Il valico (Racconto)

Giuseppe Macchiavello, Rapallo

L' ingegner Vincenzo Braman transitò con la sua « coupé » per il villaggio di Planmagoi nel pieno del pomeriggio.

L' ingegner Braman attraversava la grande catena di montagne - confine naturale tra vari stati - sovente e un po' dovunque, il andando inteso, si capisce, come rappresentato e limitato dalla distribuzione e ubicazione dei valichi stradali. In tali occasioni egli si recava infatti in automobile, per motivi di lavoro, ora in questa ora in quella città delle pianure estendentisi aldilà del lungo e imponente sistema montuoso.

Non aveva tuttavia mai seguito l' itinerario di quel giorno. Anche quando la sua destinazione era rispondente a quel settore di monti, il Colma-gno non rappresentava il passaggio più conve-niente. Il tracciato che lo comprendeva era indi-retto, legato a solchi vallivi di sviluppo eccessivo e tortuosi; il passo figurava tra i più alti dell' intera catena ed era noto che la rotabile srotolava, su entrambi i versanti, un raro campionario di cambiamenti di direzione e giravolte. Esso era frequentato - sempre abbastanza del resto - ormai soltanto per scopo turistico. A tutti gli altri effetti una nuova arteria, più lineare e veloce, molto meno impegnativa, realizzata con moderne soluzioni tecniche in un' altra vallata, aveva soppian-tato quel vetusto capolavoro dell' ingegneria stradale, ricavato a suo tempo dall' orma di una strada antichissima la cui incerta storia trapunta di leggende si mescolava con quella non meno nebulosa di molteplici eventi rilevanti dei quali essa era stata spettatrice e strumento, addietro nei secoli ( protagonisti certe popolazioni, eserciti, grandi uomini ).

Ora, il Braman, costantemente assediato com' era da impegni numerosi e importanti, in questi suoi viaggi aveva sempre una certa fretta. Non che li facesse malvolentieri, tutt' altro. Costi-tuivano per lui altrettante occasioni di piacevole diversivo. Se le montagne non l' avevano mai interessato in modo particolare, e anzi gli dicevano poco e niente, egli ne percorreva però in auto le strade con piacere: appassionato di guida, prediligeva infatti quel tipo di percorsi. Con ciò, non poteva certo regalarsi il tempo necessario per mutare gli spostamenti di cui s' è detto in gite sva-rianti qua e là.

Come mai, pertanto, si trovava questa volta lì sulla ex statale ora dipartimentale dell' intermina Val Sclavel, un po' dopo Planmagoi, approssimandosi alle prime rampe vere e proprie del Colmagno, con davanti altri trenta deserti chilometri di salita dura,serpentine e sequele di bruschi tornanti, ponti e brevi tunnel in quantità, frequenti impennante alternate a falsopiani, tutto così sino in cima, e da lassù una discesa ugualmente prolungata e laboriosa per arrivare alla radura di Schrucken, il primo nucleo abitato che s' incon, da dove la strada prendeva un andamento assai meno tormentato ma era in basso ancora e ancor lontana, come vagamente abbozzato fondale, che oltre file di elevazioni minori appena s' intravedeva la spaziosa piana?

Stava facendo uno strappo alla regola. Un giro vizioso.

Non sapeva bene neppure lui perché. Da qualche tempo quel percorso lo incuriosiva, e.in un modo strano, con motivi imprecisati, con attrazioni sfuggenti. Per dirne una, s' era accorto che i nomi dei luoghi: Planmagoi, Freina - il borgo precedente -, Colmagno, Cantoniera del Vadré, eccetera ( cosa avevano poi di straordinario, egli inutilmente si ripeteva - le montagne annoverano una sterminata raccolta di toponimi fuor del comune ), quei nomi gli facevano intrigo, suscita-vano in lui ( era ridicolo ) vaghe sollecitazioni e ri-spondenze. Era, il Braman, uomo con i piedi ben posati sulla terra, che aveva un carattere senza fronzoli e mirava al sodo. Non poteva ammettere che una tal stupida cosa accadesse a lui. Si prese quindi in giro, la ridicolizzò. C' era poi la novità dell' essergli rimasta, da una descrizione della zona, fattagli nel corso d' una conversazione occa-sionale, un' aspettativa insistente di vedere lo scenario dei monti tra i quali là sarebbe passato, a quanto pareva spiccatamente belli e selvaggi. Questo stimolo, d' un genere normale fin che si vuole ma che su di lui, come s' è accennato, non aveva mai avuto presa, lo sorprendeva, in certo qual modo esso pure lo indispettiva. ( La vetta più alta della regione, chiamata, ovviamente in modi differenti di qua e di là della frontiera, pressapoco Cimon Rosso, chissà che aspetto aveva? Bah, storie, i « bricchi » son tutti uguali. ) Insomma, l' atteggiamento affatto inabituale e neppur comprensibile che sentiva spingerlo a prendere una volta almeno quella diversa via, gli dava fastidio. Cercò di ignorarlo.

