Arrampicare e volare nella«Chlei Venedig» | Club Alpino Svizzero CAS

Arrampicare e volare nella«Chlei Venedig» Su lungo la corda, giù con il parapendio

Un sogno dell’infanzia è diventato realtà: il parapendio di oggi è sufficientemente piccolo e leggero da portarlo con sé in una gita di arrampicata – e concluderla con un bel volo.

Puntualmente con l’inizio dell’autunno meteorologico, dopo la pausa estiva il favonio dà nuovamente segni di vita. Ma ciò di cui gli arrampicatori si rallegrano per le condizioni asciutte non è visto altrettanto volentieri dai parapendisti: le condizioni del vento sono troppo imprevedibili. Siamo in un vicolo cieco, poiché vorremmo combinare arrampicata e volo.

Ma una soluzione esiste: il Rätikon. Sì, poiché la Prettigovia è una delle pochissime regioni nelle quali il classico favonio da sud si propone con il bel tempo, ma solo raramente con molta intensità. La nostra scelta cade infine sulla Sulzfluh.

Questo massiccio montagnoso accessibile a partire da St. Antönien rappresenta una meta gratificante per escursionisti e arrampicatori. Alla cima principale, alta 2817 metri, si arriva attraverso una via ferrata di media difficoltà nella parete sud oppure lungo un sentiero escursionistico per il Gemsch­tobel. E la parete calcarea esposta a sud della Sulzfluh fa felice l’arrampicatore buongustaio. Noi optiamo per il settore orientale, chiamato «Chlei Venedig», piccola Venezia.

Primo sole ai piedi della parete

Qui, le vie raggiungono i 20 tiri, ma considerata la ripidità regolare non sono eccessivamente atletiche. E questo ci fa comodo, perché oltre all’attrezzatura da arrampicata portiamo con noi anche i nostri parapendii. Ma questo solo perché nel frattempo ne sono stati realizzati dei modelli estremamente leggeri, che sulla bilancia fanno segnare meno di due chili. Li chiamano costruzioni «single skin». Il parapendio consta della sola vela superiore.

Dopo una salita di un’oretta passando per il grazioso Partnun­see, raggiungiamo i piedi della parete proprio assieme ai primi raggi di sole. Siccome nelle due vie più apprezzate, la Rialto e la Kathedrale, già sono all’opera delle cordate, dopo una breve pausa attacchiamo Creonda, un po’ più avanti sulla sinistra. Stando alla guida di arrampicata, offre un piacere analogo e difficoltà paragonabili. Dopo due lunghezze di riscaldamento, ecco già il passaggio chiave in 6b, che frena per un attimo il nostro slancio arrampicatorio.

La sovrastante terrazza di erba e detriti offre un’apprezzata occasione per offrire ai nostri piedi una breve pausa di rilassamento.

Nell’aria in due o tre passi

Alla fine, l’arrampicata caratterizzata da solchi scavati dall’acqua e un paio di passaggi in placche diventa decisamente ripida e termina in maniera poco spettacolare sulla piccola testa di un pilastro. Altri 50 metri di dislivello in salita ci portano alla piatta cresta della vetta, dove subito cerchiamo una possibilità di decollo. Almeno topograficamente, appare attraente: pendio detritico leggermente inclinato, ottimo per gonfiare e decollare, soprattutto con la corrente ascensionale ideale di origine termica. Un po’ più di preoccupazione la danno i detriti affilati che ricoprono il terreno. Quassù, i prati si cercano spesso inutilmente. Per fare alzare l’ala senza danneggiare tessuto o funi occorre quindi un po’ di fortuna. Che a tale scopo bastino due o tre passi è, oltre al peso ridotto, un altro vantaggio non trascurabile dei nostri single skin. Il primo tentativo di sollevare l’ala fallisce. Ma poi, eccoci nell’aria.

La termica è sufficientemente forte anche per queste ali relativamente piccole da permetterci un paio di volteggi lungo le ripide pareti. Su una cengia erbosa nel loro mezzo riposano due arrampicatori: la nostra stessa situazione di poco fa, che ora non scambieremmo a nessun costo. Durante la planata verso valle, la bellezza si dispiega: a sinistra le dirupate e scostanti pareti occidentali della Schijenflue, che già nel tardo pomeriggio proiettano lunghe ombre e ci rendono consapevoli delle giornate che si accorciano, sotto le forme dolci di pascoli e alpeggi. Pochi minuti più tardi, grazie al vento calante a valle, atterriamo dolcemente accanto al parcheggio nello stretto fondovalle. Una salita che a piedi è durata due ore e mezza ha richiesto ora meno di dieci minuti.

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