Il CAS ha perso la bussola

In merito alla lettera Heidi-Schelbert-Horn invece di Agassizhorn, «Le Alpi» 11/2020

Dopo 49 anni di adesione al CAS, sezione ginevrina, ho deciso di abbandonare la cordata.

Le polemiche sollevate da alcuni benpensanti, politicamente fuori strada, a proposito delle croci sulle nostre vette, di membri onorari un tempo riconosciuti e oggi controversi, di nomi attribuiti a qualche monte mi «infiammano» e mi stancano. Il suggerimento della signora Liliane Walder non è pertinente. Infatti, per tagliar corto in relazione a qualsiasi controversia futura, solo nomi come Monte Rosa, Dents du Midi, Dom, Dent du Requin o Drago Verde sono ammissibili. A condizioni che le minoranze antispeciste non salgano in cattedra.

Quanto allo spazio attribuito alla competizione in montagna, si contrappone a un approccio ecologico all’alpinismo facile fino ai massimi livelli. Un 8000 realizzato in modalità dolce è una «tattica» che non mi pone alcun problema. All’opposto di un concatenamento di 8000 o altre sfide stupide. La competizione a piedi o con gli sci su terreno alpino, con tutta l’infrastruttura necessaria, è problematica. E sono ben lungi dall’essere un «integralista verde».

Ben presto sarò un ex clubista senza exploit, solitario e responsabile. Carta, bussola, altimetro e osservazione mi bastano. Il GPS, il cellulare, il chip di localizzazione e quant’altro sono altrettanti accessori che interferiscono con l’osservazione, l’affinamento del senso dell’orientamento e una buona analisi dei rischi. Non ho mire suicide e, se l’inevitabile mi dovesse raggiungere, sarà solo il mio karma.

Vivete la montagna, ma vivetela bene. Oggi andate alla deriva, avete perso la bussola.

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