Sicché... era indipendentemente da suggestioni di sorta - fosse ben chiaro a sé stesso - che aveva deciso: ma sì, oggi passiamo da quella parte, la macchina è bene a punto, facciamone prova su un tragitto nuovo. Brillava una splendida giornata di settembre.

Il Braman così s' era presentato, fattosi un bel tratto d' autostrada e dopo aver rimontato la Val-luiza e la sinuosa e fonda Val Sclavel, all' inizio della grande salita. Me la macinerò, pensava, in breve tempo, specie se continuerà a mancare il traffico. Non aveva infatti notato neppure più un' auto dopo Planmagoi, lindo paesino in una conca armoniosa, del quale però gli era toccata un' immagine statica, come artefatta: nessuno a quell' ora nell' unica via, silenzio intorno agli alberghi e alle abitazioni, e nell' aria e sulle case una luce troppo fissa e precisa.

Già di Freina - una nidiata di tetti d' ardesia in un' ansa dello stradone, con una locanda bene in mostra; sparse frazioni e, contro la montagna, le strutture e i baraccamenti di una piccola miniera - aveva riportato un' analoga impressione.

Per un buon tratto realmente marciò ancora ad andatura briosa. La strada lo permetteva: assolutamente sgombra manteneva in quel primo pezzo - a parte qualche strappo - pendenza moderata e presentava curve abbastanza ben tracciate e agevoli, distanziate sufficientemente. L' auto guada-gnava chilometri e quota ch' era una bellezza. Al Braman venne da pensare a quelli che considera-vano la grande catena di confine una barriera smisurata e magari misteriosa, e quando ne parlavano era con termini e accenti esaltati, come se favoleggiassero; avrebbero dovuto provare, come lui, ad attraversarla decine e decine di volte - e in definitiva a giungere dalla parte opposta ci voleva poco, con un qualsiasi motore ben funzionante - e allora siehe si sarebbero resi conto che con tutta la sua massa e altezza e rigore e leggenda sin da remoti evi, essa non rappresentava più ai giorni nostri proprio nulla di trascendentale.

Però l' ambiente, sin allora poco austero nella sua cornice di rilievi secondari, progressivamente, sensibilmente s' inaspriva. I prati, che dopo Planmagoi s' eran spalancati in ariosi spazi, cominciarono a restringersi e a inclinarsi, a inarcarsi le abetaie, massi e intere nervature di pietra affioravano qua e là dagli erbosi declivi. Le sponde della valle tendevano a ravvicinarsi e in qualche punto scoscesi promontori s' avanzavano a fronteggiarsi da presso, formando strettoie. Linee dure ed erte trasformavano il paessaggio. Le prospettive ne vennero sacrificate sino a essere ridotte a scorci. La strada parve infine andare a cozzare contro un selvoso gradone, lo abbordò invece per lo spiraglio di una forra e con secche svolte lo scalò. Pervenne così a un oblungo pianoro, incavato tra alpeggi ripidi che si spingevano su su, con la spinta, l' aiuto di gobbe e spalloni, verso alti orli quasi ovunque orizzontali, l' erba morendo proprio sotto il coronamento, contro ritti spalti terrosi ( e sui pendu, isolatissima e sperduta, qualche a malapena awi-stabile malga ). Dabbasso, strisce di foresta ormai rada. Quivi iniziava anche a farsi sentire la presenza, la vicinanza delle grandi montagne: si imponeva infatti alla vista l' emergere, su un piano un pò arretrato, di nudi e poderosi contrafforti.

