I terrazzi delle nostre valli e la loro colonizzazione

Con 4 illustrazioni.Di Giacomo Gemnetti.

Tutti gli appassionati della montagna conoscono le terrazze più o meno numerose ed ampie che correndo lungo i fianchi delle nostre valli, ne formano una delle più spiccate caratteristiche morfologiche. Esse, oltre che rappresentare un notevole elemento di bellezza nel paesaggio, offrono risorse non spre-gievoli ali' economia vallerana, perché ospitano ameni paesini e gruppi di cassene e perché contribuiscono, per più fonti, alla vita ed al benessere delle nostre popolazioni montane.

Non tutti forse sanno darsi ragione del perché questi terrazzi si siano allineati al di sopra dell' attuale fondo vallivo, dalle estreme testate delle nostre valli, disperse e quasi smarrite nelle più recondite viscere del grande massiccio del S. Gottardo, giù giù fino alle estreme pendici delle Prealpi ticinesi, le quali vanno gradatamente morendo sotto un ampio mantello di detriti fluvio-glaciali nella ubertosa pianura padana. E non v' è vallecola per quanto secondaria la quale non offra almeno un lembo di tali terrazzi, così tanto graditi ali' alpinista, perché vi può sostare un istante nella sua faticosa ascesa e perché, assai sovente, offrono ai suoi occhi grandiosi panorami.

Nella interpretazione di queste tipiche forme del nostro paesaggio non sempre si è battuta la giusta via, ed in più di una pubblicazione si hanno errori dovuti alle cognizioni troppo sommarie che altre volte si possedevano sulla morfologia delle nostre vallate alpine e prealpine. Non mancò persino chi le attribuì semplicemente ali' azione dei colossali ghiacciai che, al principio del Quaternario, invasero tutta l' area ticinese.

Vediamo di spiegare in queste pagine anche agli alpinisti meno famiglia-rizzati coi segreti della geologia la maniera secondo la quale si originarono questi terrazzi, che i geologi denominano orografici, perché essi sono intimamente collegati alla genesi del nostro rilievo montuoso.

Le Alpi, entro le quali sono scavate tutte le valli ticinesi, sono il risultato finale di un intenso corrugamento della crosta terrestre compiutosi nel Miocene, cioè in tempi relativamente recenti nella storia della Terra; le loro masse emersero a guisa di enormi piattaforme, dalle onde di un vastissimo mare. A mano a mano che il rilievo andava sorgendo, o meglio, a misura che andavano accavallandosi le immense falde di ricoprimento, le acque correnti intaccavano le nascenti terre ticinesi e scorrevano verso il più vicino mare, nei dintorni di Balerna, sia utilizzando i solchi preesistenti, sia scavan-done dei propri, magari in direzione contraria a quelli delle grandi linee del sollevamento; questi solchi, ognuno l' avrà già indovinato, sono le valli primitive.

Il movimento che presiedette al sollevamento alpino, non si esaurì dopo il suo massimo sforzo, ma anche più tardi, durante il Pliocene ed il Quaternario, ebbe sobbalzi, sebbene meno vigorosi; né ai dì nostri esso è completa- mente spento, perché gli osservatori astronomici registrano di tanto in tanto più di una scossa, la quale è da considerarsi come l' ultima eco di quei lontani cataclismi.

I testimoni che ci parlano di quei ripetuti sobbalzi sono appunto i terrazzi, perché essi non sono altro che i resti di antichi fondi vallivi. È infatti acquisito che in seguito ad ogni sollevamento l' attività escavatrice dei fiumi, i quali avevano forse nel frattempo già raggiunto il loro stadio di maturità, si rianimava, e le acque iniziavano un altro solco più stretto entro la valle preesistente. Nacquero così a poco a poco le nostre grandi vallate, i cui fianchi rotti da ripiani più o meno vistosi, vanno sempre più avvicinandosi fra loro quanto più si abbassano verso il fondo. All' azione glaciale, per quanto lungamente esercitata ed intensa, non spetta grande porzione neu' incisione delle valli; essa fu principalmente diretta alla plasmatura definitiva del paesaggio — levigature, arrotondamenti, deposito di morene ecc.solamente laddove le masse glaciali erano molto potenti troviamo oggidì le caratteristiche conformazioni a trogolo, le quali sono da considerarsi come il prodotto finale della sovraescavazione, effettuatasi entro valli già scavate in antecedenza dall' erosione fluviale. E non bisogna dimenticare che parecchie — almeno quattro — furono le espansioni glaciali e che fra l' una e l' altra, le acque correnti ebbero agio di esercitare la loro azione erosiva, lungo i solchi liberi di ghiaccio.

