«II segreto delle montagne»

DI GIUSEPPE MACCHIAVELLO, RAPALLO

Sto per partire. L' equipaggiamento è pronto, preparato ancor più meticolosamente del solito. Il vederlo in ordine e la certezza della sua efficienza mi danno fiducia e volontà di agire. Inoltre, è un pomeriggio fremente di sole, spazzolato e lucidato accuratamente da un moderato vento di tramontana, e nitido come bisogna aspettare settembre per averne: sarà quindi stupendo camminare tra i monti, lasciando il villaggio indietro, all' inizio del sentiero che si inerpica verso l' alto. Non vedo l' ora di avviarmi.

Tenterò l' ascensione della montagna più alta della zona, piramide meravigliosa che ha sempre esercitato su di me un fascino arcano. Si tratta di un' avventura lungamente rimandata, perché oggetto di certe mie aspettative delle quali ho sempre troppo temuto il mancato compimento; non più indugi però, ora: e tanto peggio se si tratterà di una definitiva delusione. Se invece dovessi riuscire nella scoperta che mi prefiggo, ebbene, posso dire che raggiungerei uno degli scopi principali della mia vita...

Da tanto tempo ormai sto tentando di scoprire il segreto delle montagne. Sono infatti convinto che uno - e bellissimo - debba celarsene tra quelle elevate solitudini che sono ancora terra ma anche già un poco cielo: tra quelle immani pareti impassibili e i nascosti canaloni, e le creste lontananti e le enigmatiche geometrie di ghiaccio. Si rinsalda questa mia certezza, ogniqualvolta determinati fatti si ripetono: quando, ad esempio, scure nebbie di tempesta creano tra i precipizi volteggiano velari, come a nascondere chissà che; o particolari giochi di luci e ombre, di vapori o di riverberi, trasfigu-rano gli aspetti o sfumano vagamente i contorni di questo mondo già di per sé quasi irreale. Appunto con l' esistenza di un magico segreto io spiego la potente suggestione che allora si avanza da quegli arretranti confini, e mi chiama ( ne chiama, lo so, soltanto me ). E come potrei, del resto, negare un fondamento di verità a certe antiche leggende?

Sono anni, quindi, che mi ostino a cercare, particolarmente tra i picchi dominanti questa valle che è la più bella che conosco e nella quale un certo giorno mi stabilit, cambiando attività, amicizie e genere di vita, e rinunciando a vivere nella mia pur cara lontana città. Ci sono qui maestose montagne di granito in gran parte ghiacciate, con poderosi basamenti e quinte di imponenti contrafforti, sopra ai quali si innalzano linee via via più slanciate ed eleganti, profili sempre più vertiginosi, sino alla perfezione senza uguale delle vette. Ampi ghiacciai, e altri selvaggiamente incassati e crepacciati, scendono tra muraglie altissime dai pianori gelati delle regioni superiori. Sottili cascate rigano le formidabili scarpate di placche, e nevai pensili stanno in equilibrio entro spioventi anfiteatri di roccia. Le abetaie risalgono solo per breve tratto i versanti troppo ripidi e battuti da duri colpi nella stagione delle valanghe; le cime lassù sembrano così librate ancora più in alto, quasi staccate dalla materia, come sospese in un mito. Ecco perché a molti, persino ad alpinisti che han salito sovente le punte del massiccio, capita di sorprendersi a ravvisare in esse delle architetture da miraggio: bastioni merlati di millenarie città proibite, favolosi castelli dalle mura ammantate di riflessi cangianti, duomi fatti di candidi marmi preziosi, eterei ponti valicanti gli abissi; e di considerare quei luoghi, pur se imminenti sulla vallata, posti in lontananze remote, per non dire irraggiungibili. Da parte mia aggiungo che mi sembra continuamente di percepirvi delle magiche, indecifrabili presenze.