Fu in quel punto, a quel momento, che il perdu-rare dell' assenza di altri veicoli colpì il Braman in modo più deciso. Che stranezza. D' accordo che diffìcilmente qualcuno avrebbe potuto raggiungere lui, data la sua notevole celerità; ma come mai non aveva superato o incontrato neanche un' automobile, una corriera? Né, sul rettilineo alle sue spalle o sulla nuova scala di tornanti che alla fine del ripiano si presentava, qualche vettura si trovava adesso in vista.

Si distrasse da quel pensiero nel compiere, chissà perché, un' azione per lui assolutamente in-consueta ( ma su ciò non riflette ): arrestarsi strada facendo in un posto scelto lì per lì, scender di macchina e guardarsi un po' intorno fece dunque, tutt' a un tratto gli era parso che ne valesse la pena. E infatti il luogo e l' ora - il pomeriggio fulgeva; ma principiava a vaporare nell' aria quasi imper- cettibilmente un abbandono, sul terreno s' am un poco la smaltatura di sole così come la recisione dell' ombra - ben s' accompagnavano con un suo sopravvenuto stato d' animo, di intimo contrasto, che egli non avrebbe saputo classificare. Notava che un affidamento, una certezza di quiete - sin troppo vasta e solenne - ammantava le ribalte convergenti delle prative pendici, ma non riusciva ad aleggiare sui loro aggrondati limiti superiori; inoltre, subito dietro, le scoperte costofe, le scalee dirupate e i recessi, con cui si manifestava il mondo delle eccelse rocce, parevano esibire ad arte un' inquietante alternativa, ne vibrava come una tensione per fascinose ma ardue possibilità, per eventuali accadimenti sen-sazionali là in attesa di chi andasse loro incontro.

Si riscosse tuttavia presto ( o così almeno gli parve ) il Braman da tali osservazioni che giudicò r tosto fantasticherie abbastanza riprovevoli. E riparti.

Su per una china di pascoli, poi attraverso una fiancata su cui tagliava con continue zeta macereti di vecchie frane, e ancora sul fondo di un avvallamento arginato da scarpate ghiaiose e pietraie sotto a schieramenti di dentellate rupi ( che parevan controllare il passaggio ) la carreggiata proseguiva, prima in una direzione poi in un' altra, susseguendosi i chilometri. Il Braman, senza dapprima manco rendersene conto, s' era messo ad andare lentamente. Osservava. Aspetti di crescente aridità, spigolosi risalti, ciglioni che incombevano. Era anche sempre più meditabondo circa l' assoluta mancanza di circolazione automobili-stica, che si protraeva. Ormai v' era da pensare che non avrebbe più incontrato nessuno, così come probabilmente nessuno dietro a lui saliva. E poiché un motivo doveva ben esserci, il transito sul passo essendo normalmente abbastanza intenso in quella stagione, non poteva trattarsi che di un' interruzione stradale: più verosimile che si trovasse dalla parte della Val Sclavel stessa. A Planmagoi c' era senz' altro la segnalazione, e lui non se n' era accorto. Eppure, gli pareva impossibile. Ma altre spiegazioni proprio non gli venivano.

Tuttavia, l' eventualità di invertire la direzione senza conoscere e controllare con i suoi occhi i precisi motivi di tale situazione, non veniva presa in considerazione dal Braman, assolutamente. Non era nel suo carattere. Tutto ciò che fece fu dirsi che tornare subito o più tardi non faceva differenza: la giornata sarebbe stata perduta comunque, il viaggio rimandato e pazienza. Tanto valeva andare avanti fin dove si riusciva. E chissà che non si passasse, in qualche modo.

Ancora giri e rigiri, interminabili, su per uno sporto, coperto di magre erbe e sassi, che campeg-giava a dividere la testata della valle. La faccenda risultava più lunga di quanto Vincenzo Braman avesse creduto. Era trascorso assai più tempo di quanto avrebbe detto: egli si accorse improvvisamente dell' ora piuttosto avanzata. Non gli sembrava d' essersi così a lungo fermato ( aveva fatto un paio d' altre soste a motivo del panorama che cresceva in dimensioni, espressività, essenzialità ed esaltava la solitudine ). Né il ritardo appariva proporzionato al rallentamento d' andatura. Comunque, era un fatto che s' avvicinava la sera.

