Capanne di lusso

Vorrei tornare sul sondaggio realizzato nell’estate 2010 presso i clienti delle capanne CAS (v. «Le Alpi» 2/2012, p. 34 ss.). I questionari sono stati spediti alle capanne e compilati da persone che frequentano le capanne. Ma non da tutti coloro che, come me, le capanne non le frequentano più a causa dei prezzi, a causa del lato «albergo di lusso» che non fa assolutamente più «capanna», a causa dei piatti «à la carte», a causa del fatto che bisogna ormai prenotarsi come in un albergo. Neppure molto tempo fa, c’era sempre un posto in una capanna, a costo di dormire sopra un tavolo! E che dire dei milioni spesi per la ristrutturazione e l’ampliamento di queste capanne, che sembrano talvolta delle astronavi? Attualmente, le capanne soggiacciono alle regole del turismo di massa, un turismo «metti nel cestello» che ha perso tutto il suo fascino. Personalmente, mi sento ben più libera, ben più montanara, ben più in sintonia con quell’offerta reale di evasione che è la montagna andando a dormire sotto una tenda in un angolo selvaggio, piuttosto che trovarmi a scegliere i piatti nella carta di un albergo di montagna. Credo che, per sapere realmente ciò che la gente cerca in una capanna di montagna, sarebbe stato interessante cercare di conoscer l’opinione di coloro che non ci vanno più – che, ne sono certa, sono ben più numerosi di quanto non si pensi.

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