Due sono le costatazioni che hanno indotto gli studiosi di geologia a ritenere i terrazzi quali resti di antichi fondovalli; dapprima la loro regolare seppur lenta inclinazione verso sud, cioè verso la foce, così che, terrazzo per terrazzo si può ricostruire un normale percorso fluviale; e poi la perfetta corrispondenza di ogni serie di terrazzi sugli opposti fianchi vallivi. Anche nelle valli secondarie, pur così numerose, a motivo delle abbondanti precipitazioni che dilaniano i fianchi dei monti, si osservano ripiani e sporgenze il cui livello corre in perfetta corrispondenza con quello delle grandi valli. Senza parlare di tutti gli ampi pianori che a guisa di pulpiti sporgono sulle piane alluvionali, là dove le valli laterali s' incontrano con la valle principale, come è il caso della Morobbia sopra Giubiasco, della valle di Isone sopra Camignolo, della valle della Magliasina sopra Magliaso; pianori che vantano la stessa origine dei terrazzi ed alla cui formazione concorsero il fiume principale, i ghiacciai ed il torrente della valle secondaria.

Certo, non dappertutto queste forme caratteristiche del nostro rilievo si presentano nette e continue; in più tratti appaiono quasi disfatte totalmente dalla mano del tempo, in altri sono ridotte a semplici dossi, a cornicioni, a strette sporgenze; neanche ognuno di questi relitti deve interpretarsi come resto di valli scomparse, perché qualche minuscolo spiazzo può anche essere stato originato da agenti meteorici — gelo, disgelo — i quali nel lavoro di disgregazione del macigno furono coadiuvati dalla disposizione stessa della roccia, essendo, fra altro risaputo, che molte volte anche i gneiss si presentano in banchi facilmente sfaldabili. Né bisogna ritenere che tutti i terrazzi indistintamente siano avanzi di antichi solchi vallivi di origine tettonica; alcuni di essi, per esempio quelli di Bedretto, vantano un' origine alluvionale; altri sono dovuti a scoscendimenti — Chironico — o ad abbondanti accumuli di morene — Cari dentro.

Qualche rara volta accade che una serie di terrazzi, dopo essersi abbassata normalmente, cessi d' un tratto e che la sua continuazione regolare si riscontri ad un livello alquanto inferiore. Questa anomalia si spiega se pensiamo che anche lungo le antichissime valli potevano esistere degli ostacoli — gradini per esempio — i quali rompevano il profilo ordinario del percorso, non altrimenti di quello che possiamo osservare oggidì a Stalvedro, al M. Piottino, alla Biaschina, a Pontebrolla, nel Malcantone ed altrove. Ed a conferma di questa opinione si possono far intervenire certe gibbosità che accidentano i terrazzi, non ultima la prominenza rocciosa sulla quale sorge la chiesa di Rossura, e che può essere ritenuta una briglia preglaciale smaltellata parzialmente dalle forze erosive successive.

Quanti sono i fondi vallivi che possiamo ricostruire seguendo gli attuali terrazzi che si scaglionano lungo i fianchi delle nostre vallate? Senza dubbio, parecchi. Finora non abbiamo molti studi i quali trattino a fondo delle forme del paesaggio sopracenerino: attualmente i geologi stanno ancora chiarendo alcuni problemi strutturali del massiccio ticinese che presenta più di un enigma. E più che probabile che, sciolte le difficoltà di natura tettonica, essi affronteranno in pieno anche il problema morfogenetico. Non mancano però studiosi di primo piano che si occuparono dei terrazzi ticinesi. Fra costoro ci piace ricordare il Tedesco Lautensach il quale fu il primo a dare un' interpretazione a stregua delle teorie glaciali di Penck e Brückner, ancora in voga, ed il Prof. Solch di Vienna. Questo scienziato, in un suo libro recentissimo ( 1935 ), che ebbe larga eco in tutto il mondo degli studiosi di geologia, ha sottoposto ad un severissimo esame un ricco materiale di osservazioni, arrivando, in più di un caso, a conclusioni alquanto diverse da quelle di Lautensach, al quale si rimprovera di aver attribuita troppo larga parte all' erosione glaciale.

