I moderni ARTVA nel test del DAV La ruotine della ricerca è e rimane decisiva

Gli apparecchi di ricerca di travolti da valanghe migliorano costantemente. In particolare la tecnologia a tre antenne ha consentito grandi progressi. Il test dell’ufficio ricerche per la sicurezza del DAV lo ha tuttavia evidenziato: sul mercato vi sono anche dei dispositivi che andrebbero raccomandati ai turisti sugli sci solo con riserva.

Il settore ricerche per la sicurezza del Deutscher Alpenverein (DAV) ha sottoposto a test i nuovi apparecchi di ricerca di travolti da valanghe (ARTVA) di questa stagione. In seguito ad aggiornamenti dei software e a una nuova formulazione dei criteri di prova, sono stati nuovamente valutati anche apparecchi più datati. Quest’inverno, presso molti produttori sono apparse versioni «light» di apparecchi top nel segmento di prezzi medio. Di certo, con questo si fa un piacere a molti, poiché i menu dei nuovi apparecchi sono più chiari e meno complessi.

Proprio la Arva propone due nuovi modelli: il «Link» tra gli high-end e il più conveniente «Axis». La Ortovox amplia la sua gamma di prodotti con lo «S1», il nuovo modello di punta di Taufkirchen. Anche in Svizzera si annunciano delle novità. Il fratello minore del «Pulse» di Mammut si chiama «Element». Da Pieps, il «Vector» non è più disponibile, e con il «DSP-Tour» l’azienda propone una versione ridotta del «DSP». Per alcuni apparecchi sono disponibili degli aggiornamenti del software. tra questi, «Pulse» e «3+» di Mammut e «S1» di Ortovox.

Indipendentemente dai diversi approcci tecnici (numero di antenne ed elaborazione dei dati), i ricercatori del DAV hanno valutato tutti gli ARTVA correnti sulla base di criteri eminentemente pratici. In tal senso, tutti i dispositivi sono stati testati conformemente alle fasi di ricerca CISA-IKAR (ricerca del segnale, ricerca sommaria, ricerca di precisione) più la caratteristica supplementare «seppellimento di più persone». La localizzazione del punto, cioè il sondaggio successivo alla ricerca di precisione, è stata esclusa in quanto non inerente all’ARTVA. Il peso attribuito ai singoli criteri rappresenta un fattore importante da considerare al momento dei confronti. E a titolo di anticipazione: ogni ARTVA presenta vantaggi e svantaggi e può essere buono solo quanto lo è il suo utilizzatore. E: l’apparecchio perfetto ancora non esiste.

 

1La ricerca del segnale

Nella ricerca dopo la prima ricezione, la portata assume un suo ruolo. In generale, essa può essere suddivisa su tre assi (antenne X, antenne Y, antenne Z). Nel test sono state rilevate tutte e tre queste portate, che sono quindi state riassunte in un valore medio e valutate. Taluni apparecchi (Pieps Freeride, Tracker DTS, Ortovox Patroller Digital) si sono visti svalutati a causa di una portata eccessivamente ridotta di uno dei tre assi e, in situazioni sfavorevoli di ricerca coordinata, fornivano valori limite per fasce di ricerca di 20 metri. In particolare, a causa della sua singola antenna digitale, in determinate circostanze il Pieps Freeride può rivelarsi insufficiente anche in tali fasce di ricerca (v. riquadro delle portate).

 

2 La ricerca sommaria

Questa fase di ricerca inizia con la prima ricezione e termina quando il display indica una distanza dal trasmettitore sepolto pari a circa cinque metri.

Il test ha valutato la tracciabilità del segnale trasmesso lungo la fascia di ricerca con l’antenna trasmittente in posizione orizzontale e verticale. Concretamente, sono stati valutati i punti seguenti:

L’avvicinamento in modalità «lontana» (dopo ricezione del primo segnale) è efficace?

Si verificano errori di rilevamento che causano perdite di tempo?

Si verifica la perdita del primo segnale ricevuto?

I valori delle distanze corrispondono oppure sono indi­cate variazioni errate?

Si verificano bruschi salti dei valori delle distanze, p. es. da 17 a 6 metri?

Le informazioni acustiche e visive corrispondono?

Quanto è stabile l’indicazione dei valori di distanza e direzione con il movimento dell’apparecchio?

I nostri test hanno mostrato che, con l’eccezione del Pieps Freeride, tutti gli apparecchi provati offrono prestazioni da buone a ottime a distanze inferiori ai 20-25 metri. Per questo motivo abbiamo alleggerito le nostre categorie di valutazione rispetto al test precedente. Poiché i problemi si pongono soprattutto nella fase immediatamente successiva alla prima ricezione, è qui che abbiamo incentrato la nostra valutazione. E proprio qui, alcuni apparecchi hanno mostrato debolezze eclatanti.