Saran fantasie queste, d' accordo: ma non si riesce a scacciarle, e a lungo andare ci si convince che in esse ci sia qualcosa di vero. Personalmente, devo precisare che le vette qui intorno le ho salite già tutte ( ad eccezione della più alta ), anche per più di un itinerario, da solo o con compagni ai quali però non ho mai comunicato il mio intento ( indovinavo tuttavia in qualcuno di essi un' attenzione simile alla mia, speranze - o sogni che siano - forse uguali; ciascuno, senza confidarsi a causa di uno strano pudore, con assidua fede cercava... ): eppure, le impressioni o credenze di cui ho detto, le porto ancora dentro di me, immutate.

Che cosa in concreto si tratta di trovare? Non sono mai riuscito neppure a immaginarlo. Qualcosa di estremamente prezioso, questo è certo. Che forse è già potenzialmente in noi, ma per manifestarsi attende indispensabili eventi che potrebbero non arrivare neppure mai.

Comunque, io sto attento a ogni possibilità, a ogni segno. Innumerevoli volte, da qualche rifugio, ho perciò seguito minuto per minuto il cammino del tramonto, scrutando - se mai avessi potuto raccogliere qualche indizio—gli spigoli e le creste stagliarsi netti, rivelando nuovi dettagli, tra super-fici di pensosa, pallida luce e sghembe ombre violette giunte da chissà dove e cariche di allusioni ( saper intendere le quali potrebbe essere rivelatore ); e ho spiato l' oscurità ascendere senza fretta, visitare dapprima gli anfratti più nascosti, le fessure, gli strapiombi, riposare brevemente sulle cenge, dilagare infine per ogni dove ( ma quando è notte ormai, se hai fortuna puoi individuare su qualcuna delle vette più alte, accesi dall' ultima scintilla di sole, che rosseggiano ancora per un poco, misteriosi fuochi ).

Partire poi dalla capanna ch' è ancor notte. Avanzare tra le rocce intrise di luna, o attraverso il ghiacciaio emergente dal nulla metro per metro alla luce della lampada, evitando le tenebrose profondità dei crepacci il cui regno nessuno conosce compiutamente. Ci si trova, nei grigi albori, ai piedi del pendio di cristallo ancora in ombra ma che presto sfavillerà, o davanti alle incognite della minacciosa parete. In queste più segrete ore avrei trovato ciò che cercavo, o più innanzi, più in alto, tra gli splendori della reggia dei seracchi o nella libertà senza uguali delle sognanti creste controcielo? O su qualche cima, in un giorno predestinato, invece del solito un pò deluso trionfo?

E invece nulla, sino a oggi nulla. Come ho detto, son passati anni come evitare certi dubbi? Se avessi sinora sbagliato, e non qui si dovesse cercare ma altrove, ad esempio tra i pallidi monti senza ghiacci che si stendono lontano, verso oriente? Tra le celebrate erode calcaree, tra le guglie che il sole usa rivestire di oro fuso e far ardere dalle pendici alla vetta senza consumarsi mai?

Ma io continuo a esplorare le montagne di questa vallata. Tra esse ho trascorso indimenticabili giorni, ho raccolto emozioni e sensazioni rare ed esaltanti, e ho vissuto attimi nei quali forse fui vicino a sapere. Di primo mattino, risalendo verso le barriere rocciose i mistici fiordi nevosi, nel freddo che pareva spiovere direttamente dal cielo terso, è stato per me come avanzare nel cuore di uno smisurato diamante, di una grande e limpida verità. O uno stretto colle tra pareti a picco, intra-visto non lontano e subito riconosciuto: ecco l' agognato portale del tempio ignoto: ma la tarda ora e il maltempo incalzano nella discesa, lo perdo per sempre, tornare in seguito non sarebbe più la stessa cosa. Altra volta mi trovo solo nell' esiguo bivacco, il buio lo ha isolato tra insondabili voragini scure, cancellando il percorso che ho effettuato per giungere sin qui; e sono disperatamente isolato dalla valle e dagli uomini, ma non importa, gli algidi silenzi delle altezze si animano—cauti sus-surri, lontani fruscii, voci, musiche forse, che non può essere soltanto il vento nelle gole a produrre: ed ecco, non ho avuto mai tanta compagnia come in questa solitària, incantata notte sin troppo breve.