Ecco finalmente la casa cantoniera. Si scorgeva da lontano, posta su un piccolo dosso verdeggiante, a brevissima distanza dalla sede stradale. Avvicinandosi, il Braman ne notava, da lui inaspettata, l' evidenza di vecchiezza. L' intonaco, in origine del classico colore rosso scuro, era stinto, chiazzato, in molti punti corroso e cadente. Rug-gine e fessure nei serramenti e negli infissi. L' edifi, chiuso sprangato, era evidentemente in stato di abbandono da tempo.

Molto meravigliato di ciò, che l' unica cantoniera del passo non fosse più tenuta in funzione, l' ingegner Braman arrestò la macchina ancora una volta, lì di fronte, per meglio rendersi conto. Poi indugiò a osservare la circostante plaga. Trattavasi, aperto sul cavo della valle ( la quale però da lassù non si vedeva ) d' una sorta di sospeso anfiteatro. Altre groppe, modellate da un continuo tappeto verde intriso d' acqua che scorreva in-visibilmente confluendo in un ruscello, occupa-vano gli immediati dintorni. Oltre, c' erano le solite estensioni di roccioni accatastati e di brec-ciame. Ma lo sguardo tendeva a volgersi più su, a una serie di muraglie spettacolarmente crestate, che conteneva l' altopiano bordandolo su tre lati con un immane recinto dall' andamento irregolare, avente angoli più lontani e nascosti e segreti. Nell' imponente chiostra, la presenza di varchi numerosi epperò non lineari, non certi, esercitava un suo tipo di fascino, col proporre e dissimulare provocava: spaccature sbieche e defilate, selle che sovrastavano di poco gli erti ghiareti ma forse eran piazzate su falsi crinali, canaloni in parte mascherati che facevan da ascensionali camminamenti a storte e gigantesche ombre. Dietro agli aguzzi salienti che la rotabile andava ad aggirare, forse s' apriva il Colmagno? Il Braman si soffermava su curiosità di un tipo che non l' aveva mai prima avuto attento.

Come se, non più destinata a vigilare sulla strada sopra e sotto snodantesi, sorvegliasse ora diffidente l' impenetrabile fissità delle balze che incombevano, o come invece se cercasse, col suo aspetto distaccato, di far lega con esse, la spenta cantoniera del Vadré sembrava mettere massima ostinazione, un estremo impegno nel continuare a occupare quel posto non suo. Eppure veniva da immaginare che un potente arcano, emanante appunto dall' impassibilità delle antistanti fortezze di roccia, in inarrestabile flusso, a poco a poco dovesse travolgerla.

Il Braman stava ancora pensando al solitario edificio, da poco lasciato indietro, quando al manto stradale d' asfalto subentrò terra battuta. V' eran dunque lavori nel successivo tratto? Peccato semmai, già sperava di arrivare almeno sul passo e trascorrere la notte nell' albergo che vi si trovava.

Però, anche se le condizioni dello sterrato peg-gioravano, al punto che l' auto avanzava malamente, non si incontrava alcun franamento a impedire la via, né segno di opere in corso, uomini materiali apparecchiature.

Ormai il culmine non distava molto, questo c' era di positivo. I fianchi delle opposte costiere prospicienti, rocciosi banchi gradinati, già s' alli a formare la scanalatura per la quale la rotabile andava a incrociare l' asse della grande catena. C' era contemporaneamente tutt' attorno uno spettacolo d' effetto. Il sole stava, ancora per qualche minuto, appoggiato, appeso a sghembe merlature d' uno sperone distante, e illuminava di lato. Enormi e quasi mostruose proiezioni scure di sommità frapposte invadevano le chine volte a occidente ( già fosche le strutture verso levante ), i loro contorni s' inerpicavano verso le estreme creste solatie. In basso, tutt' un invaso d' ombra che in-cupiva; e un fluido tessuto grigio s' addensava anche negli alvei superiori del vasto plastico di valloni e dorsali spiegato alla vista, insinuandosi in ogni gola, in ogni piega, riduceva verso l' alto le residue ombre individuate e le tinte che anticipa-vano la loro fine con una profusione di intensità e magnificenza. NelFimpallidente luce, fuor l' ingresso della valle, un ristare di nuvole piu-mate, agghindate di riflessi.

