È bello volare

Armando Biancardi, Torino

Sono le diciotto e, questa, a fine agosto, sembra l' ora delle rondini. Dominano nel vuoto planan-do, inseguendosi con i fitti richiami del tripudio.

Dalla mia finestra, mentre sono a tavolino, ne vedo di vicinissime e di lontane. Quelle vicine volano a mezz' aria, in alto, in basso, colmando il riquadro dei vetri, di piatto, di costa, di sghimbe-scio, ad ali larghe o sfrecciami, con la lunga coda biforcuta e il petto bianco. Si impennano rapide, si precipitano fulminee fra acute e gioiose strida, scivolano con prontezza, tirano via come risuc-chiate.

Al mattino, appena salto su, sbocconcello il pane ai passeri. Inselvatichiti, sembrano paurosi anche delle ombre. E fanno bene. Ma appena mi sporgo dalla finestra: un fruscio e via. Quando beccano le briciole, zampettano sulla ghiaia correndo come piccoli topi. Grigio-marrone. Non belli. Con il pane sono riuscito a radunarne una quarantina. Mi aspettano contro il muro della casa quando piove.Vengono persino in un angolo del poggiolo, i più arditi, al mattino, per sentire quando mi alzo. E, diffidenti, subito scappano.

Ho provato a sbocconcellare il pane anche alle rondini ma non lo degnano di uno sguardo. Stret-tamente insettivore, inseguono soltanto le abituali prede.

Fra passeri e rondini, vedo comunque sfilare le mie ore e i miei giorni contro il quadrante immobile della montagna. E nei suoi versi, con gentilezza, Liana dice che « la realtà ci sorprende come passeri alla prima brinata ».

Ho visto bene: ci sono rondini scalatrici. Vengono al sommo dei pilastri dei poggioli. Si aggrappano agli appoggi frullando le ali, impegnandosi con tutto il corpo e il capo per stabilire un equilibrio. Poi, all' improvviso, smettono di agitare le ali. Ce l' hanno fatta. Sono in piedi contro le grigie quarziti e mi guardano reclinando il capo. Eie- 32 Sortie sur l' arête, peu avant le sommet de la Pointe Young Photos Philippe Staub, Lausanne 33 Eperon Walker ( face nord des Grandes Jorasses ): dans le dièdre de yj mètres 34 Sortie des dalles noires et arête des Grandes Jorasses 35 Dans les dalles noires ( face nord des Grandes Jorasses ) Photos: Roland Ravanel, Argentière gantissime nella loro tenuta da visita, nella loro marsina nero-azzurra.

Beh, io non so dire come le cose stiano. Ma alle diciotto, ogni sera, per una mezz' ora, la mia stanza è come alleggerita da quegli svolii e, in quel via vai, in quello stridio, nella vivacità dei com-mensali al banchetto, mi sembra di perdere peso e consistenza. E di volare anch' io. Libero, svincolato dalle leggi.

Di questa stagione si vedono per aria, a frotte, gli impiegati bancari con la cartella-valori sotto-braccio, gli impiegati statali e parastatali con in mano fasci di pratiche o pizzichi di schedini o buste-stipendio. Fa un certo effetto vedere dal disotto le loro suole, i calzoni che scoprono gambe troppo stecchite o troppo bianche, le giacche svo-lazzanti, certe teste occhialute e precariamente pettinate.

Deboli di braccia come sono, non hanno un volo deciso, leggero, veloce, intrepido. Quel loro andare ha ancora l' ambiguità delle cose fatte a mezzo. Sa ancora troppo di sportelli affollati, di scrivanie ingombre, di uffici bui. Ma sembra gridare alto, nel silenzio, come una fuga disperata verso un mondo libero, magari con il crisma della mutuamalattie.

Ieri, a un dipendente comunale che volava sopra casa mia, è caduto tutto un fascio di moduli d' un bel colorino rosa. Bisognava vedere quei foglietti volteggiare per aria. Una festa improvvisa, una cascata di gioia.

E bello volare. Mi sembra di poter inseguire l' oblio. Di poter rinascere. Di ubriacarmi. Di raggiungere l' imponderabile. E via, circondato l' aria, dal vuoto, nella mia stanza che rotea per il cielo in cerca di spensieratezza.

Sono le diciotto e trenta di una fine agosto. E tutto, tutto ripiomba nel silenzio.

-»« srf.

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