenspitze), tra la Valle di Slingia (Schlinigtal) e la Val di Roia (Rojental) offre, grazie agli impianti della malga San Valentino (Haider Alm), l’accesso più facile al gruppo del Sesvenna. Nella discesa a nord, gli sci raspano solo un breve momento sulla cresta battuta dal vento, e poi – pluff! sprofondano come nell’ovatta, disegnando quasi da soli un motivo ondulato nel pendio vergine. Solo a una piccola terrazza incontriamo segni umani: la traccia della salita alla Cima Rasass (Rasassspitze) dalla Val di Roia. Mano alle pelli e via, per la cima successiva. Dall’altra parte ci attende il Rifugio Sesvenna (Sesvennahütte), gestito dai fratelli Andreas e Harald Pobitzer. Diversi certificati campeggiano sul portone. «Vinschger Sennalmen» (Alpeggio venostano) significa che i Pobitzer tengono due mucche presso la sottostante malga di Slingia (Schliniger Alm) e possono così offrire ai loro ospiti burro, latte e formaggi freschi. Anche i loro piatti di selvaggina sono molto apprezzati. Acquistano la carne direttamente dai cacciatori locali. Lo speck è affumicato in casa e le torte sono di giornata – e con questo ecco il certificato «So schmecken die Berge» (Ecco il sapore delle montagne). La filosofia della casa – fare tutto il possibile da sé – e l’atmosfera rilassata attraggono. E così anche le T-shirt prodotte in proprio con le scritte «zfridn» (felice) o «gmiatlich» (piacevole), oppure le berrette dai colori sgargianti lavorate a maglia dalla suocera.

Il Rifugio Sesvenna si presenta come un bellissimo chalet. Fu costruito nel 1981 dalla Südtiroler Alpenverein. Dalla sua terrazza, lo sguardo può spaziare sulle vette della Val Venosta: Orecchia di Lepre (Hasenöhrl), Croda Jenne (Jenn­wand), la Cima Vertana (Vertainspitze) con l’imponente ghiacciaio pensile, l’alta parete della Croda di Cengles (Tschenglser Hoch­wand), il Monte Cevedale (Zufallspitze)… Solo l’Ortles e il Gran Zebrù (Königsspitze) ne rimangono esclusi: per questi bisogna trascinarsi per qualche metro in direzione del Rifugio Firenze in Cisles (Regensburger Hütte). L’edificio precedente del 1901, dopo la Prima guerra mondiale a lungo occupato dalla Guardia di finanza italiana e quindi abbandonato, divenne proprietà dell’Alto Adige nel 1999. Nell’autunno 2015, Andi e Harald vi hanno installato un’esposizione sul contrabbando. Fino agli anni 1970, questa attività offriva ai contadini della regione una fonte supplementare di reddito: il confine con la Svizzera corre infatti a soli due passi.

Il Cervino solitario

Solitarie cime chiamano gli sciatori: Schadler, Piz Rims, Piz Cristanas, Cima di Grion (Grionkopf). La massa punta al più alto, il Piz Sesvenna, spesso attaccato anche dalla Val S-charl, nella Bassa Engadina. Occasionalmente, Andi vi accompagna degli ospiti, tanto per tenersi in forma. Oltre l’ampio bacino del Vadret da Sesvenna, il Mompiccio (Muntpitschen) fa bella mostra di sé. «Come un piccolo Cervino» , scherza Andi, «però solitario.» Poi, canticchiando, vola giù verso valle nella panna.

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