Secondo Lautensach, gli attuali terrazzi ci permetterebbero di ricostruire tre antichi fondi vallivi, dei quali due — quelli più elevati — sarebbero preglaciali e il terzo interglaciale. Queste antiche valli, prendendo denominazione dai loro più vistosi resti si chiamerebbero, dall' alto in basso, valle del Pettanetto ( meglio sarebbe di Chierra, perché appunto in Leventina è così denominata una larga spianata che si stende ai piedi del P. Pettine e che servì al geologo di base ), valle di Bedretto, valle di Sobrio. Il fondo vallivo che meglio si è conservato è quello di Bedretto.

L' antico solco vallivo del Pettanetto si stacca in fondo alla val di Bedretto, all' altezza di 2200 m ., per discendre verso i 1700 m. a Biasca, e raggiungere il Verbano alla quota di 1000 m. In alcune parti, il suo percorso è di difficile ricostruzione, perché a motivo della sua antichità, andò più di ogni altro soggetto all' azione delle forze demolitrici. Fra altro, vi appartengono il terrazzo di Cassina di Pian Milano 2152 m, il pianoro sotto il Pizzo Sella, le terrazze di Camasnè, di Sasso della Boggia, a destra della Leventina; di Alpe Ross di Vinei, di Piano Secco, di Chierra, di Frageira, di Foebascia, a sinistra.

La serie che si svolge lungo l' antico fondo vallivo di Bedretto è la più facile da seguire, e le sue terrazze segnano la linea di separazione fra la parte della valle che quasi non fu soggetta all' azione di sovraescavazione glaciale e la parte che subì, senza dubbio, l' azione della potente lima dei ghiacciai, azione che si concreta nel paesaggio mediante le caratteristiche forme ad U ( il trogolo glaciale ).

I terrazzi più interni e più elevati di questo sistema si hanno all' altezza di 1800 m ., a Bedretto; il loro livello, allo sbocco dell' attuale valle del Ticino, è ad 800 metri, sui monti di Gerra Gambarogno.

Per chi avesse la velleità di abbozzare un profilo longitudinale dell' antico fondovalle di Bedretto, allo scopo di controllare il suo andamento, riferisco qui, valendomi della carta Siegfried, il nome di alcune località appartenenti a questo sistema. I nomi, per brevità sono limitati alla Leventina, ma è facile seguire i terrazzi anche lungo il resto della valle del Ticino. A destra della valle abbiamo: Pian Castello 1727 m, Alpe nuova, Cadonigo 1600 m, Gribbio 1490 m, Olina, Doro, Cala, Osadigo, Pozzolo 1724 m, Biarna. A sinistra della valle: Piano secco, Tarnolgio, Croce, Molare 1503 m, Mattengo, Cassino, Audescio, Angone, Adeira, Valleggia, Moriscio, Sasso di Pollegio.

II solco vallivo più basso è quello di Sobrio che scende dall' altitudine di 1550 m. circa, presso Cassin di sopra fino a quella di 270 presso Pino sul Lago Maggiore.Vi appartengono i terrazzi di Nante, Giof, Dalpe, Raslumo, Bedrescio, a destra di Leventina; di Stuei, Brugnasco, Altanca 1383 m, Deggio, Ronco, Catto, Vigera, Osco, Calpiogna, Rossura, Tengia, Calonico, Anzonico, Cavagnago, Sobrio, Ronzano, a sinistra.

