Chi ha paura del Grand Couloir? Una galleria sotto il canalone?

Con l’apertura nel 2013 del nuovo rifugio del Goûter, il suo accesso attraverso il Grand Couloir, ritenuto pericoloso, preoccupa. Tuttavia, questo non dovrebbe occultare un altro problema importante: la banalizzazione della via normale del Monte Bianco.

Da un lato, il vuoto. Dall’altro, una teoria di massi a rotta di collo. Con una buona dose di fifa ci si lancia, senza attardarsi sul centinaio di metri del Grand Couloir. Un passaggio come un altro nelle Alpi, se non si trovasse sull’unico itinerario percorribile tra il Nid d’Aigle e il rifugio del Goûter, sulla strada maestra per il tetto d’Europa. Tristemente famoso per le sue importanti frane, questo passaggio chiave della via normale vede passare ogni estate circa 20 000 pretendenti del Monte Bianco. Molti vi lasciano la vita, colpiti da un proiettile o vittime di uno svitamento. Il «canalone della morte» sarebbe da solo responsabile della metà degli incidenti registrati tra i rifugi della Tête Rousse e del Goûter. È quanto risulta da uno studio infortunologico condotto congiuntamente dal Peloton de gendarmerie de haute montagne (PGHM) dell’Alta Savoia e dalla Fondazione Petzl, che gestisce nel mondo intero dei progetti di sviluppo sostenibile e di prevenzione dei rischi in montagna.

 

Una galleria sotto il canalone

Nel 2010 la Fondazione Petzl finanziò uno studio sulla messa in sicurezza del Couloir: un progetto preliminare che prevedeva lo scavo di una galleria lunga 180 metri, del costo di un milione di franchi, per evitare i rischi del canalone. «Il rischio zero non esiste, poiché il Couloir non rappresenta che una piccola parte dell’ascensione. Ma tra i due rifugi, lungo un itinerario mondialmente conosciuto e altamente frequentato, possiamo prevedere un miglioramento della sicurezza», argomentava Paul Petzl, presidente della Fondazione, nel sito Internet della stessa.

Tanto più che il troncone, già sovraffollato durante l’estate, potrebbe vedersi preso d’assalto dopo l’apertura del nuovo rifugio nel 2013. L’inaugurazione di questa perla tecnologica a 3835 metri di quota lungo un itinerario alpino non può in realtà non ricordare quella della capanna Monte Rosa nel 2010. In seguito all’apertura di quest’ultima, il numero di incidenti lungo il suo accesso glaciale con il coinvolgimento di escursionisti inesperti era andato alle stelle. Se un simile scenario non sembra preoccupare la Fédération française des clubs alpins et de montagne (FFCAM), proprietaria del rifugio del Goûter, Pierre Curral, presidente della Compagnie des guides de Saint-Gervais, non si fa illusioni: «Con il battage mediatico attorno al nuovo rifugio del Goûter, saranno in molti gli inesperti che lo vorranno visitare o trascorrervi la loro prima notte di nozze.»

 

Con le infradito sulla cresta del Goûter

L’idea della galleria non entusiasma Jean-Marc Peillex, sindaco di Saint-Gervais, secondo cui il limite è raggiunto. Non vuole sentir parlare di ulteriori messe in sicurezza del Goûter: «Se si farà una galleria, si sposterà il problema più in alto, e incontreremo gente in infradito sulla cresta del Goûter.» La musica è la medesima tra le guide di Saint-Gervais. Per Pierre Curral, il problema non va ricercato nel canalone stesso. Con i suoi colleghi, ha attrezzato i passaggi più difficili del settore. Con il suo cavo che lo attraversa da un’estremità all’altra, il Grand Couloir ne fa parte. Secondo lui, c’è tutto quanto serve a garantire la sicurezza degli alpinisti sperimentati e dotati di buon senso. A inquietarlo è piuttosto il livello dei candidati al Monte Bianco: «Quando ho iniziato con questo mestiere, non si incordavano i clienti per raggiungere il Goûter. La gente era meglio preparata. Oggi, gente che non ha mai fatto montagna vuole salire sul Monte Bianco.» E aggiunge: «Molti non sanno usare i ramponi, non usano il cavo nonostante le raccomandazioni. Ne ho persino visti fermarsi in mezzo al canalone per riempire la borraccia malgrado il pericolo.» Al livello insufficiente degli uni va da aggiungersi la mancanza di chiaroveggenza degli altri.