Un' ora di transizione, con indecifrabili sospen-sioni e suggestive imminenze. Per quanto impegnato dalla guida su quella ch' era diventata quasi una pista - diavolo, ma cos' era accadutoVin-cenzo Braman, lui abituato a trovarsi per le diverse contrade di quelle montagne nelle più disparate ore e stagioni senza far caso, senza dar peso a ciò che lo circondava, meravigliandosi non poco di quella sua nuova propensione adocchiava sempre più frequentemente l' insieme e i particolari del quadro.

Finalmente, il valico. Almeno fin lì ci s' arri, dunque. Dopo un ultimo zigzag con il quale si svincolò dal versante che aveva asceso ( e che di colpo scomparve come se neppure esistesse ) la strada si immise in un corridoio rettilineo e di una certa estensione e larghezza, inoltrandovisi in piano. Lo arginavano cortine articolate, aperte a presenze ch' eran rimaste fino allora invisibili: eleganti cime nevose, festoni di ghiacciai che spro-fondavano, dietro a un serrarsi di quinte, in bacini paralleli a quello del passo. Dietro e d' angolo, un dispiegamento di guglie, di gran scaglie scheg- giate: di là di esso doveva trovarsi la cantoniera abbandonata, non si trattava che di poca distanza eppure sembrava d' averla lasciata in un remotis-simo luogo. Laggiù in fondo, la mole massiccia e squadrata di una scura costruzione: senza dubbio l' antichissimo ospizio, in disuso da molti decenni, conservato come monumento d' eccezione. Ma, e l' albergo? E le altre installazioni? Il posto di confine, gli chalets per la vendita dei souvenirs? Sapeva che tutti i fabbricati del colle stavano rag-gnippati accanto al venerando ricovero. Ma l' auto avanzava e non si mostrava null' altro. Come. Saranno per di là, più dietro. Neanche. Sull' altro lato? Neppure. O bella.

Il Braman era così adesso all' estremità del valico nella penombra che infittiva, sceso dalla vettura di fronte al decrepito ospizio mastodon-tico tutto chiuso, sotto i muri cinerei dalle finestre tappate; e si guardava intorno con massimo sconcerto. Solo. Non altra casa, nessun' altra automobile, non anima viva. Assolutamente niente. Neppure una targa, con su scritto « Passo di Colma-gno » o qualcosa di simile. Neri stavano frattanto facendosi intorno i castelli rocciosi, le candide vette maggiori, più in là, s' affinavano di scialbore -qualcuna pareva di alabastro - non più il sole tranne una vivida brace che arrossava i nevai di una punta dominante ( era quello forse il Cimon Rosso ?) e singolarmente, irreale, faceva stacco sulla piena del crepuscolo. Vitrei i ghiacciai. Silenzio smisurato, pur se l' immobilità era percorsa da un' inquietudine, da qualche folata, repentina e ogni volta meno passeggera, d' un ascetico vento di settentrione.

Ma quel che passava il segno era che subito oltre, laddove era assoluto ed evidente che dovesse trovarsi a continuare in discesa la carrozzabile, ebbene, non c' era segno della sua esistenza. Al suo posto si vedeva iniziare e abbassarsi progressivamente soltanto una specie di sentiero, largo come tale, ma poco più d' una mulattiera. Non certo per uso automobilistico. Al massimo, una esigua carraia di altri tempi, si sarebbe addirittura detto, per una certa allusiva atmosfera, d' altri secoli.

Qualcosa che il Braman non avrebbe saputo defi-nire, appunto richiamante a un' espressione di passato lontanissimo, alonava quel cammino tute-lato da decrepiti muriccioli, fin dove lo si poteva discernere che spartiva un' estesa scarpata ( diventava indistinto laggiù nella trama bigia che inten-sificandosi procedeva ad occupare il vallone ).

Il Braman non provava nemmeno più a pensare. Non gli restava che far ritorno, senza dubbio si sarebbe presto mosso, sopraggiungeva la notte ma nulla gli impediva a meno che di riguadagnare per quanto faticosamente il fondo valle. Intanto però stava lì, a fissare calmo — ma con dentro un senso acuto come d' attesa - e molto intento la strada che wi si perdeva, la sagoma dell' ospizio ancor più ingigantire contro il cielo che trascolorava, il buio spingere il suo viluppo fuor dai burroni, il fantastico fuoco lassù che si spengeva, le giogaie e i picchi enigmatici ( che stavano prendendo ad accostarsi ) tra i quali si trovava coinvolto in quell' in fatto.

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