O ancóra, superare trionfalmente l' ultimo pendio tra i fulgidi mulinelli della tormenta, nulla potrebbe arrestarmi ormai, sosto sulla vetta aggrappato alla piccozza infissa, qualcosa mi sventola dentro furiosamente come una bandiera tra le raffiche, per un attimo desidero consumarmi in un' al fiammata di ghiaccioli.

Il rischio e il vuoto hanno cantato anche per me le loro selvagge canzoni, durante il « grande gioco » dell' arrampicata; e la fratellanza con i compagni di cordata mi ha fatto vivere - nella quiete come nell' azione - ore eccezionalmente piene di calore umano e di serenità.

Mi è sfrecciato accanto il branco danzante dei camosci, disegnando contro il versante del monte impossibili arabeschi; e ho scoperto, incastonati nelle rupi, splendidi prismi di quarzo, innocenti tesori.

Forse è semplicemente irragionevole non accontentarsi di tutto ciò. Ma è inseguendo qualcosa di diverso che io lasciai la mia cara città; e persisto nel rincorrerlo ancóra.

Ed ecco, tra poche ore sarò di fronte alla più alta di queste montagne predilette, sede ideale - fin dal primo giorno che la vidi - del segreto da svelare; che avrei voluto conoscere per la prima e che invece, per timore di delusione o per un destino, ho lasciata per ultima. Altri già l' hanno salita prima di me, e può essere che qualcuno si sia imbattuto nella grande risposta, e non abbia voluto o potuto raccontarlo a nessuno; così come può darsi che la risposta non si trovi neppure qui, né - fredda-mente ragionando - in alcun luogo. Ora tenterò a mia volta, da solo per aver maggior libertà d' azione, su per la via che da tempo ho scelta per la salita: una ripida cresta formata da un susseguirsi e sovrastarsi di gran torrioni rossastri, dalle forme inverosimili, separati da selvagge brecce e profondi intagli; e culminante con affilate falci di neve, che salgono ancóra lungamente sino a sal-darsi alla cima. Tra quei fantastici dirupi e quelle argentee lame, è impossibile che non ci sia qualcosa di magnifico e determinante ad attendermi.

Sul finire del pomeriggio sarò al rifugio. La stagione è avanzata, non ci sono più alpinisti nella zona, mi troverò solo questa sera lassù, al centro dell' inconoscibile deserto perlaceo della sera, poi per invisibili sentieri salirà la notte ( ma in ultimo - spero - si accenderanno sui vertici della catena, arrossandoli di una tinta da sortilegio, i misteriosi fuochi ).

Ancora una volta riprenderò il cammino prestissimo, mi piace trovarmi già in alto e poter spaziare lontano quando sull' orizzonte orientale divampano i vulcani dell' aurora. Col chiarore potrò salire più velocemente, mentre dalle cime si abbasserà per creste e pareti il sole, frantumando vittoriosa-mente le spade del gelo. E in queste ore così favorevoli a penetrare l' essenza dei monti, chissà ch' io non riesca...

Ma stranamente - e ne sono un poco sgomento -proprio ora questa montagna mi appare, ancor più delle altre intorno, come un impenetrabile labirinto, un immane caos, un nascondiglio così vasto da rendere pressoché impossibile il successo della mia ricerca. Che anche questo tentativo, nel quale ho sempre tanto creduto, sia vano? E che veramente il premio consista già nello stesso cercare? Il riuscire, il sapere ( questo sto ora pensando; ma partirò ugualmente ) probabilmente spetta ad altri. In-tendo dire a colui che durante un' ascensione - la sua ultima - viene chiamato; e, libero allora dalle umane limitazioni, può infine scorgere ciò che ai vivi non dev' esser dato vedere; forse una scalinata di rocce del più bel granito intarsiato di neve, che prosegue oltre la vetta accedendo all' azzurrità e lungo la quale ( ma senza ritorno ) si può infine salire verso l' ampia, splendida soglia spalancata del Segreto...

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