Fiordo bavarese Trekking attorno al Königssee

Otto chilometri di lunghezza, 192 metri di profondità: il Königssee giace nel cuore del parco nazionale più selvaggio della Germania. Un periplo di sei giorni.

Una lingua d’acqua d’un blu metallico costretta tra due erte pareti rocciose. Laggiù, dei puntini bianchi: barchette che puntano su Sankt Bartholomä, la meta di pellegrinaggio che può essere raggiunta solo via acqua. Con un po’ di immaginazione, quelle potrebbero essere navi da crociera e i ripidi versanti le scogliere della Norvegia. Ma il rumore tipico delle succhiate di «Weisswürst» sulla terrazza fanno intendere la verità: ci troviamo in Baviera. Più precisamente sullo Jenner, il monte panoramico più frequentato della regione di Berchtesgaden. Si erge sopra il Königssee, del quale faremo il giro in sei giorni.

L’accesso dallo Jenner rappresenta una passeggiata magnifica. Si comincia scendendo, passando per il Königsbergalm e il Priesbergalm. Alla Brennhütte è ben difficile che qualcuno non faccia una sosta: ci pensa Hubert Ilsanker, che qui tutti chiamano semplicemente Hubsi. Hubsi cominciò già da ragazzo a scavare radici per la distilleria Grassl. Il suo raccolto medio è di una trentina di chili di radici di genziana al giorno. È da tempo che la genziana è oggetto di coltivazioni e i distillati invecchiano poco. L’inconsueta professione di Hubsi lo ha reso famoso: su di lui sono stati girati dei film, e ha persino scritto un libro.

210 km2 senza interventi umani

È ormai mezzogiorno passato quando riprendiamo il cammino lasciando la strada agricola del Priesbergalm e immergendoci nel bosco selvatico. È lasciato a se stesso sino dal 1978, anno dell’istituzione del parco nazionale. A terra, fusti sradicati e spezzati, simili a bacchette di un mikado. Cortecce nodose ricoperte di muschio su cui crescono funghi e fiori di bosco. Ma vi sono anche punti dove lo scolito ha colpito e tristi alberi morti si innalzano verso il cielo.

Un tema controverso: curare il bosco oppure no? La natura si regola da sé, affermano i fautori del parco nazionale. Di quando in quando, gli alberi morti vengono abbattuti dal vento e dalle intemperie e danno origine alla biodiversità. Per evitare che si attacchi ai giovani arbusti la selvaggina viene nutrita – e cacciata. Ma solo nella zona tampone, dove sono ammessi anche altri tipi di sfruttamento tradizionali, come l’economia alpestre, la pesca e la navigazione sul Königssee. Nella zona centrale, che copre due terzi dei 210 chilometri quadrati del parco, l’uomo non può intervenire.

Tracce dell’epoca nazista

Saliamo al Gotzenalm. Come il Priesbergalm, si trova nella zona tampone. I prati ricchi di varietà dell’ampio altopiano si conservano solo grazie al pascolo regolare. Di una bellezza da sogno sono le vedute sullo Steinerne Meer, il mare di pietra, e l’Übergossene Alm. Siamo al confine con l’Austria. Sullo Hochkönig, all’orizzonte di meridione, con i suoi 2941 metri la punta culminante delle Alpi di Berchtesgaden, la Matrashaus appare come un puntino. Una deviazione al Feuerpalfen è di rito. Dalla piattaforma panoramica le pareti precipitano nel Königssee e la vista sul Watzmann fa rimanere di sasso: larga un chilometro, alta 1800 metri, la più alta parete delle Alpi orientali. Teatro di eroismi e tragedie alpinistiche. Le sue vittime sono un centinaio. Un famigerato labirinto di cenge, costole e gradini.

Il percorso nella valletta che porta al Wasseralm è quasi tutto nostro. La strada passa per la Laafeldwand. Si tratta di una via equestre di epoca nazista che il famigerato maresciallo del Reich Hermann Göring fece scavare nella roccia con l’esplosivo per raggiungere più comodamente il suo capanno di caccia. I resti della sua proprietà si celano qui da qualche parte.

Il Wasseralm, l’alpeggio dell’acqua, tiene fede al proprio nome. Attraverso la radura incantata scorre gorgogliando un limpido ruscello, che ci regala un bagno refrigerante nell’immagine specchiata dei Teufelshörner. È strano che il Grosse Teufelshorn sia solo poco frequentato. Che sia troppo impegnativo per via dei suoi brevi passaggi in arrampicata?

Il luogo più freddo della Germania

Grande spettacolo nella tappa verso la Kärlingerhaus, con vista sul Königssee dallo Halsköpfl, danza delle libellule allo Schwarzsee, massaggio nel Grünsee con minuscoli pesciolini che rosicchiano i polpacci. La Kärlingerhaus troneggia sopra la conca del Funtensee. La vigilia di Natale del 2001 la temperatura scese a meno 45,9 gradi, rendendola famosa come il punto più freddo della Germania. Dove d’inverno si accumula l’aria gelida, oggi impera però la calura. Anche il fischio delle marmotte suona pigro. Nell’oasi alle porte dello Steinerne Meer, ogni paio d’anni fa la sua comparsa anche Hubsi. Così come al Wasseralm. Come ci spiega, per assicurare la continuità della genziana si preleva solo il terzo superiore della radice. Dopo alcuni anni, nei medesimi punti si possono nuovamente estrarre delle radici come se nessun raccoglitore ci fosse mai passato. Un rispetto per la natura che andrebbe applicato ovunque.

Feedback