Uno studio statistico condotto nell’estate 2011 dalla società di ingegneria geotecnica Alpes Ingé ha concluso che le cadute di massi erano più frequenti all’inizio del pomeriggio con tempo bello e secco. Secondo il medesimo studio, è esattamente allora che l’affluenza nel canalone è massima. «Come ovunque nelle Alpi, prima di partire bisogna informarsi, evitare le ore a rischio e saper rinunciare quando è il caso», spiega Pierre Curral. Secondo lui, l’attraversamento del Couloir non pone alcun problema quando questo è in buone condizioni.

 

Una strada maestra con la condizionale

E se queste «buone condizioni» dovessero farsi sempre più rare a causa del riscaldamento climatico? La domanda non sembra preoccupare i principali interessati. Ciò nonostante, il problema dell’accesso al Goûter «dovrebbe essere ancora più pregnante in futuro, tanto più che l’instabilità è destinata ad aumentare ancora con il riscaldamento climatico», avverte Ludovic Ravanel, autore nel 2010 di una tesi sui crolli rocciosi nelle pareti con permafrost del massiccio del Monte Bianco. Egli considera l’altitudine del canalone (3340 m) come la più sfavorevole in materia di permagelo. A metà agosto 2012, l’instabilità del terreno dovuta alla siccità e alle temperature positive spingeva il comune di Saint-Gervais a raccomandare agli alpinisti un differimento delle loro ascensioni attraverso il Goûter. Durante due settimane, con il rifugio del Goûter inaccessibile, il Monte Bianco è rimasto privo della sua strada maestra.

 

Ranger sul Monte Bianco

Si può solo augurare alla FFCAM di non dover rimpiangere troppo presto la scelta di ricostruire un rifugio sul Goûter. Nell’immediato, «la via normale dovrebbe essere oggetto di una riflessione d’insieme comprendente tutte le soluzioni auspicabili, compresa quella della galleria», ricorda Niels Martin, direttore di Coordination montagne, che raggruppa l’insieme delle federazioni e aziende dei professionisti francesi della montagna. Le campagne di prevenzione e informazioni sinora condotte sul terreno dal comune di Saint-Gervais e dal PGHM dell’Alta Savoia non reggono a confronto con l’attrattività di un tetto d’Europa sempre più banalizzato. Neppure il divieto di bivaccare attorno al rifugio del Goûter viene rispettato. Se appare illusorio fare appello al buon senso dei candidati al Monte Bianco in materia di preparazione fisica e tecnica, Jean-Marc Peillex auspica un metodo che ne regolerebbe la frequentazione a partire dalla valle: «Si lascerebbero salire solo gli alpinisti in possesso di una prenotazione per uno dei rifugi o dei campeggi autorizzati.» Dei ranger all’americana sulla strada maestra del Monte Bianco? Uno strappo forse necessario al principio del libero accesso alla montagna. Prima che il riscaldamento climatico finisca per mettere tutti quanti d’accordo.

Per affrontare meglio il Monte Bianco

Il pieghevole «La salita del Monte Bianco, un’impresa da alpinisti» può essere scaricato in cinque lingue da www.coordination-montagne.fr e www.fondation-petzl.org

Il nuovo rifugio del Goûter

Di proprietà della Fédération française des clubs alpins et de montagne (FFCAM), il nuovo rifugio del Goûter già caratterizza l’Aiguille du Goûter con la sua impronta ovoidale. Appollaiato a 3835 metri di quota nel comune di Saint-Gervais, offrirà 120 posti a partire dal giugno 2013. Sostituisce il vecchio rifugio con 76 posti e la costruzione annessa da 40, situati 200 metri più in basso sulla medesima cresta e costruiti rispettivamente nel 1962 e 1991. Perla dello sviluppo sostenibile da 6,5 milioni di euro, questo rifugio dall’aria futuribile fun­zionerà in quasi autonomia, sull’esempio della capanna Monte Rosa in Svizzera.

Inizialmente prevista il 30 agosto 2012 dopo tre anni di lavori, la sua inaugurazione è stata differita alla stagione successiva. Stando a un comunicato pubblicato nel suo sito web, la FFCAM ha dovuto prendere questa decisione a causa dei ritardi nei lavori dovuti alle condizioni meteo poco clementi e a un incidente tecnico occorso a metà agosto 2012.

Prenotazione obbligatoria, esclusivamente in Internet nel sito www.refugedugouter.fr; prezzo del pernottamento: 60 euro (30 euro per i soci del CAS).

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