Essere donna ... essere guida

Renala Rossi, Castasegna GR

Estate igj6. Sulla vetta del Badile il mio giovane amico è felice. Mi stringe la mano. Ha salito con me lo spigolo nord: gli ho fatto da « guida » su una via che da tempo sognava... anche la mia gioia è grande.

Lui s' è fidato di me.

Sono attimi... il tempo sta cambiando. La discesa è ancora lunga. Bisogna muoversi... e la cima è già lontana, avvolta dalle nebbie del temporale.

Estate ig8i. Di nuovo al Badile. Per lo spigolo nord.

Con Andrea, il mio primo cliente.

Ora sono aspirante guida alpina.

Andrea è un amico. Trent' anni prima, il cattivo tempo lo aveva respinto; altre volte era tornato e mai il Badile s' era lasciato salire ( la pioggia... il freddo e la neve ).

Con me ha trovato il bel tempo e il sole... che la donna-guida porti fortuna?

Mi piace ricordare insieme due momenti che sono l' uno il nascere e l' altro il realizzarsi di una precisa scelta di vita in montagna. In quell' estate lontana avevo condotto un ragazzo ancora inesperto su una delle cime più belle e severe della Bondasca, per una via non facile... mia era la responsabilità della cordata ed ero riuscita a portare a termine l' ascensione in modo impeccabile; soprattutto era stata la sua gioia a darmi soddisfazione... questa la molla principale che ha fatto nascere in me l' idea del « mestiere » di guida: una professione in montagna, per la montagna. Cinque anni più tardi, con Andrea, è stata la realizzazione grande del mio sogno d' allora.

Una storia semplice, la mia: studiavo all' uni e l' estate, durante le vacanze, gestivo con l' amica Renata di Castasegna il rifugio Sasc Fura, ai piedi del Badile.

Tre luminose stagioni ho trascorso lassù: ho avuto modo di conoscere meglio me stessa... sia tra la confusione d' alpinisti d' ogni dove che affol-lavano il rifugio, sia nelle lunghe giornate di pioggia e nebbie a settembre - in compagnia del silenzio - e ancora nelle arrampicate - tante — sul chiaro granito di Sciora e della Bondasca... Ho capito che la mia vita era in montagna, non in città, tra gente troppo fredda.

Così ho maturato pian piano l' idea di « fare la guida », una scelta ancora lontana dal mondo della donna, lontana anche perché l' uomo - da sempre unico « protagonista » del professionismo in montagna — l' ha voluto.

Quando ho presentato la domanda per l' am al corso, la commissione non ha battuto ciglio. D' altra parte nessuna clausola del regolamento dell' Associazione Guide Alpine Italiane vietava la partecipazione della donna ai corsi di aspirante e di guida. Restava comunque il fatto che fino ad allora nessuna mai si era ufficialmente presentata. Iniziava così la mia « piccola-grande » battaglia...

Al Monte Rosa lo sci-alpinismo; in Dolomiti la parte roccia ( in programma il Civettain Monte Bianco ( Courmayeur ) le salite di ghiaccio e misto. Il giugno 1981 mi ha visto terminare gli esami e ricevere il tanto sospirato brevetto di aspirante guida alpina.

Non è stato facile, no — incomprensioni, pregiu-dizi da combattere ( sia tra gli istruttori, sia tra i compagni stessi del corso ). Non sono mancati comunque i lati positivi: ho appreso un modo nuovo di andare in montagna, dove la sicurezza e la responsabilità sono il fondamento - ho conosciuto persone intelligenti ed amiche ( dal direttore tecnico del corso ai ragazzi di Torino, di Genova, di Roma ).

L' estate scorsa ho avuto modo di iniziare il « lavoro », in collaborazione con delle guide alpine della mia valle. Ho potuto così constatare che il corso era stato sì duro e impegnativo, ma nulla era in confronto a quello che mi avrebbe aspettato dal vivo con la professione scelta.

Non parlo della fatica ( tra l' altro più psicologica che fisica ) del guidare il cliente, in quanto si è ampiamente ricompensati dalla soddisfazione che nasce dal sapere instaurare un rapporto tecnico e umano interessante con la persona che si affida a noi, ma parlo del contatto con i colleghi: a un piccolo gruppo ( e sono i più giovani ) che ben ti accoglie fra loro, guardando ai lati positivi che una presenza femminile fra le guide può portare, si contrappongono i più ( quelli più maturi, i Bergführer tanto per intenderci ) che non solo scuotono il capo, ma ti ignorano e si chiudono ad ogni possibilità di dialogo...

Temono forse il confronto con la guida-donna? Vedono vacillare il loro potere anche in montagna? Che cosa vogliono?

Ho superato gli esami di un Corso nazionale, insieme ai miei colleghi uomini - non ho fatto un corso per sole donne-guide!

In Italia già tre siamo: Palma di Trento, Serena di Sondrio ed io della Bregaglia; in Francia c' è Martine Rolland... dopo di noi altre donne sicuramente verranno...

Ciò che più mi da forza e convinzione in questo lavoro è l' amore per la mia terra, per la montagna e l' impegno e la volontà di trasmettere, di saper comunicare a persone amiche la mia solare gioia di vivere quassù... perché guida alpina non è soltanto un mestiere.

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