I fiori azzurri del Tanzbödeli Alla ricerca dell’aquilegia alpina

Cascate e pareti nord non sono le uniche attrazioni della Lauterbrunnental superiore. Un’escursione al Tanzbödeli è un santo che vale la candela – anche per la ricchezza della flora.

Inaspettatamente e improvvisamente eccoci qui, sul Tanzbödeli. Un contrasto non da poco, dopo la ripida salita. Macaoni e altre farfalle svolazzano sul pascolo montano. La cima piatta invita effettivamente a ballare. Non è che, un tempo, quassù si incontrassero nani ed elfi per eseguire le loro danze, adornati di splendidi fiori azzurri? All’ufficio del turismo di Stechelberg nessuno ne sa nulla, ma forse ci potrebbe essere un’annotazione in proposito nell’archivio della valle di Lauterbrunnen. Ma è meglio lasciar perdere le danze: nel terreno, infatti, c’è un paio di trabocchetti – fossi prodotti dai processi di alternanza del gelo.

Giù appassiti, su in piena fioritura

Chi, come noi, sul Tanzbödeli ha come scopo la ricerca del-l’aquilegia alpina, a Gimmelwald passa accanto alle case in legno dei Valser. Può sorprendere, ma la Lauterbrunnental superiore venne popolata a partire da sud. Nel periodo relativamente caldo tra il XIII e il XV secolo, molti passi erano meno gelati e ben percorribili. A quel tempo, i Valser della Lötschental passarono nella Lauterbrunnental superiore attraverso la Wetterlücke, tra lo Tschingelhorn e il Breithorn, e fondarono gli insediamenti di Gimmelwald e Mürren.

Lasciandosi il villaggio alle spalle, si sale attraverso i pascoli lungo la Sefinental. La ripida quanto pagante salita inizia solo dopo il ponte sulla Sefinen Lütschine. In particolare sul lato destro del sentiero, sui cuscini di muschio sotto gli abeti rossi cresce la piroletta soldanina, una pianta di soli cinque centimetri, che solo l’osservatore attento può scoprire.

La via si fa ancora più ripida e i gradini sempre più alti. Le impronte degli zoccoli e le mete di vacca indicano che anche i ruminanti hanno già percorso questa strada. I lucenti botton d’oro, ormai appassiti a valle, quassù sono ancora in piena fioritura – un ulteriore indizio del dislivello superato. Alla biforcazione della Busenalp ecco apparire i primi pini cembri, con i loro contorni sferici. Sullo sfondo si ergono Gspaltenhorn, Tschingelgrat, Ellstabhorn e lo Spitzhoren, simile a una pinna di squalo.

Un’immagine patriottica

Al di sopra del limite dei boschi, il rosso dei rododendri e il bianco degli anemoni alpini e narcissini propongono un quadro patriottico nei colori della bandiera. Le piante in fiore danno origine a un forte contrasto con i versanti settentrionali dirupati e in parte ricoperti di ghiaccio. In lontananza risuonano dei campanacci. Dopo il primo quarto della ripida salita ecco già luccicare da lontano i primi fiori azzurro chiaro dell’aquilegia alpina. In questo versante umido e calcareo, la pianta trova condizioni per lei ideali. Grandi fino a otto centimetri, i fiori emanano un profumo gradevole. A una distanza percepibile ecco una prima pausa. Solo breve, però, poiché il vero sfarzo ci attende solo sulla cima: la vista sulla regione della Rottal e sulle famose pareti nord del Gletscherhorn, della Äbeni Flue e del Mittaghorn da un lato e sulle erte vette dei Bütlasse dall’altro non lascia indifferente nessuno.

Bene culturale e Patrimonio dell’umanità

Più tardi, nella discesa, alla Gasthaus Obersteinberg una piacevole terrazza panoramica invita a una sosta. Sebbene sia raggiungibile solo a piedi e priva di elettricità, questa locanda è raramente vuota. Come un tempo celebri poeti e pittori, tra i quali Goethe e Caspar Wolf, anche noi appaghiamo i nostri occhi con la vista sugli imponenti giganti alpini e sullo Schmadrifall. La Lauterbrunnental superiore fa parte della regione Jungfrau-Aletsch, iscritta al Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, ampie parti della quale sono nel contempo zone naturali protette cantonali. Nessuna meraviglia, perciò, se solo pochi passi sotto la locanda crescono numerose orchidee, come l’orchidea bruciacchiata o il celoglosso verde e, in modo particolarmente diffuso, il giglio martagone.

L’aquilegia alpina, pianta medicinale protetta

I fiori dell’aquilegia alpina vengono impollinati solo dal bombo a proboscide lunga, il solo in grado di raggiungere il nettare nello sperone. Per succhiarlo, i bombi a proboscide corta e gli altri insetti perforano lo sperone dall’esterno, ma non impollinano il fiore. Successivamente, anche le api fanno man bassa di nettare nei medesimi punti. Siccome i fiori dell’aquilegia alpina si innalzano fino a circa 30 centimetri sopra il terreno, il vento è in grado di diffonderne i semi molto più lontano che non se si trovassero raso terra. L’aquilegia alpina contiene le medesime sostanze delle altre varietà di aquilegia, un tempo utilizzate come medicinali contro lo scorbuto e i dolori al fegato e alla cistifellea. Oggi, il loro uso medicinale si incontra tra l’altro nel rafforzamento delle difese corporee. A tali scopi si utilizzano piante coltivate, poiché l’aquilegia alpina è minacciata e protetta in tutta la Svizzera.

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