In un altro mondo Con gli sci nella solitaria Val Niemet

In un’aspra e discosta valle laterale della Val Ferrera, al confine con l’Italia, è possibile compiere alcune escursioni con gli sci solo modestamente frequentate. Oltre al dominante Piz Timun, altre vette allettano, come il Piz Spadolazzo. Ma la più impressionante è la valle stessa.

A volte basta un toponimo per suscitare immagini e desideri. Tra questi nomi, per me c’è la Val Niemet. Quelle che affiorano sono immagini di una regione sperduta, nella quale è facile perdersi. Un paesaggio la cui magia, più che da singoli elementi elencabili, scaturisce da un’atmosfera.

Terra di frontiera e di contrabbando

Il nome mantiene la sua promessa. Quando lasciamo Innerferrera, il nostro punto di partenza, della valle si vede ancora poco. Occorre innanzitutto superare un gradino: 400 metri di dislivello lungo una stradina, attraverso un bosco in cui domina il pino cembro. La Val Niemet è una valle discosta. Anche in una giornata di primavera, nel bosco senza vento accedervi costa un po’ di sudore.

Del tutto intatta non lo è ovviamente più neppure la Val Niemet, e dalla stradina lo si riconosce con facilità. Un indizio di attività anche transfrontaliere è la dogana di Innerferrera. I contatti con l’Italia, gli abitanti di Ferrera li tenevano attraverso il Pass da Niemet, attraverso il quale si trasportava verso sud soprattutto il lavoro dei bottai. Stando al Dizionario storico della Svizzera, fino alla Seconda guerra mondiale nella regione ebbe un suo ruolo anche il contrabbando. È tuttavia possibile che il passaggio fosse ancora più importante nel Medioevo: infatti, nel XIII secolo faceva concorrenza al passo dello Spluga. Successivamente, quest’ultimo venne potenziato, e la Val Niemet tornò a sprofondare nella quiete.

Suolo avaro e ricchezza dell’acqua

Quando entriamo nella valle vera e propria, un forte vento da sud ci contrasta. Ci infiliamo rapidamente le giacche e ci ­inoltriamo nel bianco. Di vecchie tracce di sci, neppure l’ombra. Da entrambe le parti, i versanti si innalzano per oltre 1000 metri, e ai loro piedi giacciono numerosi, grossi massi, che sembrano sparsi da una mano ciclopica. La nostra meta, il Piz Spadolazzo, è all’estremità della valle. Ora, come per le un po’ più note escursioni al Piz Timun o al Piz della Palù, bisogna percorrere un paio di chilometri con poco dislivello fino all’Alp Niemet. Un tratto piatto che si evita solo nella gita al Piz Muttala, per il quale si devia già molto prima al Punt da la Muttala. Sull’alpe, i denti di ghiaccio obliqui indicano la frequenza e la forza con la quale il vento spazza la zona. Cerchiamo un angolo protetto per berci un tè bollente, poiché nel frattempo caldo e sudore sono ormai dimenticati.

La località di Innerferrera, che dal 2008 costituisce un unico comune con Ausserferrera, ha una superficie di quasi 44 chilometri quadrati, circa dieci dei quali sfruttati a scopo agricolo, quasi esclusivamente per l’alpicoltura. Nella valle non si vedono però solo animali domestici o selvatici, ma occasionalmente anche escursionisti e ciclisti, per la gran parte sul sentiero escursionistico di lunga distanza Via Alpina, che percorre la valle. D’altro canto, qui l’acqua viene captata e convogliata attraverso una galleria nella vicina Valle di Lei: grazie a questi proventi, nonostante conti ormai solo un centinaio di abitanti Ferrera è il comune più ricco dei Grigioni.

Blowin’ in the wind

Ora, d’inverno, la maggior parte dell’acqua della valle si manifesta solo nella sua forma solida, e di abitanti dei luoghi non se ne vedono. È tempo di inoltrarsi nella piccola laterale Val Ursaregls. Il paesaggio si fa più dolce e aperto, e torna a ergersi di nuovo solo verso l’orizzonte. È caratterizzato da ghiacciai, anche se questi sono ormai scomparsi e a ricordarli non rimane che il nome del Lai Ghiacciato, all’estremità della valle. L’atmosfera, qui, è a dir poco magica. Il sole penetra attraverso le nubi e la neve soffiata attorno sul terreno dà l’impressione che quest’ultimo scorra.

Proprio sotto la vetta il vento è talmente forte da imporci un dietro front – una decisione che tuttavia non avvertiamo come un fallimento. La Val Niemet non ha certo delle vette notevoli, ma la cosa più impressionante è che ti fa sentire in un altro mondo, in valle e in vetta.

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