Oltre i confini della Leventina, sono da considerarsi come resti di questo antico fondo vallivo i terrazzi del Monastero di Claro, del Castello di Unter-valden, di Agarone, di Contra, di Brione, di Orselina ecc.

Se esaminiamo un pò da vicino la ricostruzione degli antichi fondi vallivi, come la permettono gli attuali terrazzi, vediamo che moltissimi di questi e non dei più insignificanti — Mairengo, Primadengo, Campello, Nosoi, Freggio ecc. non trovano posto in nessun sistema di Lautensach. Io credo che si debba forzatamente ammettere che nei tempi preglaciali si avvicen-darono, entro la compagine dei nostri monti, parecchie valli, in ogni caso più di tre, perché è molto probabile, anzi certo, se prendiamo per base quanto si è potuto costatare in lavori apparsi recentissimamente ( 1936 e 1937 ) intorno agli antichi fondi vallivi del Luganese, che i sobbalzi pliocenici e postplio-cenici furono più di tre ( nel Sottoceneri se ne poterono stabilire 16 ), e che, per conseguenza, più di tre devono essere le valli che hanno preceduto l' attuale, e che si sono susseguite a intervalli più o meno lunghi. Alcune di queste valli ebbero modeste proporzioni, perché il sollevamento che le originò fu piuttosto debole, o troppo breve il tempo fra un sobbalzo e l' altro.

Una conseguenza logica di tutta questa antica sistemazione valliva si è che più di un corso d' acqua che percorreva quegli abbandonati solchi, doveva avere una direzione se non contraria almeno diversa dall' attuale. Il Ticino per esempio sfociava nel mare terziario di Balerna non attraverso l' attuale valle del Verbano, ma lungo il Sottoceneri, dopo aver valicato il Monte Ceneri. Il mozzicone di valle — privo ormai di ogni corso d' acqua — chiamato Val Termine, che dalla regione di Piora mette sul Lucomagno, è senza dubbio il resto del solco vallivo di un torrente che scaricava nel Reno se non totalmente, almeno parzialmente le acque di Piora. Il suo corso fu sfasciato e per buona parte catturato dalle acque di quest' ultima valle fatte più potenti dalla profonda erosione della valle del Ticino.

Delineata così a grandi tratti e senza meticolosità scientifiche la genesi dei terrazzi, vediamo ora come si svolse il processo per il quale vi si stabilirono le sedi umane. Limitiamo i dati alla Leventina perché è la valle che meglio si presta allo studio.

Piuttosto presto la valle del Ticino venne colonizzata, ma occorse molto tempo prima che gli abitanti si riunissero in villaggi sul suo fondo. Quando però la popolazione aumentò e le risorse del fondovalle non bastarono a sosten-tarla, essa si sentì costretta ad allargare il suo spazio vitale e fu condotta ad utilizzare tutti i terreni che le potevano offrire risorse, fossero posti anche in alto, lungo i fianchi vallivi. I terrazzi laterali dovettero attirare ben presto l' attenzione, perché essi accoglievano ubertosi pianori coperti di abbondanti alluvioni adatte alle colture ed all' allevamento, erano riparati dai franamenti e dalle innondazioni, contavano un elevato numero di ore di sole, dista-vano meno dagli alti pascoli. Essi dovevano perciò, in ogni tempo, apparire indicati per una intensa e proficua colonizzazione e non tardarono ad essere trasformati in campi e pascoli e ad essere disseminati di case e di stalle.

In un primo tempo, tutti questi nuovi paesini si sentivano legati, oltre che per ragioni di parentela, anche politicamente al villaggio d' origine, dal quale le genti avevano sciamato; poi, la maggior parte di essi credette bene di rendersi indipendente, a cominciare da quelli che per essere situati sui terrazzi più elevati e più difficilmente accessibili, avevano perduto quasi ogni contatto col piano.