 

3La ricerca di precisione

In relazione a questo aspetto la valutazione si è svolta secondo due scenari (seppellimento a 50 cm, trasmettitore orizzontale; seppellimento a 2,5 m, trasmettitore verticale) e i criteri seguenti.

La transizione dalla ricerca sommaria a quella di precisione è indicata in modo adeguato?

Nella ricerca incrociata vengono indicate distanze erronee?

Si verificano indicazioni errate della direzione?

Quanto rapidamente si visualizzano le distanze corrette con l’apparecchio in movimento?

Girare l’apparecchio influisce sui valori visualizzati?

I segnali acustici forniscono un’assistenza utile?

Attenzione: in questa fase della ricerca si verifica la maggior parte degli errori e si perde più tempo. Tra gli errori più frequenti si osserva la rapidità eccessiva nel movimento dell’apparecchio, l’insufficiente estensione della prima linea degli incroci e il suo abbandono troppo frettoloso. Proprio in questa fase, ogni persona impegnata nella ricerca deve adattarsi con la massima precisione alla velocità di lavoro dell’apparecchio che utilizza. L’allenamento riveste quindi un’importanza particolare!

 

4Il seppellimento multiplo

Questa fase della ricerca rappresenta la categoria di valutazione più complessa del test (v. anche l’articolo a pag. 42). Da un canto si è verificato se un apparecchio sa riconoscere il seppellimento di più persone e quante importanti informazioni (numero di trasmettitori attivi, distanza e/o direzione) è in grado di fornire. Inoltre, gli apparecchi sono stati confrontati in relazione alla loro risoluzione spaziale e alla loro funzionalità operativa in uno scenario di prova. Sono state vagliate la possibilità di un rintracciamento diretto, la stabilità e la rapidità della mascheratura (marcatura) delle trasmittenti individuate, l’eventualità del ritorno involontario in modalità trasmittente di un’emittente «marcata», il riconoscimento di tutte le trasmittenti, nonché la rapidità e affidabilità di funzionamento dell’apparecchio nella situazione data.

In generale, la soluzione di un seppellimento multiplo complesso costituisce sicuramente la maggiore sfida tecnica per un ARTVA. Questa funzione non va tuttavia sopravvalutata, in quanto i casi complessi con più vittime sono piuttosto rari. Inoltre, in simili situazioni anche una strategia (metodo dei tre cerchi o fasce di ricerca ristrette) può rivelarsi efficace. L’aspetto importante è quindi che l’apparecchio fornisca informazioni esatte sull’insieme della situazione, così che l’utilizzatore possa optare per la procedura migliore. A nostro avviso, le caratteristiche operative più importanti di un ARTVA sono, oltre alle informazioni sulla situazione delle persone travolte, l’avvicinamento (ricerca sommaria) e – soprattutto – il comportamento nella ricerca incrociata (ricerca di precisione). Un presupposto fondamentale è che il dispositivo funzioni in modo stabile e rapido.

È risultato chiaramente che, in talune situazioni di seppellimenti multipli, tutti i dispositivi hanno mostrato dei punti deboli. Ad esempio, dopo la mascheratura delle prime due trasmittenti gli apparecchi di Ortovox, Mammut e Arva non hanno riconosciuto a lungo la terza e ci hanno fatto allontanare nella ricerca del segnale. Quelli di Pieps hanno invece confuso una trasmittente marcata con quella cercata, così che i cercatori inesperti finiscono per non più saper cosa fare. Solo gli utilizzatori più esperti possono venire a capo di una simile situazione mediante la funzione «SP». In alternativa, meglio ricorrere al metodo dei tre cerchi, che tuttavia richiede tempi più lunghi.

 

Conclusione pratica

Per gli ARTVA, la tecnologia a tre antenne è nel frattempo diventata standard. Poiché con tre antenne una di esse si trova sempre in una buona situazione di ricezione, precisione, chiarezza e velocità della ricerca di precisione ne risultano aumentate. I dispositivi con un’unica antenna, come il «Freeride» di Pieps o l’«F1» di Ortovox presentano significativi svantaggi soprattutto nella ricerca sommaria e di precisione, non sono quindi raccomandabili.

Raccomandate le fasce di ricerca di 20 metri

In linea di principio, la portata non dovrebbe essere sopravvalutata. In situazione di stress, all’utilizzatore risulta più utile un’indicazione di direzione affidabile dopo la prima ricezione, che gli permetta di rintracciare più rapidamente la vittima, che non una grande portata con indicazioni di direzione non chiare. Occorre però essere prudenti con le indicazioni di taluni fabbricanti in relazione all’ampiezza delle fasce di ricerca, soprattutto perché alcuni apparecchi mostrano chiare debolezze nelle direzioni Y e Z e limitano inoltre ancora la loro portata nella modalità di rintracciamento diretto con vittime multiple. È sempre meglio attenersi a fasce della larghezza consigliata di 20 metri: sarebbe davvero fatale non accorgersi della presenza di una vittima durante la ricerca di un segnale.

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