Il villaggio dimenticato | Club Alpino Svizzero CAS

Il villaggio dimenticato Hinterrhein sulla traccia degli sci

La gita con gli sci al Chilchalphorn è una classica. Ma sono pochi coloro che prestano attenzione a Hinterrhein, il suo punto di partenza. Abbiamo visitato montagna e villaggio.

Chi da Coira arriva a Hinterrhein, ancora prima del Räppier­bach vede a destra un parcheggio. Una cinquantina di metri più avanti c’è la fermata dell’autopostale, sulla strada che passa sotto il villaggio e lungo il cui altro lato corre la strada nazionale. Da questi due punti, la gran parte degli alpinisti inizia l’apprezzatissima escursione con gli sci al Chilchalp­horn, lontano dal villaggio. Così facciamo anche noi.

Già dopo pochi passi possiamo calzare gli sci. Dopo un attacco dolce, al Nüdgädemli il percorso si fa più ripido, e le giacche a vento finiscono ben presto nello zaino. Al Chilchalp, le nubi residue si diradano e il territorio si apre. Nonostante i numerosi escursionisti e l’abbondanza di tracce, vediamo ancora alcune possibilità di assaporare la neve profonda. A rallegrare l’atmosfera contribuiscono anche le montagne, che splendono nel sole del mattino.

Il più antico insediamento walser dei Grigioni

Qui, il villaggio di Hinterrhein è sparito dagli occhi e, probabilmente, per alcuni anche dalla mente. Non varrebbe però forse la pena di dargli un’occhiata, a quel villaggio, e cercare di capire la situazione di coloro che vi abitano? Perlomeno dal punto di vista storico, Hinterrhein ha qualcosa da offrire: è infatti il più antico insediamento walser documentabile dei Grigioni. C’è ad esempio un arrangiamento risalente al 1274 del barone Albert von Sax-Misox con i fratelli walser Jakob e Hubert. I walser di Hinterrhein provenivano dalla Val Formazza e vi erano giunti attraverso la Mesolcina. Alcuni proseguirono oltre il Valserberg fino a Vals. Dall’inizio del XIV alla fine del XIX secolo, oltre che grazie all’agricoltura e all’alpicoltura, gli abitanti di Hinterrhein vivevano anche della someggiatura attraverso il passo del San Bernardino. Quest’ultimo è dal canto suo citato per la prima volta come Mons Avium nel X secolo. La costruzione della strada tra ­Coira e Bellinzona nel 1820 e l’apertura della ferrovia del Gottardo nel 1882 sancirono però la fine di questa attività. Testimonianze edili di quell’epoca sono la «Rothus» e il ponte «Alte Landbrugg» di Peter Zurr, risalenti al 1692 e ripristinati nel 1935.

Se al Chilchalp lo sguardo è soprattutto attratto per la sua vicinanza dalla Wenglispitz, con l’aumentare della quota appare chiaro che la montagna dominante dei dintorni è il Chilch­alphorn, del quale, in un ampio arco a sinistra, raggiungiamo il pendio della vetta. Gli ultimi metri per raggiungerla sono estremamente ripidi e li percorriamo a piedi. Con questo, abbiamo fatto più passi senza sci qui che non giù al villaggio.

Dimora per 60 anime

Quasi altrettanto scarna della regione, ma ampiamente informativa, è la homepage del villaggio, che all’accoglienza propone «Tutto su Hinterrhein: moduli, storie e novità», in questa successione. Per conoscere meglio il villaggio è tuttavia senz’altro meglio visitarlo direttamente. La panoramica è presto fatta. Hinterrhein si estende infatti per circa 300 metri lungo una viuzza che corre parallela alle citate strade principali. Alcune sue case sono tuttavia di dimensioni decisamente notevoli. Da qualche anno è stata riaperta una possibilità di fare acquisti, la Bachhuus-Chäller.

Chiacchierare con i padroni di casa non è difficile. Raccontano che gli abitanti fissi sono una sessantina. Il villaggio condivide un caseificio con Nufenen, e per il momento gli acquirenti dei prodotti sarebbero in numero sufficiente. Oltre al bestiame vi è un modesto turismo. L’oste afferma che la via dei walser porta nel villaggio alcuni turisti. Lui stesso non ha camere da offrire, ma gli ospiti possono pernottare in altre case e far colazione e cena da lui. I locandieri non menzionano gli sciescursionisti: è casuale oppure va attribuito all’esperienza, secondo cui molti di loro pensano solo alla montagna e non al villaggio?

Sulla vetta del Chilchalphorn ci sentiamo sempre più come marinai. La nebbia si accumula sul San Bernardino e ricopre la valle del Reno: una situazione meteorologica insolita in questa regione. Ci godiamo le ondate di nebbia, dalle quali spuntano ormai solo le vette più alte. Nella discesa ci tuffiamo in esse, e l’orientamento nel terreno aperto mette a dura prova i nostri sensi. Gli ultimi pendii ci scuotono con forza e ci rallegriamo perciò del ristoro offerto dal villaggio – dove realizziamo appieno che la regione è ben più di un parco per il tempo libero e andrebbe apprezzata come un maturo paesaggio culturale.

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