E se bene osserviamo le abitudini dei montanari, troviamo che, almeno prima della costruzione delle comode strade di montagna, essi non man-tenevano relazioni molto strette con le borgate di fondovalle. Gli alpigiani scendevano al piano solo per provvedere alla compera di cibarie o per frequentare le fiere; dividevano la maggior parte del loro tempo fra i lavori agricoli nei campi attorno al villaggio ed il governo del bestiame sui terrazzi più elevati. Se questi ultimi poi erano numerosi, ampi ed ubertosi, con-tribuivano in misura maggiore ad allentare i legami fra i villaggi di monte e le borgate del piano. Questo distacco fu la causa per la quale parecchi paesi montani si trasformarono in comuni autonomi, con organi ammini-strativi propri.

Il villaggio di Chiggiogna originò quello di Rossura, di Campello e di Calonico; Prato originò Dalpe; Faido originò Calpiogna, Mairengo, Osco; Giornico originò Anzonico, Cavagnago, Sobrio. Ancora nel 1227 tutti questi piccoli paesi erano frazioni dei centri rispettivi; oggi sono comuni autonomi.

Qui occorre ricordare che più di una di queste nuove comunità generò, alla sua volta, frazioni, ognuna delle quali si sviluppò su di un proprio terrazzo, posto sia allo stesso livello del comune di origine, sia più in alto. Ros- Die Alpen — 1938 — Les Alpes.30 sura comprende le frazioni di Figione, Tengia, Molare; quest' ultima è all' altitudine di 1500 m ., cioè circa 500 m. sopra Rossura, alla quale apparteneva fin dal 1227. Osco comprende le frazioni di Vigera e di Freggio; Calpiogna quella di Primadengo.

Al contrario, Quinto ed Airolo contano oggidì ancora tutte le frazioni di un tempo; nessuna di esse si eresse a comune autonomo. Più di una circostanza può essere invocata per spiegare questa anomalia, ma la vera ragione d' essere è di natura geografica. Mentre nella media Leventina, a fianco od al di sopra dei villaggi di terrazza di Rossura, Cavagnago ecc. esistono molti ripiani fertili, occupati da « monti » e persino da « alpi » ricchi di risorse, invece al di sopra od attorno ai villaggi di Deggio, Gatto, Lurengo, Nante, Brugnasco ecc. mancano quasi completamente queste spianate e le possibilità di una vita indipendente dal piano sono per conseguenza molto ridotte. Rettifico: esistevano — ed esistono ancora — gli ottimi pascoli di Val Piora e del S. Gottardo, ma tutti questi territori indispensabili ai suddetti paesini di montagna erano un bene delle grandi vicinie di fondovalle e staccarsi da queste voleva forse significare rinunziare anche al godimento di quelle risorse. Questa ragione potrà essere integrata ed avvalorata anche da ragioni storiche, per più di una località, ma essa anche da sola, mi sembra, è in grado di gettar giusta luce sulla situazione. v Ma i terrazzi, negli antichi tempi, ebbero anche importanza perché servirono da tramite tra i paesi d' oltralpe e quelli del mezzodì, almeno lungo i tratti di valle il cui fondo male si prestava alle comunicazioni, per gli ostacoli che vi sorgevano; senza dubbio qualche ripiano deve parte della sua colonizzazione a questa circostanza. La vecchia mulattiera del S. Gottardo, per superare la Baschina, passava per Altirolo, Grumo e Chironico; e per superare le gole del M. Piottino, in un primo tempo, passava per Tortengo, Mairengo, Osco, Freggio, Varenzo e poi, più tardi, quando questo percorso era apparso pericoloso a motivo delle frequenti frane che cadevano tra Freggio e Varenzo, sulla sponda destra della valle, attraverso Dalpe, Prato, Morasco, Fiesso. Tanto ad Osco, quanto a Prato esistevano corporazioni di somieri; anche oggidì, prima di arrivare a Dalpe, nella località di Pianaselva, sorgono i ruderi d' un antico edificio adibito a dazio. Dopo Quinto, la strada per raggiungere le alture del S. Gottardo, utilizzava ancora qualche terrazza.

A mò di conclusione aggiungiamo che alcuni terrazzi sono recentemente divenuti stazioni di villeggiatura estiva e sport invernali, ricercati dalle genti delle città, che vogliono temperare le loro energie materiali e morali nella solitudine, nella quiete, nel clima salubre, nell' incanto delle nostre superbe montagne.

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