Di cresta in canale nel cuore delle 4 Vallées Tre giorni attorno al Mont Fort

Punto culminante della zona sciabile delle 4 Vallées, d’inverno il Mont Fort (3328 m) fa la felicità di sciatori e freerider. D’estate è possibile farne il giro, a piedi o in mountain bike. L’escursionista vi scoprirà un itinerario serio, che lo condurrà per sentieri e creste, alternando passaggi a volte scoscesi e a volte magici per il panorama offerto.

La cresta si erge davanti a noi. La via è imposta da grossi blocchi che formano un’enorme scalinata naturale. Ammasso di detriti di arenaria e scisto, la montagna sembra essere crollata su se stessa, lasciando un monticello di pietre a mo’ di vetta. Visibile dalla pianura del Rodano, la Dent de Nendaz è il primo punto culminante del giro del Mont Fort alla partenza dal villaggio di Haute-Nendaz. È anche un punto panoramico molto apprezzato dagli escursionisti partiti da Tracouet, la stazione di monte della telecabina proveniente dalla stazione turistica vallesana: sull’arco dei 360 gradi, lo sguardo abbraccia alcune tra le più belle cime delle Alpi vallesane, vodesi e bernesi. Il Mont Fort, dal canto suo, si nasconde dietro il Bec des Etagnes, pochi chilometri a sud. Occorreranno tre giorni per girargli attorno, prima di gustare la magia del canale di irrigazione di Saxon, tra Siviez e Nendaz. Un giro di tre giorni dal nome assolutamente maschile, che vedrà tuttavia come interpreti noi ragazze.

 

Tra rocce e alpeggi

Lo stesso giorno, il Mont Gond invita ad abbandonare i sentieri battuti per lanciarsi all’avventura. È una bellissima cresta, che offre sensazioni di grandezza e di solitudine. Non si vede né si sente nessuno, non vi sono tracce umane – e questo a due passi dalla peraltro ben famosa località di Nendaz. L’anima può sfuggire, lo spirito sorprendersi a sognare. Fino al prossimo passo un po’ incerto su una pietra instabile, che richiama immediatamente alla realtà. L’assenza di sentiero lascia all’escursionista la scelta dell’itinerario, operazione ludica che consiste nell’aprirsi una via tra i blocchi. I passaggi ripidi non sono rari, ma l’arrampicata è sempre facile, pur richiedendo un buon piede montanaro. Fino a raggiungere un piccolo passo dal quale si scorge nuovamente il sentiero che scende in direzione di Champs Ferret, la discesa dalla cresta del Mont Gond è senz’altro il passaggio più scosceso dell’intera escursione.

La roccia, di ottima qualità e formata da blocchi stabili, lascia successivamente spazio all’erba morbida dei pascoli che dà sollievo come un balsamo alle volte plantari già ben provate. Nella discesa verso la capanna del Mont Fort, prima delle nostre tappe, gli squittii striduli delle marmotte ci ricordano che non siamo più soli in questo paesaggio in attesa dell’inverno. Questi roditori sono i primi abitanti della seconda riserva naturale della Svizzera per estensione, quella dell’alta Val de Bagnes: con una superficie di 150 chilometri quadrati, la zona è protetta dal 1968.

 

Silenzio e raccoglimento

Il mattino successivo, una luce magica illumina il sentiero fino al passo di Termin. Il Bec des Rosses sembra a portata di mano. Il fiume invisibile che alimenta il lago di Louvie si fa sentire sotto i nostri passi. Più lontano, molto più lontano, il Grand Combin e la sua parete nord offrono un’immagine da cartolina postale. E aggiungiamo un tocco di silenzio per ammirare la maestà del Monte Bianco, che domina il paesaggio a ovest.

Dopo il Col de Louvie, all’apparenza interminabile, scopriamo il Grand Désert, dove il ghiacciaio ha fatto un salto indietro. Il sentiero tra le pietre non è più del tutto ben segnalato, ma il percorso si trasforma improvvisamente in una bella passeggiata. Lo spirito può vagare liberamente, le lingue si sciolgono, nulla più è difficile, tutto è calmo e gradevole. Che si tratti dei meandri del fiume da attraversare o del terreno, qua e là argilloso, tutto si presta al rilassamento. Le sfumature nel contrasto del paesaggio di questi due ultimi giorni vengono alla luce.

Passato il lago del Grand Désert, il sentiero che si precisa ci impone nuovamente un ritmo. Non erriamo più qua e là: attraversiamo gli alpeggi del Plan de la Chaux per poi costeggiare il lago di Cleuson sulla sua sponda destra. Alimentata dal Tortin, questa diga costruita nel 1947 fa parte del sistema di sfruttamento idroelettrico della Grande Dixence. Siviez, meta della seconda tappa, non dista più molto.

 

La freschezza dei «bisse»

Sul menù dell’ultimo giorno dell’escursione, i pascoli di La Tsa invitano a una pausa formaggio. Qui, le mucche dalla razza di Hérens sono messe al pascolo dal mese di maggio nella zona fino ai 1800 metri e condotte successivamente agli alpeggi d’alta quota, dove il loro latte sarà trasformato in formaggio dell’alpe. Questa delizia del palato e dello spirito sarà la parola chiave della giornata.

Una ripida discesa attraverso il bosco di Lavantier permette di raggiungere il «bisse» di Saxon, con i suoi 32 chilometri il canale di irrigazione più lungo del Vallese. Abbandonato nel 1966 dopo avere irrigato i pascoli estivi di Nendaz, Isérables, Riddes e Saxon, è stato parzialmente ristrutturato 25 anni più tardi. Come in un racconto di fate, il canale rigurgita di dettagli che sono un regalo per gli occhi: amanite muscarie, lamponi selvatici, il tutto ravvivato dal gorgoglío dell’acqua che scorre lungo il canale in legno. Nendaz ne possiede otto, per un totale di quasi 100 chilometri, tutti conservati e funzionanti. Offrono passeggiate bellissime tra gli 800 e i 2200 metri di altitudine. Sono accessibili dalla primavera all’autunno, e rappresentano una ricchezza immensa per la regione.

È solo dopo aver lasciato il sentiero, quando scorgiamo le costruzioni di Haute-Nendaz, che torniamo sulla Terra. Nonostante la forte voglia di prolungare questa magica sensazione di sogno a occhi aperti, gli impegni di laggiù ci chiamano. Tre giorni, tre ragazze. Tre volte la voglia di tornare.

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