Gimcana alpina franco-svizzera Une variante della classica dei «Trois cols»

Ambiente variato, percorso costellato di ghiacciai, passi impegnativi e vette notevoli. Un itinerario di un giorno tra le valli di Chamonix

e del Trient offre tutte queste ricchezze.

«Se dovessi sceglierne solo una, prenderei il giro dei Trois cols arricchito da piccole varianti personali. Questo percorso d’alta montagna è uno dei miei preferiti nei dintorni di Chamonix.» La guida Alain Iglésis parla da conoscitore, quando evoca la bellezza e la varietà dei paesaggi di questo splendido settore alpino. Con tutto il tempo da quando percorre queste montagne, ha imparato a conoscerne ogni possibile itinerario, e completa i tracciati sulla carta con le sue opzioni personali. «È così che si trovano la neve migliore e nuovi angoli simpatici.»

Dalla folla alla quiete

Arrivati in vetta ai Grands Montets, gli sciatori premono all’uscita della teleferica. Scendendo i gradini metallici che portano alla neve, la bise aggredisce i volti e l’aria gelida serra i polmoni. Lasciar passare la folla per ammirare il Monte Bianco, l’Aiguille Verte e i Drus significa darsi il tempo per dimenticare la confusione della scatola e assaporare la calma imponente dell’alta montagna. Qualche movimento per sciogliere i muscoli, poi sci ai piedi per cominciare la discesa del Glacier des Rognons e raggiungere quello di Argentière. «Questo piccolo antipasto permette di riscaldarsi ben bene per ciò che segue! Cominciare un’escursione con una discesa è piuttosto raro e simpatico», scherza Alain.

La presunta sfida a chi arriva il più lontano possibile sul ghiacciaio di Argentière fa slittare il momento in cui si dovranno incollare le pelli e attaccare la rude, e quindi più indulgente, salita al Col de Chardonnet. «Con la Fenêtre de Saleina e il passaggio di Le Pissoir, questo primo passaggio chiave è uno dei tre che punteggiano la variante del nostro itinerario», ci informa Alain. Tre passi, e non dei più ameni! Se l’avvicinamento allo Chardonnet è relativamente dolce, l’altro versante è dirupato. «Questo passaggio tecnico impressiona. Nei giorni di grande affluenza, qui ci si imbottiglia, e ci vuole pazienza per passare», spiega la guida. In realtà, per assicurare la discesa c’è un corrimano, ma a volte rimane nascosto sotto la neve. E allora, meglio avere la propria corda. Dall’altra parte, una stretta rampa di 80 metri attende gli sciatori: lanciarsi richiede un po’ di coraggio.

Itinerario modulabile

A ogni valle la sua atmosfera. Quella della sommità del Glacier de Saleina lascia un’impressione di immensità immacolata, che sfioriamo appena nel suo versante più ripido.

Piccola pausa per fantasticare un po’, ma rieccoci alle prese con le cose serie. Uno sci davanti all’altro, la ripidità della Fenêtre de Saleina si intensifica e ci costringe a toglierci gli sci. Negli ultimi 50 metri ce li mettiamo in spalla. Questo passo molto incassato e roccioso contrasta totalmente con il paesaggio che troveremo dall’altra parte. In effetti, superato il colle la pendenza lascia spazio al Plateau de Trient. Con un debole dislivello, la salita costeggia la base rocciosa della Tête Blanche (3421 m) e delle Aiguilles du Tour (3540 m). Superata questa vetta, la maggior parte degli sciatori deviano e rimangono sul percorso classico dei «Tre passi»: salendo al Col Supérieur du Tour, torneranno nella valle di Chamonix per il Glacier du Tour. «Noi ci spingiamo un po’ più lontano e passeremo a nord dell’Aiguille du Pissoir per scendere lungo il Glacier des Grands. Nel versante nord, la neve sarà eccellente», si rallegra Alain.

Le previsioni della guida si realizzano sin dalle prime curve: una neve perfetta per gustare appieno l’impegnativo pendio della sommità del ghiacciaio. Fuori dagli itinerari, l’opzione di scendere i Grands richiede una certa prudenza e una buona lettura del terreno per raggiungere il talweg che porta a Trient. E questi 2000 metri di discesa concludono questa escursione grandiosa e variata come un ultimo regalo.

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